La campana de la Chiesa

La campana de la Chiesa
(
Trilussa pseudonimo di Carlo Alberto Salustri Roma 26/10/1871 – Roma 21/12/1950)

Che sòno1 a fà? – diceva una Campana –
Da un pò de tempo in quà, c’é tanta gente
che invece d’entrà drento s’allontana.
Anticamente, appena davo un tocco
la Chiesa era già piena;
ma adesso ho voja a fà la canoffiena2
pe’ chiamà li cristiani còr patocco!3
Se l’omo che me sente nun me crede
che diavolo dirà Domineddio?
Dirà ch’er sòno mio
nun é più bono a risvejà4 la fede.
– No, la raggione te la spiego io:
– je disse un Angioletto
che stava in pizzo ar5 tetto –
nun dipenne da te che nun sei bona,
ma dipenne dall’anima cristiana
che nun se fida più de la Campana
perché conosce quello che la sòna.

(1: Suono; 2: Altalena; 3: Battaglio; 4: Risvegliare; 5: Sull’orlo del)

(da: Le favole, 1908)

Dello stesso autore: All’ombraEr cervoEr congresso de li cavalliEr grillo zoppoEr Sorcio de città e er Sorcio de campagnaEr testamento d’un arberoGiordano BrunoL’elezzione der PresidenteL’onestà de mi’ nonnaLa Cecala d’oggiLa MascheraLa ninna-nanna de la guerraNummeriRiunione clericaleRomolo e RemoStella cadente

Ovunque ci voltiamo

Ovunque ci voltiamo
(Nat Scammacca Brooklyn, USA 20/7/1924 – Trapani 22/10/2005)

Ovunque ci voltiamo
le maglie dure dure del sistema
ci cacciano ci allineano
dolcemente con un colpo leggero qua
rudemente con un colpo più forte là
se ci voltiamo in direzioni contrarie
e avvitiamo a sinistra.
Volta per volta girando a nostro modo – a sinistra
di colpa finiamo naso a naso
col direttore con l’ispettore
del sistema
ed hanno sempre ragione.
“Sanguini tutto l’inferno e anche il paradiso
se farò come vuole
il sistema
o come dice il direttore”
gridai l’altro giorno.
Bye-bye tu non mangerai solo morirai
bye-bye senza carne
bye-bye senza lavoro
bye-bye senza denaro
bye-bye a destra a destra.
La raccomandata:
“o accondiscendi girando a destra
e riconosci l’autorità
regole-regole-regole
non ribellarti
al ragionevole ingranaggio
ingrana coll’organizzazione
gira a destra o lascia.
Noi siamo sorpresi da tale…
specialmente da parte tua
che sempre rispettosamente
abbiamo avvitato a destra
non possiamo permettere una frattura
– tu respingi il nostro santo principio –
avvita a destra a destra a destra
dispiaciutissimi
ci piange il cuore ma
per il bene
sistema
àbbiti
l’ultima paga
a destra a destra a destra
avvita a destra.
Facendo lunghi cerchi a sinistra
ho fame
essi tengono tutti i fottuti cardini
ho freddo
sbattendo le corna contro il sistema
girando a sinistra
fuori dai dentelli
FUORI

(Da: A destra a destra Avvita a destra)

La povertà

Giornata Internazionale per lo Sradicamento della Povertà

La povertà
(
Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Ahi, non vuoi,
ti spaventa
la povertà,
non vuoi
andare con scarpe rotte al mercato
e tornare col vecchio vestito.
Amore, non amiamo,
come vogliono i ricchi,
la miseria. Noi
la estirperemo come dente maligno
che finora ha morso il cuore dell’uomo.
Ma non voglio
che tu la tema.
Se per mia colpa arriva alla tua casa,
se la povertà scaccia
le tue scarpe dorate,
che non scacci il tuo sorriso che é il pane della mia vita
Se non puoi pagare l’affitto
esci al lavoro con passo orgoglioso,
e pensa, amore, che ti sto guardando
e uniti siamo la maggior ricchezza
che mai s’è riunita sulla terra.

Dello stesso autore: Dietro di me sul ramo voglio vedertiHo fame della tua boccaIl bacioIl silenzioIl tuo sorrisoL’esilioNudaOde al giorno feliceOde al primo giorno dell’annoPer il mio cuoreQuando il riso ritira dalla terraQui stanno il pane, il vino, la tavola, la dimoraSonetto XVIISonetto LXVISpiego alcune coseTristissimo secolo

Tor de Cenci, la vera storia dello sgombero

 

Tor de Cenci, la vera storia dello sgombero
In video ruspe tra i bimbi rom in lacrime

 

L'ultimo sgombero a Tor de Cenci: un bambino mostra la sua casa dopo il passaggio delle ruspe (Proto)L’ultimo sgombero a Tor de Cenci: un bambino mostra la sua casa dopo il passaggio delle ruspe (Proto)

ROMA – I romani non lo sanno. Non sanno che cosa si prova a vedere buttare giù con la scavatrice la casa dove si è abitato per cinque, dieci anni. Sanno solo che da una parte c’è il Comune che dice: «Bonificato il campo di Tor de Cenci». E dall’altra ci sono Caritas e Comunità di Sant’Egidio che dicono: «Una vergogna, indegna  di una città civile».

I romani non lo sanno che una persona mite (nonostante il cognome) come monsignor Feroci, successore di don Di Tora e don Di Liegro alla Caritas diocesana, quando sono arrivati a dozzine i vigili a Tor de Cenci – non annunciati – con le ruspe per buttare giù il campo, davanti ad adulti e bambini, s’è messo a gridare perché era davvero una vergogna. Difficile fargli perdere la pazienza. Ma ci sono volte in cui «è troppo».

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