Allucinazioni

Allucinazioni
(Carmen Boullosa n. a Città del Messico il 4/9/1954)

Nel suo letto di carbone e ruggine,
il cadavere delira:
immobile vede incrociarsi le pericolose spade
e urtarsi a destra e a sinistra senza posa.
Il cadavere ascolta:
Pungono pezzi del letto le spade, fanno saltare gli spigoli delle pietre,
forano il pavimento di sabbia battuta.
Sollevano schegge, muffa, scaglie di ruggine.
Fanno volare capitelli e duri angoli,
s’incastrano, si liberano delle incastrature.
Il cadavere sospira:
non c’è riposo? (domanda)
non si potrebbe sognare come il vento lima le pietre,
come le piante dei piedi sostengono il primo passo del bimbo?
Il sorriso del primo passo, domanda.
Immobile il cadavere ascolta la disperazione
dell’amplesso,
vede le spade, la nudità,
il gemito della donna, il gemito dell’uomo;
mormorano,
si temono l’un l’altra. Abbandonano la parvenza dei loro visi.
I loro corpi sono ventri schiantati,
il muscolo ferito nella febbre del galoppo,
quella zampa spaccata del cavallo!
Non si potrebbe ascoltare il dolce strofinio dell’amplesso?
Entrambi son diventati lacerazioni,
sono lame e fiamme e lo strappo del puledro e l’armatura schiantata dallo sparo.
Non hanno pietà. Il cadavere delira.
Dovrebbero cadere in acqua!, dice il cadavere.
Mollare le spade, smettere di mangiarsi l’un l’altro!
Rimanere. Abbandonare il tradimento,
mettere a posto le mandibole,
non scardinarsi.
Chiudere le gambe. Piegare le ginocchia.
Appoggiarle agli inginocchiatoi del tempio dove i corpi si recano vestiti.
Lì nessuno si corica, nessuno brandisce la spada aspra della nudità!
Dimenticare il bieco appetito, la disperanza,
e di fronte a tutti
coperti dall’acqua densa e tiepida degli sguardi,
abbracciarsi a vicenda.
Gettate le spade! Non uccidete né tagliate!
Smettete un momento di ammazzarvi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vai alla barra degli strumenti