Dall’Olanda: Amsterdam

Dall’Olanda: Amsterdam
(Vittorio Sereni Luino, VA 27/7/1913 – Milano 10/2/1983)

A portarmi fu il caso tra le nove
e le dieci d’una domenica mattina
svoltando a un ponte, uno dei tanti, a destra
lungo il semigelo d’un canale. E non
questa è la casa, ma soltanto
– mille volte già vista –
sul cartello dimesso: “Casa di Anna Frank”.

Disse più tardi il mio compagno: quella
di Anna Frank non dev’essere, non è
privilegiata memoria. Ce ne furono tanti
che crollarono per sola fame
senza il tempo di scriverlo.
Lei, è vero, lo scrisse.
Ma a ogni svolta a ogni ponte lungo ogni canale
continuavo a cercarla senza trovarla più
ritrovandola sempre.
Per questo è una e insondabile Amsterdam
nei suoi tre quattro variabili elementi
che fonde in tante unità ricorrenti, nei suoi
tre quattro fradici o acerbi colori
che quando è grande il suo spazio perpetua,
anima che s’irraggia ferma e limpida
su migliaia d’altri volti, germe
dovunque e germoglio di Anna Frank.
Per questo è nei suoi canali vertiginosa Amsterdam.

Tunnel

Tunnel
(Adrienne Rich Baltimora, Maryland, USA 16/5/1929 – Santa Cruz, California, USA 27/3/2012)

In quegli anni, la gente dirà, abbiamo perso traccia
del significato di noi, di voi
ci siamo trovati
ridotti a Io
e tutto è diventato stupido, ironico, terribile;
stavamo cercando di vivere una vita personale
e sì, quella era la sola vita
che potevamo testimoniare
Ma i grandi uccelli scuri della storia urlarono e si posarono
dentro al nostro tempo metereologico personale
Erano diretti da qualche altra parte ma i loro becchi e le loro ali portavano
lungo la spiaggia, attraverso gli stracci di nebbia
dove noi eravamo in piedi, dicendo Io.

Il tempo dell’illusione

Il tempo dell’illusione
(Claudio Lolli n. a Bologna il 28/3/1950)

Quando un padre riderà soddisfatto del tuo cranio di bambino
e una madre piangerà sul mistero della sua maternità
e la calda intimità col nulla ormai sarà finita
sarà giunto anche per te il tempo della vita
sarà giunto anche per te il tempo della vita.

Quando l’ombra di una donna leggerà sul tuo viso la paura
e il suo corpo ti dirà che è notte, il suo sorriso che è mattina
quando la vedrai sfiorire come un albero che muore
sarà giunto anche per te il tempo dell’amore
sarà giunto anche per te il tempo dell’amore.

Quando il sonno resterà il solo amico che ti salva la giornata
e vedrai fuggire via dalla tua casa i resti della gioventù
ed arriverai fino a sperare che un tuo parente muoia
sarà giunto anche per te il tempo della noia
sarà giunto anche per te il tempo della noia.

Quando i vetri di una stanza resteranno le tue sole passeggiate
e i figli e i nipoti rideranno delle tue guance scavate
e per scherzo giurerai di sentirti proprio forte
sarà giunto anche per te il tempo della morte
sarà giunto anche per te il tempo della morte.

Quando dopo tutto questo cercherai una ragione od un pretesto
per convincere qualcuno che il dolore tu non l’hai vissuto invano
e ti appagherai del senso che ti darà una religione
sarà giunto anche per te il tempo dell’illusione
sarà giunto anche per te il tempo dell’illusione.

Perché non sono un pittore

Perché non sono un pittore
(Frank O’Hara Baltimore, Maryland, USA 27/3/1926 – Fire Island, New York, USA 25/7/1966)

Non sono pittore, sono poeta.
Perché? Forse preferirei essere
pittore, ma non lo sono.

Ad esempio, Mike Goldberg
sta iniziando un quadro. Vado a trovarlo
"Siediti e bevi qualcosa" dice
Bevo, beviamo. Guardo
in alto. "Ci hai scritto SARDINE."
"Sì, lì ci mancava qualcosa."
"Ah." Me ne vado, passano i giorni
e ritorno. Il quadro
va avanti; me ne vado, passano
i giorni. Ritorno. Il quadro è
finito. "Dov’è SARDINE?"
Resta solo qualche
lettera, "era troppo pieno," dice Mike.

E io? Un giorno penso a
un colore: l’arancio. Scrivo un verso
sull’arancio. Ben presto diventa
una pagina di parole, non di versi.
Poi un’altra pagina. Ci dovrebbe
essere molto di più, non d’arancio, ma di
parole, su quanto sia terribile l’arancio
e la vita. Passano i giorni. È perfino in
prosa, sono un vero poeta. La poesia
è finita e non ho ancora nominato
l’arancio. Sono dodici poesie, le chiamo
ARANCE. E un giorno in una galleria
vedo il quadro di Mike intitolato SARDINE.


Mike Goldberg SARDINE

Il canto della biancheria sporca

Il canto della biancheria sporca
(Erica Jong n. a New York, USA il 26/3/1942)

Quest’è il canto della biancheria sporca –
dacché viaggiammo di città in città
Accumulando intimo macchiato & camicie sudate
& jeans incrostati & coagulati dei nostri fluidi
& T-shirt raggrinzite dalla nostra gloriosa confusa passione
& biancheria irrigidita dall’intera nostra gioia.

Sono tornata a casa per lavare i miei panni.
Come la pioggia ticchettano, cadendo sul pavimento del bagno.
L’acqua sgocciola via i giorni fino a te.
L’acqua sporca mi parla d’amore.

Vaporosamente nelle bolle del nostro amore
Ho tuffato le mani nell’acqua bollente
Così come avrei potuto tuffarle
Dentro il tuo cuore.

Dopo anni di macchie & schizzi
Sto finalmente diventando pulita.
Voglio volare da te con una valigia di biancheria fresca,
togliermi i vestiti, ammucchiarli sul pavimento,
& farti strofinare il mio corpo con il tuo amore.

Scritti

Scritti
(Nils-Aslak Valkeapää Enontekiö, Finlandia 23/3/1943 – Espoo, Finlandia 26/11/2001)

Tu lo sai, fratello
tu lo capisci, sorella
ma cosa dire agli stranieri
loro vogliono coprire tutto
cosa ribattere alle loro domande
che vengono da un’altra realtà
come poter spiegare
che non abito in nessun luogo
o meglio abito
si abito su quei pendii
la terra su cui cammini è il mio giaciglio
il sole è la mia lampada
come poter spiegare
che il cuore è la mia casa
e si sposta insieme a me
come spiegare
che abitano altri
altri fratelli e altre sorelle.

Loro arrivano
e chiedono, dov’è la tua casa?
tirano fuori documenti
e dicono
questo non è di nessuno
questo è territorio dello Stato
è tutto dello Stato
muniti di libri pesanti
dicono
questa è la legge
e riguarda anche te.

La farfalla

La farfalla
(Tonino Guerra Santarcangelo di Romagna, RN 16/3/1920 – Santarcangelo di Romagna, RN 21/3/2012)

Contento,
proprio
contento
sono stato
un sacco
di volte nella
vita. Ma più di
tutte quando
mi hanno liberato in
Germania, che
mi sono messo
a guardare
una farfalla
senza la voglia
di mangiarla.

Profumata e fresca è la poesia

Profumata e fresca è la poesia
(Alda Merini Milano 21/3/1931 – Milano 1/11/2009)

I

Profumata e fresca è la poesia
bella e allegra lei zampilla
dalla fonte d’alabastro stesa al sole.
Del pellegrino innamorato si gingilla
dolcemente brilla la sua gioia intorno
tutto è incanto e tutto è amore.

II

La regina delle rose
conta tutte quante le sue spine
le raccoglie in fasci ed il suo sorriso
risplende nella luce del meriggio.

III

Il pellegrino cammina e nella sua bisaccia
c’è il pane per l’inverno e per l’estate
il seme biondo e l’acqua canterina.

Milano, 7 Settembre 2006

E torno…

E torno…
(Irma Kurti n. a Tirana, Albania il 20/3/1966)

Eppure io mi ubriaco di luci,
mi piace il cielo nuvoloso e grigio,
in questo paese straniero, distante
in cui non vuole conoscermi nessuno.

Dialogo con il silenzio, le parole
scivolano come granelli di sabbia.
La solitudine pesa sul mio petto,
il sole si spegne, le voci mi chiamano.

L’immagine sfocata del mio paese
non mi lascia in pace, giorno e notte.
Striscio i miei passi senza una meta,
come la bimba che non trova la strada.

Conto i giorni con le dita d’impazienza,
mi manca parlare nella mia lingua.
E torno… con una valigia in mano,
ho messo lì tante lacrime e nostalgia.

Calpesto l’aeroporto del mio paese
sento la pioggia che cade in silenzio.
Mi bagno, piango sotto il suo ritmo
e i ricordi mi si attaccano al corpo.

Le case sono piccole, le strade storte,
ma il mio sguardo è fisso e nostalgico.
Un caffè in un qualsiasi bar di Tirana
mi attira, mi invita come un paradiso.

Ho qui tutti i miei ricordi d’infanzia,
le mie gioie e le mie tristezze.
Ogni volta che vado via, mi sembra
che perdo una parte di me stessa.

Sogno

Sogno
(Giovanni Pascoli San Mauro di Romagna, FC 31/12/1855 – Bologna 6/4/1912)

Per un attimo fui nel mio villaggio,
nella mia casa. Nulla era mutato.
Stanco tornavo, come da un viaggio;
stanco al mio padre, ai morti, ero tornato.
Sentivo una gran gioia, una gran pena;
una dolcezza ed un’angoscia muta.
– Mamma? – E’ là che ti scalda un pò di cena. –
Povera mamma! e lei, non l’ho veduta.