Paese di nebbia

Paese di nebbia
(Ingeborg Bachmann Klagenfurt, Austria 25/6/1926 – Roma 17/10/1973)

D’inverno la mia amata
è tra gli animali del bosco.
Ch’io debba tornare prima che si faccia giorno
sa la volpe e ride.
Come tremano le nuvole! E sul
bavero di neve uno strato
mi cade di ghiaccio incrinato.

D’inverno la mia amata
è un albero tra gli alberi e invita
le cornacchie tapine
tra i suoi bei rami. Sa
che il vento all’alba
solleva il suo abito da sera
rigido, ricoperto di brina
e mi ricaccia a casa.

D’inverno la mia amata
è tra i pesci ed è muta.
Succube delle acque, mosse
da dentro dalla carezza delle sue pinne,
sto in piedi sulla riva, e vedo
com’ella si tuffa e vira,
finché lastre di ghiaccio non mi scacciano.

E di nuovo bersaglio del grido di caccia
dell’uccello che su di me spiega
rigide le ali, mi abbatto
in aperta radura: lei spenna
i polli e mi getta una bianca
clavicola. La metto intorno al collo
e vado via in mezzo al vortice amaro delle piume.

Infedele è la mia amata,
lo so, talvolta si reca in città
sospesa su tacchi alti,
nei bar, con la cannuccia,
ai bicchieri dà un bacio profondo,
e ha parole per tutti,
ma questa lingua io non comprendo.

Di nebbia un paese ho veduto
Di nebbia un cuore ho mangiato.

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