Il canto di me stesso – XXV

Il canto di me stesso – XXV
(Walt Whitman West Hills, New York, USA 31/5/1819 – Camden, New Jersey, USA 26/3/1892)

Abbagliante, tremenda, come rapidamente l’alba mi ucciderebbe, se io non potessi ora e sempre fare un’alba di me.
Noi anche ascendiamo abbaglianti e tremendi come il sole, noi fondiamo il nostro sorgere, mia anima, nella calma e nel fresco dell’alba.
La mia voce va dove i miei occhi non possono giungere, ruotando la mia lingua circondo mondi e volumi di mondi.
La parola è sorella gemella della visione, per me, non è adatta a misurare se stessa, mi provoca sempre, dice con sarcasmo, Walt, tu hai molto dentro di te, perché non lo getti fuori?
Dài, non voglio essere punzecchiato, tu tieni in troppa considerazione i discorsi, sai, parola, come i germogli sono chiusi sotto dite?
In attesa nel buio, protetti dal gelo, il terreno sporco si ritrae di fronte ai miei gridi profetici, io sottintendo le cause per bilanciarle alla fine, la mia consapevolezza, la mia parte vita le combacia con il significato di tutte le cose, la felicità (chiunque mi ascolti si metta in cerca di lei oggi stesso).
Nego a voi il mio merito finale, rifiuto di separarmi da ciò che davvero sono, circondate mondi, ma non tentate di circondarmi, io allontano il più sdolcinato e il migliore con una semplice occhiata.
Scrivere e parlare non provano chi sono, porto il plenum della prova ed ogni altra cosa sul mio volto, con il silenzio delle mie labbra confondo totalmente lo scettico.

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