Maria la serva

Maria la serva
(Juan Gelman n. a Buenos Aires, Argentina il 3/5/1930)

Si chiamava Maria per tutto il tempo dei suoi 17 anni,
era capace di avere un’anima e di sorridere coi passerotti,
ma l’importante fu che le trovarono nella valigia
un bambino morto di tre giorni avvolto nei giornali di casa.

Che modo era questo di peccare di peccare,
dicevano le signore abituate alla discrezione
ed in segno d’orrore alzavano le sopracciglia
con un breve volo non sprovvisto d’incanto.

I signori rapidamente meditarono sui pericoli
della prostituzione o della mancanza di prostituzione,
rammentando prodezze con puttanelle diverse
dicevano severi: macertamentemiacara.

Al commissariato con lei si comportarono con decenza,
la palparono solo dal sergente in sù,
mentre Maria si occupava di piangere
i passerotti le si sbiadirono sotto la pioggia di lacrime.

C’era molta gente dispiaciuta con Maria
per il suo modo di impacchettare il risultato dell’amore
ed erano dell’avviso che il carcere le avrebbe restituito
la decenza
o per lo meno francamente l’avrebbe resa meno bestia.

Quella notte le signore e i signori si profumavano con
ardore
per il bambino che diceva la verità,
per il bambino che era puro,
per lui che era tenero,
per lui che era buono,
in definitiva,
per tutti i bambini morti che caricavano nelle valigie
dell’anima
e subito cominciavano a puzzare
mentre la città chiudeva le finestre.

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