Se tu fossi

Se tu fossi
(Zehor Zerari poetessa algerina del ‘900)

Se tu fossi un edelweiss
Io scalerei
La montagna azzurra
Per coglierti
Se tu fossi un fiore acquatico
Io mi tufferei nelle verdi
Profondità sottomarine
Per prenderti
Se tu fossi un uccello
Io andrei
Nelle immense foreste
Per ascoltarti
Se tu fossi una stella
Io veglierei
Tutte le mie notti
Per vederti
Libertà.

(1958)

 

Al mio cane

Al mio cane
(Evgenij Aleksandrovič Evtušenko n. a Zima, Russia 18/7/1932)

Ficcando il naso nero nel vetro,
il cane aspetta, aspetta sempre qualcuno.

Infilo la mano nel suo pelo,
io pure aspetto qualcuno.

Ricordi, cane, c’è stato un tempo
quando una donna abitava qui.

E chi era essa per me?
Forse una sorella, una moglie forse,

e forse, talvolta, sembrava una figlia
a cui dovevo il mio aiuto.

Essa è lontana… Ti sei fatto zitto.
Più non ci saranno altre donne qui.

Mio bravo cane, sei bravo in tutto,
ma che peccato che tu non possa bere!

Sorriderti

Sorriderti
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Sorriderti forse è morire,
porgere la parola
a quella terra leggera
alla conchiglia in rumore
al cielo della sera,
a ogni cosa che è sola
e s’ama col proprio cuore.

Sei ricordo d’estate

Sei ricordo d’estate
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Sei ricordo d’estate
nella casa sorpresa quieta
presso aromatiche sere,
quando il rondone rade
il canale, e cade
strano nella frescura un suono
da sonagliere randagie
di cavalle in sudore.

(da: Come un’allegoria, 1932-35)

Spiego alcune cose

Spiego alcune cose
(
Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

VOI CHIEDERETE: e dove stanno i lillà?
E la metafisica nascosta dei papaveri?
E la pioggia che a minuti colpirà
le sue parole riempindole
di buchi e di uccelli?

Vi voglio raccontare tutto quello che mi succede.

Io vivevo in un quartiere
di Madrid, con campane,
orologi e alberi.

Da lì si vedeva
il volto asciutto della Castiglia
un corpo grande come l’oceano.
La mia casa era chiamata
la casa dei fiori, perchè da tutte le parti
divampavano gerani: era
una bella casa
con cani e bambini.
Raúl, ti ricordi?
Ti ricordi, Rafael?
Federico, ti ricordi
da sotto terra,
ti ricordi della mia casa coi balconi da dove
la luce di giugno affogava fiori nella tua bocca?
Fratello! Fratello!
Dappertutto
erano grandi voci, sale di mercanzie,
agglomerazioni di pane palpitante,
mercati del mio quartiere di Argüelles con la sua statua
come un calamaio pallido fra i merluzzi:
l’olio arrivava ai cucchiai,
il profondo battito di piedi e mani riempiva i vicoli,
i metri, i litri, essenza
acuta della vita,
pesci ammucchiati,
tessitura di tetti con un freddo sole in cui
la freccia fatica a passare,
delirante avorio delle patate,
distese infinite di pomodori fino al mare.

E una mattina tutto era in fiamme,
E una mattina i roghi
Uscivan dalla terra,
Divorando esseri,
E da allora fuoco,
Da allora polvere da sparo,
Da allora sangue.

Banditi con aerei e con mori,
Banditi con anelli e duchesse,
Banditi con neri frati benedicenti
Arrivavan dal cielo a uccidere bambini,
E per le strade il sangue dei bambini
Correva semplicemente, come sangue di bambini.

Sciacalli che lo sciacallo schiferebbe,
Sassi che il cardo secco sputerebbe dopo morsi,
Vipere che le vipere odierebbero!
Davanti a voi ho visto
Sollevarsi il sangue della Spagna
Per annegarvi in una sola onda
Di orgoglio e di coltelli!

Generali
Traditori:
Guardate la mia casa morta,
Guardata la Spagna spezzata:
Però da ogni casa morta esce metallo ardente
Invece di fiori,
Da ogni foro della Spagna
La Spagna viene fuori,
Da ogni bambino morto vien fuori un fucile con occhi,
Da ogni crimine nascono proiettili
Che un giorno troveranno il bersaglio
Del vostro cuore.

Chiederete: perché la tua poesia
Non ci parla del sogno, delle foglie,
Dei grandi vulcani del paese dove sei nato?
Venite a vedere il sangue per le strade,
Venite a vedere
Il sangue per le strade,
Venite a vedere il sangue
Per le strade!

(da: ESPAÑA EN EL CORAZÓN, 1937)

Desiderio proibito

Desiderio proibito
(Jim Morrison Melbourne, Florida, USA 8/12/1943 – Parigi, Francia 3/7/1971)

In tutti i divieti c’è
una magica forza
che induce alla tentazione.
Il vietato è contagioso,
i desideri proibiti
si propagano in noi
come tormento perenne
infuriato dall’inibizione.
L’ubbidienza al tabù
presuppone la rinuncia,
perché tutti i divieti
sono menomazioni che
nascondono desideri.
Così la tentazione
cresce a dismisura nella
prigione dell’inconscio.

Estate

Estate
(Hermann Hesse Calw, Germania 2/7/1877 – Montagnola, Svizzera 9/8/1962 – Premio Nobel per la letteratura 1946)

Improvvisamente fu piena estate.
I campi verdi di grano, cresciuti e
riempiti nelle lunghe settimane di piogge,
cominciavano a imbiancarsi,
in ogni campo il papavero lampeggiava
col suo rosso smagliante.

La bianca e polverosa strada maestra era arroventata,
dai boschi diventati più scuri risuonava più spossato,
più greve e penetrante il richiamo del cuculo,
nei prati delle alture, sui loro flessibili steli,
si cullavano le margherite e le lupinelle,
la sabbia e le scabbiose, già tutte in pieno rigoglio
e nel febbrile, folle anelito della dissipazione
dell’approssimarsi della morte
perché a sera si sentiva qua e là nei villaggi il chiaro,
inesorabile avvertimento delle falci in azione.