Aprile

Le poesie delle donne

Aprile
(
Anna Frank Francoforte sul Meno, Germania 12/6/1929 – Campo di concentramento di Bergen-Belsen, Germania 12/3/1945)

Prova anche tu,
una volta che ti senti solo
o infelice o triste,
a guardare fuori dalla soffitta
quando il tempo è così bello.
Non le case o i tetti, ma il cielo.
Finché potrai guardare
il cielo senza timori,
sarai sicuro
di essere puro dentro
e tornerai
ad essere Felice.

Il mio primo trafugamento di madre

Le poesie delle donne

Il mio primo trafugamento di madre

(Alda Merini Milano, 21/3/1931 – Milano, 1/11/2009)

Il mio primo trafugamento di madre
avvenne in una notte d'estate
quando un pazzo mi prese
mi adagiò sopra l'erba
e mi fece concepire un figlio.
O mai la luna gridò così tanto
contro le stelle offese,
e mai gridarono tanto i miei visceri,
né il Signore volse mai il capo all'indietro,
come in quell'istante preciso,
vedendo la mia verginità di madre
offesa dentro a un ludibrio.
Il mio primo trafugamento di donna
avvenne in un angolo oscuro
sotto il calore impetuoso del sesso,
ma nacque una bimba gentile
con un sorriso dolcissimo
e tutto fu perdonato.
Ma io non perdonerò mai
e quel bimbo mi fu tolto dal grembo
e affidato a mani più « sante »,
ma fui io ad essere oltraggiata,
io che salii sopra i cieli
per avere concepito una genesi.

La prima è stata Lucy

 Le poesie delle donne

La prima è stata Lucy
(Adriana Scarpa Venezia 26/3/1941 – Treviso 19/10/2005)

Lo scavare fosse profonde,
il setacciare sabbie minute,
ha messo un punto fermo

            alla ricerca:

fu Lucy la prima umana
sulla terra.

Se poi vogliamo credere
che Adamo venne prima di Eva
sarà atto di fede
sottomissione
al dire di una scrittura
che fu vergata
prima del Vangelo.

            Ma io

non ho saputo mai
di un uomo, uno qualunque,
un popolano o un re
che avesse

            una costola in meno.

Diciassette ammonimenti per una poesia femminista

Le poesie delle donne

Diciassette ammonimenti per una poesia femminista

(Erica Jong n. a New York, USA il 26/3/1942)

1 Guardati dall’uomo che condanna l’ambizione;
gli prudono le dita sotto i guanti.

2 Guardati dall’uomo che condanna la guerra
serrando i denti.

3 Guardati dall’uomo che condanna le donne che scrivono
il suo pene è minuscolo e non sa sillabare.

4 Guardati dall’uomo che ti vuole proteggere;
ti proteggerà da tutto fuorchè da se stesso.

5 Guardati dall’uomo che sa cucinare;
ti lascerà la cucina piena di pentola unte.

6 Guardati dall’uomo che ama la tu anima;
è un rompiballe.

7 Guardati dall’uomo che condanna sua madre;
è un figlio di puttana.

8 Guardati dall’uomo che scrive figlio di puttana tutto attaccato;
è un ignorante.

9 Guardati dall’uomo che ama troppo la morte;
sta per fare un’assicurazione.

10 Guardati dall’uomo che ama troppo la vita;
è uno sciocco.

11 Guardati dall’uomo che condanna gli psichiatri;
ha paura.

12 Guardati dall’uomo che ha fiducia negli psichiatri;
è pieno di debiti.

13 Guardati dall’uomo che ti sceglie i vestiti;
ha voglia di metterseli.

14 Guardati dall’uomo che ti sembra indifeso;
ti coglierà di sorpresa.

15 Guardati dall’uomo che si cura solo di libri;
scorrerà come un rivolo d’inchiostro.

16 Guardati dall’uomo che scrive lettere d’amore fiorite;
prepara anni di silenzio.

17 Guardati dall’uomo che loda le donne liberate;
sta pensando di abbandonare il lavoro.

Io devo ancora nascere

Le poesie delle donne

Io devo ancora nascere
(Marilyn Monroe nome d’arte di Norma Jeane Baker Los Angeles, Usa 1/6/1926 – Los Angeles, Usa 5/8/1962)

Versi scritti da Marilyn su un quadernetto ritrovato a New York in una bancarella di libri usati

Di tanto in tanto
faccio delle rime
ma non prendetevela
con me.

All’inferno, so benissimo
che non si vende;
quel che voglio dire
è quel che ho in testa.

Dipingere i piatti
dipingere i desideri
con i pensieri
che volano via
prima che muoia
e pensare
con l’inchiostro.

Quel che ho dentro nessuno lo vede
ho pensieri bellissimi che pesano
come una lapide.
Vi supplico, fatemi parlare!

Trentacinque anni vissuti
con un corpo estraneo
trentacinque anni
con i capelli tinti
trentacinque anni
con un fantoccio.
Ma io non sono Marilyn,
io sono Norma Jean Baker
perché la mia anima
vi fa orrore
come gli occhi delle rane
sull’orlo dei fossi?

Sono orribile
ma datemi tempo
mi truccherò la faccia
ci metterò sopra
qualcosa di splendente
e sarò di nuovo
Marilyn Monroe.

Non piangere bambola mia
ora ti prendo e ti cullo nel sonno…
Aiuto, aiuto,
aiuto, sento la vita avvicinarsi
mentre
tutto quello che voglio è morire.
(Morirei se potessi)

Come son belli
quegli uccelli che volano.
Perché li uccidono?
Un uccello non ha scampo
quando vola.
È crudele uccidere chi
non ha scampo.

Il mio involucro invecchia
ma io devo ancora nascere.

(da: Paralleli, Marilyn, Editoriale Domus)

Sempre

Le poesie delle donne

Sempre
(
Gioconda Belli n. a Managua, Nicaragua il 9/12/1948)

Sempre questa sensazione di inquietudine
di attesa d’altro.
Oggi sono le farfalle e domani sarà la
tristezza inspiegabile,
la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire, andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che "non mi adeguerò mai",
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare, stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove…
e continuo a far scoppiare pop corn nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente…
Ma devo ricordarmi che sono qui e che
continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna, il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.

(da: "L’occhio della donna")

Forse un giorno

Le poesie delle donne

Forse un giorno

(Armanda Guiducci Napoli 12/10/1923 – Milano 8/12/1992)

Forse
un giorno
ci saranno maniere
meno selvagge di queste
o anima a sufficienza
per amarsi in modo meno aggressivo
nella eternità del provvisorio.
Bisognerebbe
inventarsi
tutti daccapo
donna nella donna
uomo nell’uomo
perché fosse mutato corso
alle vene capillari
della sopraffazione.

(1982)

Lanciano bombe e sorridono

Le poesie delle donne

Lanciano bombe e sorridono

(Gladys Basagoitia Dazza n. a Lima, Perù nel 1935 residente a Perugia)

Accaniti
armati fino alla punta dei capelli
fino al filo dei denti
in nome della pace lanciano l’amo e l’esca
latte in polvere
farina
medicine scadute
lanciano bombe e sorridono
sperando che i bambini uccisi
prendano il latte dai seni assassinati.

Il mondo s’inginocchia innanzi al dio dollaro che
controlla la borsa e gestisce la fame
il potente impettito preme il tasto
segna l’ora del massacro
tira i fili
i burattini uccidono e muoiono
esultano e uccidono
viaggia l’avversità sulle navi di guerra
odio e vendetta viaggiano
negli splendidi uccelli di metallo
dalla terra invasa
si eleva allucinante la colonna di fumo
cenere macerie ossa calcinate
la crudeltà umana proclama la vittoria
segnati per sempre nel corpo e nello spirito
pochi sopravvissuti
agonici.

Figli dell’epoca

Le poesie delle donne

Figli dell’epoca

(Wisława Szymborska n. a Bnin, Polonia il 2/7/1923 – Premio Nobel per la letteratura 1996)

Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell’altro politica.

Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.

Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano
e i campi inselvatichivano
come in epoche remote
e meno politiche.

Lapidazione

Le poesie delle donne

Lapidazione
(Asie Amini n. in Iran)
Giornalista di Teheran e attivista dei diritti delle donne incarcerate.

Quando inizia la pioggia delle pietre
prima di costruire su di me una montagna di sassi
tu,
hai già fatto del tuo cuore una roccia
sarò anche colpevole
sarò anche traditrice
meriterò anche la condanna
tu,
tu che dal tuo cuore cavi la pietra
e la lanci verso di me
tu,
la notte vai a dormire santa come Maria vergine?

(Traduzione di Davood Karimi)