Pungiglioni

 Le poesie delle donne

Pungiglioni
(
Sylvia Plath Boston, Massachusetts, USA 27/10/1932 – Londra, Regno Unito 11/2/1963 – Premio Pulitzer per la poesia 1982)

A mani nude, maneggio i favi.
L’uomo in bianco sorride, a mani nude,
I nostri guanti di garza lindi e dolci,
Il collo dei nostri polsi gigli audaci.
Tra me e lui

Ci sono migliaia di celle nitide,
Otto favi dalle coppe gialle,
L’arnia stessa una tazza da tè,
Bianca a fiori rosa,
Con troppo amore l’ho smaltata

Pensando «Dolcezza, dolcezza».
Covate di celle grigie come fossili di conchiglie
Mi atterriscono, sembrano cosi vecchie.
Cosa sto comprando, mogano pieno di vermi?
C’è dentro una regina?

Se c’è, è vecchia,
Le sue ali sono scialli strappati, il corpo lungo
Ha ceduto la peluria –
Misero e spoglio e non regale, pietoso persino.
Sto in una colonna

Di donne alate, non miracolose,
Le schiave del miele.
Non sono una schiava
Anche se per anni ho mangiato polvere
E asciugato piatti coi miei capelli folti.

E visto la mia stranezza svaporare
Come rugiada azzurra dalla pelle pericolosa.
Mi odieranno,
Queste donne sempre affaccendate,
Le cui uniche novità sono la ciliegia schiusa, il trifoglio aperto?

È quasi finita.
Tutto è sotto controllo.
Ecco qui la mia macchina del miele,
Funzionerà senza pensare,
Si aprirà in primavera come vergine operosa

Per ripulire gli orli schiumosi
Come la luna, con le sue polveri avorio, ripulisce il mare.
Una terza persona sta a guardare.
Non ha niente a che fare con me o il venditore d’api.
Ora se n’è andato

Con otto grandi balzi, un grande capro espiatorio.
Qui c’è una pantofola, qui un’altra,
E qui la pezza quadrata di lino bianco
Che portava per cappello.
Era dolce,

Il sudore dei suoi sforzi una pioggia
Che tira il mondo in frutti.
Le api lo scoprirono,
Si modellarono sulle sue labbra come bugie,
Complicandone i lineamenti.

Pensarono che la morte fosse il giusto prezzo,
Ma io ho un io da ritrovare, una regina.
È morta, o dorme?
Dov’è stata,
Con il suo corpo rosso leone, le sue ali di vetro?

Ora lei vola
Più terribile che mai una ferita
Rossa nel cielo, una cometa rossa
Sulla macchina che l’ha uccisa –
Il mausoleo, la casa della cera.

Della stessa autrice: Ardente meriggio nei pratiIo sono verticalePapaveri a luglioSpecchio

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