La prima è stata Lucy

 Le poesie delle donne

La prima è stata Lucy
(Adriana Scarpa Venezia 26/3/1941 – Treviso 19/10/2005)

Lo scavare fosse profonde,
il setacciare sabbie minute,
ha messo un punto fermo

            alla ricerca:

fu Lucy la prima umana
sulla terra.

Se poi vogliamo credere
che Adamo venne prima di Eva
sarà atto di fede
sottomissione
al dire di una scrittura
che fu vergata
prima del Vangelo.

            Ma io

non ho saputo mai
di un uomo, uno qualunque,
un popolano o un re
che avesse

            una costola in meno.

Sempre

Le poesie delle donne

Sempre
(Gioconda Belli n. a Managua, Nicaragua il 9/12/1948)

Sempre questa sensazione di inquietudine
di attesa d’altro.
Oggi sono le farfalle e domani sarà la
tristezza inspiegabile,
la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire, andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che “non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare, stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove…
e continuo a far scoppiare pop corn nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente…
Ma devo ricordarmi che sono qui e che
continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna, il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.

(da: “L’occhio della donna”)

Forse un giorno

Le poesie delle donne

Forse un giorno

(Armanda Guiducci Napoli 12/10/1923 – Milano 8/12/1992)

Forse
un giorno
ci saranno maniere
meno selvagge di queste
o anima a sufficienza
per amarsi in modo meno aggressivo
nella eternità del provvisorio.
Bisognerebbe
inventarsi
tutti daccapo
donna nella donna
uomo nell’uomo
perché fosse mutato corso
alle vene capillari
della sopraffazione.

(1982)

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Figli dell’epoca

Le poesie delle donne

Figli dell’epoca

(Wisława Szymborska n. a Bnin, Polonia il 2/7/1923 – Premio Nobel per la letteratura 1996)

Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell’altro politica.

Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.

Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano
e i campi inselvatichivano
come in epoche remote
e meno politiche.

Giuro per i miei denti da latte

 Le poesie delle donne

Giuro per i miei denti da latte
(Mariangela Gualtieri n. a Cesena nel 1951)

Giuro per i miei denti da latte
giuro per il correre e per il sudare
giuro per l’acqua e per la sete
giuro per tutti per i baci d’amore
giuro per quando si parla piano la notte
giuro per quando si ride forte
giuro per la parola no
e giuro per la parola mai e per l’ebrezza giuro, per la contentezza lo giuro.

Giuro che questa terra non sta per finire
giuro che io sento a volte una gioia così grande,
giuro che la gioia esiste, che esiste e io la sento,
e giuro che non mi lascerò intristire
da nessun piagnucololso profeta,
da nessun artista che mercanteggia col dolore,
da nessuno che scorrazza nel sangue e me lo spiega
da nessun imbonitore con le sue parole soffocanti.

Giuro che io salverò la delicatezza mia
la delicatezza del poco e del niente
del poco poco, salverò il poco e il niente
il colore sfumato, l’ombra piccola
l’impercettibile che viene alla luce
il seme dentro il seme, il niente dentro
quel seme. Perché da quel niente
nasce ogni frutto. Da quel niente
tutto viene.

da: Imparare è anche bruciare, 2003)