Sonetto CXVI

Sonetto CXVI
(William Shakespeare Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1564 – Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1616)

Non sarà che alle nozze di anime costanti
che io ammetta impedimenti. Amore non è Amore,
che muta quando scopre mutamenti
o a separarsi inclina quando altri si separa.

Oh no! è un faro irremovibile,
che mira la tempesta e mai ne viene scosso;
è l’astro cui si volge ogni errabonda nave,
remoto in suo valore, pur se il suo luogo noto.

Zimbello esso non è del Tempo, anche se rosee labbra
e guance, sian raggiunte dalla sua curva falce,
non si altera amore per ore e per giorni brevi,

ma impavido resiste fino all’abisso estremo.
Se questo è errore, e contro me si provi,
io mai non ho scritto, e mai nessuno ho amato.

Ti vidi piangere

Ti vidi piangere
(George Gordon Byron Londra, Regno Unito 22/1/1788 – Missolungi, Grecia 19/4/1824)

Ti vidi piangere: la grande lacrima lucente
Coprì quell’occhio azzurro
E poi mi parve come una viola
Stillante rugiada.

Ti vidi sorridere: la vampa di zaffiro
Accanto a te cessò di brillare;
Non poteva eguagliare i raggi che affollavano
Vividi quel tuo sguardo.

Come le nubi dal sole lontano
Ricevono un colore intenso e caldo
Che a stento l’ombra della sera vicina
Può cacciare dal cielo,

Quei sorrisi infondono nell’animo
Più triste gioia pura;
Il loro sole lascia dietro un fuoco
Che risplende sul cuore.