Miss Rosie

 Le poesie delle donne

 

Miss Rosie
(Lucille Clifton Depew, New York, USA 27/6/1936 – Baltimore, Maryland, USA 13/2/2010 )

Quando ti guardo
seduta lì, come un sacco
di rifiuti
avvolta nell’odore
di bucce di patate troppo vecchie
o quando ti guardo
seduta lì, con ai piedi
le tue vecchie scarpe da uomo
bucate in punta per il dito
lì, ad aspettare la tua intelligenza
come il cibo della settimana prossima
io dico
quando ti guardo
tu, involucro marrone umido di donna
che è stata la più bella della Georgia
la Rosa di Georgia ti chiamavano
io sopravviverò
io la racconterò
la tua distruzione.

(1969)

Rovesciamento dei ruoli

 Le poesie delle donne

 

Rovesciamento dei ruoli
(Maria Luisa Spaziani n. a Torino, 7/12/1922)

La chiave è sempre nomade
La serratura è ferma

Io chiave, sì, furiosamente chiave,
farfalla in mille giri
intorno al tuo portale.

Viaggio per non vederti, per pensarti,
e forse amarti meglio.

La chiave è sempre zingara
Ferma la serratura.

Uomini stolti

 Le poesie delle donne

Uomini stolti
(Juana Inés de la Cruz San Miguel Nepantla, Messico 12/11/1648 – Città del Messico, Messico 17/4/1695)

Uomini stolti che accusate
la donna senza motivo,
senza vedere che siete voi la ragione
di ciò che accusate.
Combattete la sua resistenza
e poi con severità
dite che era leggerezza
ciò che fece con diligenza?
Opinione alcuna vince
poiché colei che più ha pudore,
se non vi accoglie è ingrata
e se vi accoglie è leggera?
O quale si deve incolpare maggiormente,
sebbene entrambi facciano male:
colei che pecca per denaro
o colui che paga perché pecchi?
Il bene con molti armi
che si oppone alla vostra arroganza
poiché alla promessa e all’istanza
Unite il diavolo, la carne e il mondo.

I sogni

I sogni
(Sergio Bambarén n. a Lima, Perù il 1/12/1960)

I sogni sono fatti di tanta fatica.
Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie,
perdiamo di vista la ragione
per cui abbiamo cominciato a sognare
e alla fine scopriamo
che il sogno non ci appartiene più.
Se ascoltiamo la saggezza del cuore
il tempo infallibile ci farà incontrare il
nostro destino.
Ricorda:
"Quando stai per rinunciare,
quando senti che la vita è stata
troppo dura con te,
ricordati chi sei.
Ricorda il tuo sogno".
Ci sono cose che non puoi vedere
con gli occhi:
devi vederle con il cuore
e questo non è facile.
Se ritrovi lo spirito della giovinezza
dentro di te,
con i ricordi di adesso ed i sogni di allora,
potrai farlo rivivere
e cercare una strada nell’avventura
che chiamiamo vita,
verso un destino migliore.
E il tuo cuore non sarà mai stanco
né vecchio…
Alcune cose saranno sempre più forti
del tempo e della distanza,
più profonde del linguaggio
e delle abitudini:
seguire i propri sogni e
imparare a essere se stessi,
condividendo con gli altri
la magia di quella scoperta.

Il bimbo ed io

Il bimbo ed io
(Martinus Nijhoff L’Aia, Paesi Bassi 20/4/1894 – L’Aia, Paesi Bassi 26/1/1953)

Volevo un giorno andare a pesca,
ero avvilito.
Sull’acqua feci con le mani
un largo tra le erbe di palude.

Luce affiorò dal fondo
nero con riflessi di specchio.
Laggiù vidi un giardino intatto
e nel giardino un bimbo.

Sedeva nel suo banco,
scriveva su una lavagna.
La parola sotto la sua mano
riconobbi, era mia.

Allora egli ha scritto
senza fretta e senza timore
tutto ciò che spero di scrivere
una volta, mentre ancora vivo.

E quando assentivo di saperlo
faceva tremolare l’acqua
e lo scritto era cancellato.

A che pensi?

A che pensi?
(
Alessandro Parronchi Firenze 26/12/1914 – Firenze 6/1/2007)

– A che pensi? – La tua voce mi coglie
mentre guardo il paesaggio rispecchiato
sul buio della stanza. Per un poco
l’eco delle parole si sospende
al silenzio che le fa più gravi, poi:
– A che pensi? – E il tuo viso si fa triste
per sapere, indagare…
Penso ai giorni
d’aprile che non io ma un altro certo
ha vissuto come in sogno, ora rinchiusi
sigillati dietro un vetro trasparente
in un verde irraggiungibile deserto.
Penso a tutto ciò che sfugge dal presente.
Penso a quando sulla terra sarà come
noi non fossimo mai stati, a quel vibrare
delle tremule nell’aria, a quegli odori…

La maschera

La maschera
(William Butler Yeats Dublino, Irlanda 13/6/1865 – Roquebrune-Cap-Martin, Francia 28/1/1939; Premio Nobel per la letteratura 1923)

«Via quella maschera d’oro fiammeggiante
Con occhi di smeraldo.»
«Oh, no, mio caro, hai troppa presunzione
Se vuoi scoprire se i cuori siano ribelli e saggi,
E tuttavia non gelidi.»

«lo vorrei solo scoprire quel che c’è da scoprire,
Se tradimento o amore.»
«Ma fu certo la maschera a turbare
Il tuo pensiero, e a farti palpitare,
Non ciò che essa nasconde.»

«Ma io devo indagare per capire
Se tu mi sei nemica.»
«Oh, no, mio caro, lascia tutto questo;
Che importa, purché ci sia fuoco
In te, in me?»

Alfabeto apocalittico

Alfabeto apocalittico
(Edoardo Sanguineti Genova 9/12/1930 – Genova 18/5/2010)

A

anime amiche all’aspro astro afroditico,
abnepoti dell’albero adamitico,
audite le mie antifone acide & ascetiche,
arche di angui & di anguille arcialfabetiche:
apro abissi di aleppi apocalittiche,
ansimo ansie di angosce & di asme asfittiche:
adattatemi auricole atte & attente,
annunzio un acre, acerrimo accidente:

B

balza bolsa la bestia babillonica,
bruto bruco di bubbola bubbonica:
blocca le bocche alle bambe bambine,
bruca le brume & brivida le brine:
butta alla bionda più brutta la bava,
borra di burro alla bruna più brava:
belva balzana non beve alla briglia,
bocca baciata non buca bottiglia:

C

Cascato è il cavo cielo & la cometa
cresta è di cotte croste & cruda creta:
celibe è il cosmo, in chiara crisi cronica,
cubo cilindro & circumsfera cronica:
crocida il corvo, cuculia il cuculo,
chiucchiurla il chiurlo & crepita col culo:
cecato mi è il colòn, cacato ho il cazzo,
chiudi ‘sta cantilena, can cagnazzo:

D

destri dragoni & dubbie dragamine,
dinosaure dentute & discoline,
dromedari disfatti & dirigibili,
deltaplani detersi & detersibili,
dracule & dipse domestiche & drastiche,
diabolikke dementi & dee dinastiche,
date in dono, al dolente che declama,
dotti detti a dirotto, & alla sua dama:

E

ecco, tra edera edace & tra erba eterna,
epitaffio epocale in erma esterna,
epigramma epitomico epirremico,
epilogo essenziale epifonemico:
ecco, in endice, effabile empiria,
& l’empio empireo in enciclopedia:
ecco epiròsi, in estasi emotiva,
ecco ecatombe effimera & eccessiva:

F

frutto freudiano freme fra le fronde,
frigido fuoco fiotta dalle fionde:
flebile fata flabella il fanale,
fluvido footing fa il fiato finale:
fallico folle fallisce le fiche,
formichiere non forma le formiche:
fato fasullo fischietta in falsetto,
fragile firma ferma ‘sto foglietto:

G

giocate al giuoco mio, grassi giganti,
giratemi il mio gozzo, con i guanti:
gigantesse, godete al mio godere,
grosso è il gallo se gramo è il giocoliere:
grande ghianda mi è il glande con la gomma,
gratto le grotte, gratterò la gromma:
generali & gendarmi, gente giusta,
giunto è già il giorno, & chi lo gusta, gusta:

H

humano è all’homo habere & non haberi,
hoc est humano, est hodie & erat heri:
homo est humo, che humano è humilemente,
hapax est homo, humano humanamente:
habito di humo, ci è l’homo habillé,
humo è hôtel di homo, di hoc home habitué:
habe humo l’homo, in humo handicappato,
habitat gli è humo, & da humo è habitato:

I

informi & inferme in imo inferno ingabbiansi
isole ispide & isteriche, & insabbiansi:
istrici irte & ispirate a me impromettono
ipodermiche ipnosi, & in me le immettono:
invecchio, inverecondo indemoniente
indemoniato, invasato invadente:
intimo & insinuo le ire, io, l’idrostatico
idrovoro ieratico & ipostatico:

L

lemme lemme, la luna lenta lenta
lecca me, lappa te, la lutulenta:
le lonze, le leone, le lupesse
limano lingue di licantropesse:
lancia la lancia, lussuria loschissima,
lenza di lombi, lama labilissima:
libera nos, lucina limacciosa,
lasciva mia lucerna licenziosa:

M

mira le mura che murò, mafiosa,
Manto, tra mota & motriglia melmosa:
molti mattoni & malta molta mosse,
mutando sé in mastine & sé in molosse:
mostri, a me in mostra, mutoli, mostrate
mille, & poi mille no, medievalate:
mia morte morta, magra monacella,
me mola & mordi, e maciulla, & macella:

N

nato mi è un nuovo naso tra le natiche,
nodo di nude nottole noematiche:
nidi di nervi & natte naturali
negano nevi a notti di natali:
naviga, nostra nave, in nostalgia,
necrosi è nebbia, & nafta è nevralgia:
nuota il nonsenso tra il nonsì e il nonsò,
nero su nero, & niente, & nulla, & no:

O

ottimo è l’orco, ma l’orbo è ottimissimo
orario di oratorio è organicissimo:
omeri occhiuti, occhi orecchiuti, ossami,
ospedaliche ortiche, optate ortami:
ohimè l’ostrica, omega ottagonale,
ohimè l’oppio, che è orrore originale,
ohimè l’odore ottuso dell’orina,
ohimè l’obesa ombrella, ombra di ombrina:

P

pisciano a pioggia piovre & pipistrelli,
pace promulgo a paggi & a pazzarelli:
pace proclamo, perché porto pena,
porto palpebre & pinne di polena:
poppano i porci pozzi & pescicani,
piegano i ponti porri & pellicani:
poesia prosaica, pratica permessa,
penna mi sei, sei piuma, & pia promessa:

Q

quando qualunque quiete è quatriduana,
quadro quadrato è quinta di quintana:
qualche quartetto, qua, di quadragesima,
quadruplica in quadrivio la quaresima:
quiproquo quadrisillabo è quinario,
quatta è la quercia in questo quaternario:
qualifica quartana i questurini,
quietista va in quiescenza con quattrini:

R

rugge rachitico il rospo ruspante,
rovescia il rodomonte rampicante:
ruscella raffi a raffiche il rétro,
ruderi di rubini rococò:
rinasceranno, rinculando, i re,
rispolverando, rigidi, il rapè:
ruvida roccia di ricci rossicci
rompe rogne di ragni in raccapricci:

S

satana, scamiciato scacciasanti,
setticemizza i sessi serpeggianti:
seduce il selenita sifilitico,
sitofobo sgorbioso & superstitico:
smembra lo smemorato in subappalto,
subcosciente in simbiosi & in sozzo salto:
scampana gli strabismi sputacchieri,
scalmana sismi & spade di sparvieri:

T

tutto il tartareo trono è tuoni & trombe,
toccheggiano & tocsinano le tombe:
tintinnano, tra i tonfi, le teorie,
tremano le tremende tricromie:
tiroidite ti tiene con trombosi,
tricosi & tifo con tubercolosi:
ti trottano le tenie, & i tic, & i trac,
traumi & tumori, è il tempo del tuo tac:

U

udite l’urlo di ùpupe ululanti,
udite le umide ugole uggiolanti:
ussari, ussiti, uscocchi, unni & ulani
usano l’urbe, & urbanano gli umani:
usatto di urticante urta ulceroso,
usbergo di uniforme urge uteroso:
uragana l’urango universale,
uncina l’unigenito ufficiale:

V

voi che vegliate al vento dei miei versi,
vulvacce vispe, vergini a vedersi,
vulgivaghe, vassalle, vampiresse,
viri vani, veroniche, vanesse,
vite di vespa, vegliarde vistose,
vati vibranti, vedove vogliose,
vip voronovizzati in veli & in voti,
venite ai vermi dei vulcani vuoti:

Z

zinne & zanne di zanni in zanzariera,
zìngare con zigàni in zuccheriera,
zecche di zecca & zane di zerbini,
zanfate di zolfare in zatterini,
zebre alla zuava, a zimarre, a zucchetti,
zighe zaghe di zuffi con zibetti:
zuppo di zeta è il zozzo zibaldone,
zampilla zuppa di zuzzurellone:

Immagina

Immagina
(
Giordano Bruno Nola, NA 1548 – Roma 17/2/1600)

Immagina che la tua vista non conosca limiti
che non esistano pareti
che non esistano pregiudizi
che non esista cosa impossibile da raggiungere col pensiero
e con l’anima

Immagina di essere insieme a me
nel posto che preferisci
insignificante per la gente ma ignoto come l’universo
per noi
nell’attimo in cui ci sentiamo uniti come non lo siamo mai stati

Immagina che non sei sola
che io sono con te e che
la mia gioia più grande è sapere che ti ho incontrata.

Immagina che niente è indispensabile
che tutto è rimandabile a domani e che
essere insieme è l’unica cosa che conta.
Immagina che tu abbia capito tutto e di essere stanca.

Io immagino di sentirmi solo
in compagnia del nulla
al di là del quale la ragione cerca d’attingere
senza risposta…

La sola cosa che riesco a trovare è la felicità
che con te sai portare.
in me…

Il mare brucia le maschere…

Il mare brucia le maschere…
(
Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

Il mare brucia le maschere,
le incendia il fuoco del sale.
Uomini pieni di maschere
avvampano sul litorale.

Tu sola potrai resistere
nel rogo del Carnevale.
Tu sola che senza maschere
nascondi l’arte d’esistere.

(da Cronistoria, 1943)