Generale

Generale
(Bertolt Brecht Augusta, Germania 10/2/1898 – Berlino, Germania 14/8/1956)

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente.
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

Reliquiario

Reliquiario
(Tullia De Mayo Napoli 13/7/1922 – 28/5/2001)

La memoria è un reliquiario
traggo tremando
le gemme del tuo amore:
Com'è crudele e dolce
il tuo ricordo
ora che la tua mano
più non mi piega come giunco,
viene e va come la luce
di un mattino d'inverno
popolando solitudini e deserti
e mi lascia
accanto a un pozzo disseccato.

(da: L' Ala del Sogno)

Dedicata a Utente: jouy jouy

Il rinnegamento di San Pietro

Il rinnegamento di San Pietro
(Charles Baudelaire Parigi, Francia 9/4/1821 – Parigi, Francia 31/8/1867)

Che se ne fa Dio di quel fiotto d’anatemi
che sale ogni giorno verso i suoi diletti Serafini?
Come un tiranno satollo di carne e di vini,
s’addormenta al dolce brusio delle nostre orrende bestemmie.

I singhiozzi dei martiri e dei supplizziati
sono certamente una sinfonia inebriante,
se, malgrado il sangue che costa la loro voluttà,
i cieli non ne sono ancora sazi.

– Ah! Gesù, ricordati dell’Orto degli Ulivi!
Nella tua ingenuità pregavi in ginocchio
colui che nel suo cielo rideva al rumore dei chiodi
che ignobili carnefici piantavano nella tue carni vive.

E quando vedesti sputare sulla tua divinità
la feccia del corpo di guardia e delle cucine,
e sentisti penetrare le spine
nel tuo cranio in cui viveva l’immensa Umanità;

quando il tremendo peso del tuo corpo stremato
stirava le tue braccia distese, e il tuo sangue
e il tuo sudore colavano dalla tua fronte impallidita,
e fosti posto davanti a tutti come un bersaglio,

ripensavi a quei giorni così radiosi e belli
in cui venisti per compiere l’eterna promessa,
in cui percorrevi, in groppa ad un asinello paziente,
strade cosparse di fiori e di ramoscelli,

in cui, col cuore gonfio di speranza e di coraggio,
fustigavi con forza quei vili mercanti,
quando, infine, fosti maestro? Il rimorso
non penetrò nel tuo fianco più in fondo della lancia?

– Quanto a me, uscirò certo volentieri
da un mondo in cui l’azione non è sorella del sogno;
possa io usare la spada e di spada perire!
San Pietro ha rinnegato Gesù… Ha fatto bene!

(da “I fiori del male”)

Toccare

Toccare
(Octavio Paz Città del Messico 31/3/1914 – Città del Messico 20/4/1998 – Premio Nobel per la letteratura 1990)

Le mie mani
aprono la cortina del tuo essere
ti vestono con altra nudità
scoprono i corpi del tuo corpo
le mie mani
inventano un altro corpo al tuo corpo.

Se mi chiedete

Se mi chiedete
(
Aharon Shabtai n. a Tel Aviv, Israele 11/4/1939)

Se mi chiedete
Di dare la caccia a un ragazzo
A 150 metri di distanza
Con un fucile a cannocchiale,
Se mi chiedete di sedermi in un tank e
Dalle altezze della moralità ebraica,
Fare penetrare un obice
Nella finestra di una casa,
Mi toglierò gli occhiali
E borbotterò cortesemente:
"No, signori!
Rifiuto di spogliarmi
Per sguazzare con voi
In un bagno di sangue".
Se mi chiedete
Di tendere le orecchie
Perché voi ci caghiate dentro,
Scusandomi, dirò:
"No, grazie!
Le vostre parole puzzano,
Preferisco sedermi
Sull’asse del mio cesso!"
Meglio dunque che la smettiate,
Perché se vi ostinate,
Se continuate a insistere
Che io mi unisca alla vostra muta,
Per grugnire insieme,
Perché insieme ci rotoliamo
E ci facciamo tutti crescere addosso
Setole di porco,
E insieme affondiamo
Le nostre narici di lupi
Nella carne cruda,
Perderò la pazienza
E risponderò con fermezza:
"Signor Primo Ministro,
Onorevole Generale,
Sua Eccellenza Deputato…
Sua Santità il Rabbino,
Baciatemi il culo!"

Nonostante tutto è Pasqua

Nonostante tutto è Pasqua

(Alessandra Cora Capri, NA 8/1/1986 – L'Aquila 6/4/2009 – Ferzan Özpetek n. ad Istanbul, Turchia 3/2/1959)

Video montato dal noto regista Ferzan Ozpetek, dedicato ad Alessandra Cora, una delle tante vittime del terremoto in Abruzzo del 06/04/2009. Immagini post terremoto con sottofondo della voce soave della dolce Alessandra.

Urlo

Urlo
(Allen Ginsberg Newark, USA 3/6/1926 – New York, USA 5/4/1997)

Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla pazzia, affamate, nudem isteriche
trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa
hipster dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste
con la dinamo stellata nel macchinario della notte,
che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua
fredda fluttuando nelle cime delle città, contemplando jazz
che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated
e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette
che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate bruciando denaro nella spazzatura
e ascoltando il Terrore attraverso il muro
Ho visto le migliori menti della mia generazione che mangiavano fuoco in hotel ridipinti
o bevevano trementina in Paradise Alley, morte, o si purgatoriavano il torace
notte dopo notte con sogni, con droghe, con incubi a occhi aperti, alcol e cazzo e balle-sballi senza fine,
che vagavan su e giù a mezzanotte per depositi ferroviari cheidendosi dove andare, e andavano, senza lasciare cuori spezzati,
Ho visto le migliori menti della mia generazione
che trombavano in limousine col cinese di Oklahoma su impulso invernale mezzonotturno illampionata pioggia di provincia,
che ciondolavano affamate e sole per Houston cercando jazz o sesso o zuppa,
e seguivan quel brillante spagnolo per coversar d'America e d'Eternità, tempo sprecato, e poi via per nave in Africa

Oggi io mi sento Anna Frank

Oggi io mi sento…
(Evgenij Aleksandrovič Evtušenko n. a Zima, Russia 18/7/1932)

Oggi io mi sento
Anna Frank
limpida come un ramo in aprile.
E amo.
A che servono le parole?
Mi basta che ci si possa guardare negli occhi, tu e io.
Come poche sono le cose al mondo
che ci è dato
vedere, annusare…
Non ci sono foglie per noi,
non c’è cielo per noi.
Eppure molto ci è dato:
teneramente
abbracciarci nella camera al buio.
Qui vengono?
Non aver paura:
è il clamore della primavera
che viene.
Avvicinati.
Presto dammi le labbra.
Sfondano la porta?
E’ soltanto il disgelo…
Sopra Babij Jar non c’è che la voce delle erbe selvagge.
Severi come giudici guardano gli alberi.
Qui tutto, tacendo, grida;
e io mi scopro il capo
e lentamente
mi sento incanutire.