Per i caduti di Marzabotto

67° anniversario della Strage di Marzabotto

Per i caduti di Marzabotto
(
Salvatore Quasimodo Modica, RG 20/8/1901 – Napoli 14/6/1968 – Premio Nobel per la letteratura 1959)

Questa è memoria di sangue
di fuoco, di martirio,
del più vile sterminio di popolo
voluto dai nazisti di Von Kesserling
e dai loro soldati di ventura
dell’ultima servitù di Salò
per ritorcere azioni di guerra partigiana.
I milleottocentotrenta dell’altopiano
fucilati e arsi
da oscura cronaca contadina e operaia
entrano nella storia del mondo
col nome di Marzabotto.
Terribile e giusta la loro gloria:
indica ai potenti le leggi del diritto
il civile consenso
per governare anche il cuore dell’uomo,
non chiede compianto o ira
onore invece di libere armi
davanti alle montagne e alle selve
dove il Lupo e la sua brigata
piegarono più volte
i nemici della libertà.
La loro morte copre uno spazio immenso,
in esso uomini d’ogni terra
non dimenticano Marzabotto
il suo feroce evo
di barbarie contemporanea.

La terra

La terra
(Anne Sexton Newton, Massachusetts, USA 9/11/1928 – Weston, Massachusetts, USA 4/10/1974 – Premio Pulitzer per la poesia 1967)

Senza immagine Dio vaga in paradiso
ma preferirebbe fumarsi un sigaro
o mangiarsi le unghie, e così via.
Dio è il proprietario del paradiso
ma agogna la terra, le grotticelle
assonnate della terra, l’uccellino
alla finestra di cucina, perfino
gli assassini in fila come sedie scassate,
perfino gli scrittori che si scavano
l’anima col martello pneumatico,
o gli ambulanti che vendono i loro
animaletti per soldi, anche i loro
bambini che annusano la musica
e la fattoria bianca come un osso,
seduta in braccio al suo granturco e anche
la statua che ostenta la sua vedovanza,
e perfino la scolaresca in riva all’oceano.
Ma soprattutto invidia i corpi, Lui che non l’ha.
Gli occhi apri-e-chiudi come una serratura
che registrano migliaia di ricordi,
e il cranio che include l’anguilla cervello
– tavoletta cerata del mondo –
le ossa e le giunture che si giungono
e si disgiungono – e c’è il trucco -, i genitali,
zavorra dell’eterno, e il cuore, certo,
che ingoia le maree rendendole monde.
Lui non invidia più di tanto l’anima.
Lui è tutto anima, ma vorrebbe accasarla
in un corpo e scendere quaggiù per farle
fare un bagno ogni tanto.

Vi prego…

Vi prego…
(
Gabriele Moreno Locatelli Canzo, CO 3/5/1959 – Sarajevo, Bosnia-Erzegovina 3/10/1993)

Vi prego
gridate
che qui la gente muore
di granate
di snajper [cecchini]
di malattie
ma anche di paura,
di angoscia,
di disperazione,
perché non c’è pace, non c’è pane, e l’inverno arriva,
e nessuno crede che non li abbiamo dimenticati.
Vi prego, gridate.
Un bacio a tutti e a ciascuno.
Gabri

Pacifista italiano, il 3 ottobre 1993, con altri quattro pacifisti (Luigi Ceccato, padre Angelo Cavagna, Pier Luigi Ontanetti e Luca Berti, che con lui a Sarajevo stavano realizzando il progetto "Si vive una sola Pace") stava attraversando il ponte Vrbanja sul torrente Miljacka, che divide la città per offrire del pane ai soldati bosniaci e a quelli serbi, che si fronteggiavano dalle sponde opposte del ponte. Sul ponte venne raggiunto dai colpi di un cecchino, quando assieme ai suoi compagni stava ritornando sui suoi passi a seguito di alcune mitragliate di avvertimento. Morì dopo due interventi chirurgici, le sue ultime parole furono «Stanno tutti bene?» riferendosi ai suoi compagni sul ponte.