Gioia del sogno

Gioia del sogno
(
Juan Ramón Jiménez Moguer, Spagna 24/12/1881 – San Juan, Porto Rico 29/5/1958 – Premio Nobel per la letteratura 1956)

Gioia del sogno,
che mai uguagliò
nessuna gioia reale!
– E che triste gioia
quotidiana questa
a cui ci adattiamo, dimenticando
l’altra, l’altra, l’altra;
che sa; ogni giorno, di non essere più che
vano seme del fiore del sogno! –

Dello stesso autore: FusioneLascia colare il tuo bacioRose

Abbi Cura

Abbi Cura
(Raymond Carver Clatskanie, Oregon, USA 25/5/1938 – Port Angeles, Washington, USA 2/8/1988)

Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l’altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. È sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli

regalatici per le nostre recenti nozze: Ama, Onora e Abbi Cura…
è quest’ultima rosa che lei all’improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l’altro. Affondo
il naso in essa, ne aspiro la dolcezza, la lascio indugiare-profumo
di promessa, di tesoro. Le reggo il polso per avvicinarla ancora,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro
quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio fiato, un petalo
affannato dietro l’altro, riesce ancora a raggiungerla.

Tanto giovane

Tanto giovane
(Giovanni Giudici Le Grazie (Porto Venere), SP 26/6/1924 – La Spezia 24/5/2011)

"Tanto giovane e tanto puttana":
ci hai la nomina e forse non è
colpa tua – è la maglia di lana
nera e stretta che sparla di te.

E la bocca ride agra:
ma come ti morde il cuore
sa chi t’ha vista magra
farti le trecce per fare l’amore.

Dello stesso autore: Ai pompieri di New YorkAspettavamoCome non maiDal cuore del miracoloLa storiaLa vita in versi

A Juliette Drouet

A Juliette Drouet
(Victor Hugo Besançon, Francia 26/2/1802 – Parigi, Francia 22/5/1885)

Faccio tutto ciò che posso
perché il mio amore
non ti disturbi,
ti guardo di nascosto,
ti sorrido quando non mi vedi.
Poso il mio sguardo
e la mia anima ovunque
vorrei posare i miei baci:
sui tuoi capelli,
sulla tua fronte,
sui tuoi occhi,
sulle tue labbra,
ovunque le carezze
abbiano libero accesso.

Dello stesso autore: Ho incontrato in strada…Lavoro minorile

La mia bocca quasi sfiora i tuoi seni


IX Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia

La mia bocca quasi sfiora i tuoi seni
(Adrienne Rich Baltimora, Maryland, USA 16/5/1929 – Santa Cruz, California, USA 27/3/2012)

La mia bocca quasi sfiora i tuoi seni
nel breve grigio pomeriggio d’inverno
in questo letto siamo delicate
e ci tocchiamo con gioia così calda da stupirci
dure e delicate disegniamo anelli una
intorno all’altra la nostra candela diurna
brucia con la sua luce particolare e se la neve
comincia a cadere e coprire i rami
e se cade la notte senza essere annunciata
ci sono le delizie dell’inverno
improvvise, selvagge e delicate le tue dita
esatta la mia lingua, esatta al medesimo istante
fermandosi per ridere a una tua barzelletta
è il mio amore sulla tua scia al cuspide dell’inverno.

Della stessa autrice: DonneDurante tutta la Seconda Guerra Mondiale…Tunnel

Se la mia barca sprofondò nel mare…

J52 (1858) / F33 (1858)
(
Emily Dickinson Amherst, USA 10/12/1830 – Amherst, USA 15/5/1886)

Se la mia barca sprofondò nel mare –
Se incontrò tempeste –
Se a isole incantate
Piegò le sue docili vele –
Da quale mistico ormeggio
È trattenuta oggi –
Questo è il compito dello sguardo
Fuori sulla Baia.

La poesia vera è magia sonora e
il piacere che dà a chi la ama
è un piacere sensuale…

Della stessa autrice: I Sogni sono l’elusiva Dote…Il mio Nemico sta invecchiando…Il Passato è una così curiosa Creatura…Il tempo passa…L’acqua, è insegnata dalla sete…L’amore ci sta stretto, come altre cose…Non c’è Vascello che eguagli un Libro…Quando la Notte è quasi conclusa…Sa come dimenticare…Se potrò bloccare un Cuore dallo spezzarsi…Se tu venissi in Autunno…Tra la forma della Vita e la Vita…Una parola è morta, quando è detta…

Il principio di ragione sufficiente

Il principio di ragione sufficiente
(
Mario Trejo Buenos Aires, Argentina 13/1/1926 – Buenos Aires, Argentina 14/5/2012)

La amo

Per le sue gambe che la portano a me
e i suoi passi che la allontanano dagli altri

Per le onde del suo corpo
e il mare che è fondo della sua pelle

Per le sue mani che giocano
e la gravità delle sue carezze

Per la solennità dei suoi fianchi
e la precarietà della sua vita

Perché quando si sveglia si alzano in volo gli uccelli
e i suoi sogni sono i migliori argomenti

Perché è legata a me
e risplende di libertà

Perché solo lei può annichilirmi
e solo lei può perpetuarmi

Per i suoi occhi i suoi occhi
perché sì e certamente

Perché è lei e non un’altra

A mia madre

A mia madre
(Bertolt Brecht Augusta, Germania 10/2/1898 – Berlino, Germania 14/8/1956)

Quando non ci fu più, la misero nella terra.
Sopra di lei crescono i fiori, celiano le farfalle…
Lei era leggera, premeva la terra appena.
Quanto dolore ci volle per farla così leggera!

Dello stesso autore: A quelli nati dopo di noiAria del dio della felicitàContro la seduzioneDella corruzioneGeneraleI bambini giocano alla guerraL’analfabeta politicoLa guerra che verràLa maschera del cattivoLe grucceLode del dubbioLode dell’imparareLode della dimenticanzaPrima vennero

Moro

Moro
(Mario Luzi Firenze 20/10/1914 – Firenze 28/2/2005)

Acciambellato in quella sconcia stiva,
crivellato da quei colpi,
è lui, il capo di cinque governi,
punto fisso o stratega di almeno dieci altri,
la mente fina, il maestro
sottile
di metodica pazienza, esempio
vero di essa
anche spiritualmente: lui –
come negarlo? – quell’abbiosciato
sacco di già oscura carne
fuori da ogni possibile rispondenza
col suo passato
e con i suoi disegni, fuori atrocemente –
o ben dentro l’occhio
di una qualche silenziosa lungimiranza – quale?
non lascia tempo di avvistarla
la superinseguita gibigianna.

(Da: Per il battesimo dei nostri frammenti – 1985)

Dello stesso autore: Giocano al ribassoLa giovane ebrea al suo amato musulmanoMénageMuore ignominiosamente la repubblicaVersi d’ottobre

Goodbye Malinconia

     Festa del lavoro e dei lavoratori

Goodbye Malinconia
(Caparezza n. a Molfetta, BA il 9/10/1973)

a malinconia, tutti nell’angolo tutti che piangono,
toccano il fondo come l’andrea doria
chi lavora non tiene dimora, tutti in mutande, non quelle di borat
la gente è sola, beve poi soffoca come john bohnam
la giunta è sorda più di beethoven quando compone la “nona”
e pensare che per dante questo era il “bel paese là dove ‘l si sona”
per pagare le spese bastava un diploma, non fare la star o l’icona
né buttarsi in politica con i curricula presi da staller ilona
nemmeno il caffè sa più di caffè, ma sa di caffè di sindona

e poi se ne vanno tutti da qua se ne vanno tutti
non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti

goodbye malinconia
come ti sei ridotta in questo stato?
goodbye malinconia
dimmi chi ti ha ridotta in questo stato
goodbye malinconia
come ti sei ridotta in questo stato?
goodbye malinconia
dimmi chi ti ha ridotta in questo stato d’animo

cervelli in fuga, capitali in fuga, migranti in fuga dal bagnasciuga
è malinconia, terra di santi subito e sanguisuga
il paese del sole in pratica oggi paese dei raggi uva
non è l’impressione, la situazione è più grave di un basso tuba
e chi vuole rimanere ma come fa, ha le mani legate come andromeda,
qua ogni rapporto si complica come quello di washington con teheran,
si peggiora con l’età, ti viene il broncio da gary coleman
metti nella valigia la collera e scappa da malinconia

tanto se ne vanno tutti

goodbye malinconia
maybe tomorrow i hope we find tomorrow
goodbye malinconia
hope did we get here, how did it get this far
goodbye malinconia
we had it all, fools we let it slip away

every step was out of place
and in this world we fell from grace,
looking back we lost our way,
an innocent time we all betrayed
and in time can we all learn,
not to crawl away and burn
stand up and don’t fall down
be a king for a day,
in man we all pray

(Da: Il Sogno Eretico, 2011)