Lettera a una madre

Lettera a una madre
(Alba de Céspedes Roma 11/3/1911 – Parigi, Francia 14/11/1997)

Mamma, comprendimi fin d'ora: dovrai pur comprendermi, un giorno,
anche gli altri dovranno.
M'avresti capita se fossi fuggita con un amante: sei una sentimentale,
e all'età mia queste fughe finiscono in marcia nuziale.
Avresti compreso se me ne fossi andata per diventare una stella della televisione, pagata un milione per sera.
Mamma, fa' uno sforzo, cerca di capirmi, non sarà più necessario essere una madre per comprendere.
Non me ne sono andata per guadagnare molti soldi, né per vivere un romanzo rosa.
Ti ho lasciato per qualcosa che credo sia giusto.
Ascoltami, madre della mia infanzia, il tuo volto ansioso presso il mio letto, madre sfinita, madre di guai e di incomprensioni, madre piena di preoccupazioni e di 4 figli lunghi da portare, madre straniera a tutto quello che ero, eppure madre che mi capiva senza capire.
Non essere dalla parte della polizia, dalla parte della borghesia, non è la tua parte quella, madre, dalla sporta pesante, dal portamonete leggero, dalle mani che emanano decenni di rigovernatura, di spazzatura, di minestra di verdura, con le tue paure di moglie d'impiegato che può essere licenziato da un giorno all'altro.
Grazie, mamma, per i dolci di Natale, per i regali di compleanno comprati a credito, per i vestiti che m'hai cuciti, lavati, stirati fino all'una di notte.
Non ho niente e non voglio niente.
Vorrei soltanto che tu non mi dicessi parole offensive, quando ti chiamo al telefono.
Mamma rispondimi, questa è l'ultima volta, l'ultima veramente.
Lo so papà non consente che tu mi veda, in un uomo del tipo suo è normale questo rigore, ma le donne hanno il cuore grande.
Mamma vorrei parlarti, come ti parlo di lontano.
Ti voglio bene, lo sai, anche se non tornerò mai, mai più a casa.
Vorrei venire a trovarti la domenica, quando papà va a giocare a carte.
Oppure potremmo incontrarci ai giardini.
Non avremo niente da dirci: io ti guarderei, tu mi guarderesti, ci terremmo la mano un momento, prima di riprendere ciascuna la sua strada, differente.
Del resto l'affetto non è questo? un calore istintivo, senza motivo, che ci pervade nonostante tutto quanto ci divide, parole abbandonate, occhiate scambiate, rimpianti, rimorsi, un'ondata di tenerezza disperata.
Mamma, perdonami di non avere sposato il ragazzo del quarto piano che aveva un bell'avvenire assicurato all'Esattoria Comunale.
Perdonami per la veste nuziale che non potrai comprarmi.
Non sono quella che tu sognavi, ma non sono nemmeno quella che tu piangi.
Sono una figlia come tante altre, una sconosciuta che ti somiglia e fa una vita che non ti piace.
Siamo tutti così, per i genitori, ma per ogni figlio la propria madre è una madre straordinaria.
Mamma addio, o arrivederci, come vorrai. Puoi sempre chiamarmi da Marion lei sa dove trovarmi.
Ti voglio bene mamma, come possiamo amare oggi senza commozione e senza pietà?

(da: Chansons des filles de mai, 1968)

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