Ti chiesi

Ti chiesi
(Hermann Hesse Calw, Germania 2/7/1877 – Montagnola, Svizzera 9/8/1962 – Premio Nobel per la letteratura 1946)

Ti chiesi perché mai posi il tuo occhio
di buon grado nel mio,
come una stella vivida del cielo
in un oscuro flutto.

Tu mi guardasti a lungo,
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
poi mi dicesti con tenerezza:
Ti voglio bene perché sei tanto triste.

Migranti

Giornata Mondiale del Rifugiato

Migranti
(Derek Walcott n. a Castries, Saint Lucia il 23/1/1930 – Premio Nobel per la letteratura 1992)

L’onda della marea dei rifugiati, non un semplice passo di oche
selvatiche, gli occhi di carbone nei vagoni merci, le facce
smunte, e in particolare lo sguardo fisso dei bambini
emaciati, gli enormi fardelli che traversano i ponti, gli assali
che cricchiano con un suono di giunture e di ossa, la macchia scura
che passa le frontiere sulle carte geografiche e ne dissolve le forme,
come succede ai corpi dei morti dentro le fosse di calce, o come
fa il pacciame luccicante che si disfa sotto i piedi in autunno nel fango,
mentre il fumo di un cipresso segnala Sachsenhausen,
e quelli che non stanno sopra il treno, che non hanno
muli o cavalli,
quelli che hanno messo la sedia a dondolo e la macchina
per cucire
sul carretto a mano perché da tempo le bestie
hanno lasciato i loro campi al galoppo per tornare alla mitologia
del perdono,
alle campane di pietra sui ciottoli della domenica
e al cono
della guglia del campanile aranciato che buca
le nubi sopra i tigli,
quelli che appoggiano la mano stanca sulla sponda
del carro
come sul fianco del mulo, le donne con la faccia di selce
e gli zigomi di vetro, con gli occhi velati di ghiaccio
che hanno
il colore degli stagni dove posano le anitre,
e per le quali
c’è un solo cielo e una sola stagione
nel corso di un anno
ed è quando il corvo come un ombrello rotto sbatte le ali,
si sono tutti ridotti alla comune e incredibile lingua
della memoria, e questa gente che non ha una casa e nemmeno
una provincia parla delle fonti limpide e parla delle mele,
e del suono del latte in estate dentro le zangole piene,
e tu da dove vieni, da quale regione, io conosco
quel lago e anche le locande, la birra che si beve,
e quelle sono le montagne dove riponevo la mia fede,
ma adesso sulla carta, che è simile a un mostro, altro non si vede
che una rotta che ci porta verso il Nulla, anche se sul retro
c’è la veduta di un posto che si chiama la Valle del Perdono,
dove il solo governo è quello dell’albero di pomi e le forze
schierate dell’esercito sono gli striscioni di orzo
all’interno di umili tenute, e questa è la visione
che a poco a poco si restringe dentro le pupille
di chi muore e di chi si abbandona in un fosso,
rigido e con la fronte che diventa fredda e grigia come le nuvole
che, quando il sole si leva, si trasformano subito in cenere
sotto i pioppi e sopra le palme, nell’ingannevole aurora
di questo nuovo secolo che è il vostro.

(Santa Lucia, Caraibi 16/6/2000)

Luce nella selva

Luce nella selva
(Sibilla Aleramo Alessandria 14/8/1876 – Roma 13/1/1960)

Luce nella selva,
musica di luce,
guizzante ed estatica
canorità raggiante,
fragori d’ombre,
aureole,
filtri di suoni,
e carezze, carezze,
confusione dei sensi,
fragranze agli occhi,
i colori mordono suggono,
labbra aperte attente,
chiaro sonoro
guizza il mondo,
il mondo
è un raggiante brivido canoro,
luce nella selva,
musica di luce…

(1929)

Dare e avere

Dare e avere
(Salvatore Quasimodo Modica, RG 20/8/1901 – Napoli 14/6/1968 – Premio Nobel per la letteratura 1959)

Nulla mi dài, non dài nulla
tu che mi ascolti. Il sangue
delle guerre s’è asciugato,
il disprezzo è un desiderio puro
e non provoca un gesto
da un pensiero umano,
fuori dall’ora della pietà.
Dare e avere. Nella mia voce
c’è almeno un segno
di geometria viva,
nella tua, una conchiglia
morta con lamenti funebri.

L’umanità ha bisogno di te + Home

L’umanità ha bisogno di te
(
Michel Quoist Le Havre, Francia 18/6/1921 – Le Havre, Francia 18/12/1997)

Se la nota dicesse: non è una nota che fa la musica…non ci sarebbero le sinfonie.
Se la parola dicesse: non è una parola che può fare una pagina …non ci sarebbero libri.
Se la pietra dicesse: non è una pietra che può alzare un muro…non ci sarebbero case.
Se la goccia d’acqua dicesse: non è una goccia d’acqua che può fare un fiume…non ci sarebbe l’oceano.
Se il chicco di grano dicesse: non è un chicco di grano che può seminare un campo
…non ci sarebbe la messe.
Se l’uomo dicesse: non è un gesto d’amore che può salvare l’umanità
…non ci sarebbero mai né giustizia, né dignità, né felicità sulla terra degli uomini.
Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota
Come il libro ha bisogno di ogni parola
Come la casa ha bisogno di ogni pietra
Come l’oceano ha bisogno di ogni goccia d’acqua
Come la messe ha bisogno di ogni chicco
l’umanità intera ha bisogno di te,
qui dove sei, unico, e perciò insostituibile.

Home
(
Un film di Yann Arthus-Bertrand – 2009)<!–

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Il bacio

Il bacio
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Ti manderò un bacio con il vento
e so che lo sentirai,
ti volterai senza vedermi ma io sarò li
Siamo fatti della stessa materia
di cui sono fatti i sogni
Vorrei essere una nuvola bianca
in un cielo infinito
per seguirti ovunque e amarti ogni istante
Se sei un sogno non svegliarmi
Vorrei vivere nel tuo respiro
Mentre ti guardo muoio per te
Il tuo sogno sarà di sognare me
Ti amo perché ti vedo riflessa
in tutto quello che cè di bello
Dimmi dove sei stanotte
ancora nei miei sogni?
Ho sentito una carezza sul viso
arrivare fino al cuore
Vorrei arrivare fino al cielo
e con i raggi del sole scriverti ti amo
Vorrei che il vento soffiasse ogni giorno
tra i tuoi capelli,
per poter sentire anche da lontano
il tuo profumo!
Vorrei fare con te quello
che la primavera fa con i ciliegi.

Dedicata alla mia Signora

(7/6/1975 – Piazza di Siena, Roma – All’ombra dei pini il nostro primo bacio)