“Come chi mira in ciel fisso le stelle” di Gaspara Stampa

Nella splendida cornice di Palazzo Ducale a Genova, per il Festival Internazionale di Poesia 2010, le vincitrici del 3° Premio "Suona la Poesia" ERICA BOSCHIERO e ELSA MARTIN hanno messo in musica e cantato "Come chi mira in ciel fisso le stelle" di Gaspara Stampa

 

Come chi mira in ciel fisso le stelle,
sempre qualcuna nuova ve ne scorge,
che non più vista pria, fra tanti sorge 
chiari lumi del mondo, alme, fiammelle;
mirando fisso l’alte doti e belle
vostre, signor, di qualcuna s’accorge
l’occhio mio nova, che materia porge,
unde di lei si scriva e si favelle.
Ma, sì come non può gli occhi del cielo
tutti, perch’occhio vegga, raccontare
lingua mortal e chiusa in uman velo,
io posso ben i vostri onor mirare,
ma la più parte d’essi ascondo e celo,
perché la lingua a l’opra non è pare.

Possibilità

Possibilità
(Wisława Szymborska n. a Bnin, Polonia il 2/7/1923 – Premio Nobel per la letteratura 1996)

Preferisco il cinema.
Preferisco i gatti.
Preferisco le querce sul fiume Warta.
Preferisco Dickens a Dostoevskij.
Preferisco me che vuol bene alla gente, a me che ama l’umanità.
Preferisco avere sottomano ago e filo.
Preferisco il colore verde.
Preferisco non affermare che l’intelletto ha la colpa di tutto.
Preferisco le eccezioni.
Preferisco uscire prima.
Preferisco parlar d’altro coi medici.
Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
Preferisco il ridicolo di scrivere poesie, al ridicolo di non scriverne.
Preferisco in amore gli anniversari non tondi, da festeggiare ogni giorno.
Preferisco i moralisti che non promettono nulla.
Preferisco una bontà avveduta a una credulona.
Preferisco la terra in borghese.
Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.
Preferisco avere delle riserve.
Preferisco l’inferno del caos all’inferno dell’ordine.
Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine.
Preferisco foglie senza fiori a fiori senza foglie.
Preferisco i cani con la coda non tagliata.
Preferisco gli occhi chiari, perché li ho scuri.
Preferisco i cassetti.
Preferisco molte cose che qui non ho menzionato
a molte pure qui non menzionate.
Preferisco gli zeri alla rinfusa che non allineati in una cifra.
Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
Preferisco toccare ferro.
Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
Preferisco prendere in considerazione perfino la possibilità
che l’essere abbia una sua ragione.

Lo stravolto

Lo stravolto
(Giorgio Caproni Livorno 7/1/1912 – Roma 22/1/1990)

«Piaccia o non piaccia!»
disse. «Ma se Dio fa tanto»,
disse, «di non esistere, io,
quant’è vero Iddio, a Dio
io Gli spacco la Faccia».

(da: “Il muro della terra” 1975)

Mi vergogno di chi non si vergogna di questa Italia

Mi vergogno di chi non si vergogna di questa Italia

(Giuseppe Cederna n. a Roma il 25/6/1957)

 

Nella testa ho due voci, due musiche, due biglietti nel portafoglio: "mi vergogno" e "a testa alta". Li leggo quasi sempre di seguito, li leggo ogni giorno. Mi vergogno di non riuscire a leggere i giornali; mi sforzo, ma non ci riesco più – be’, non tutti: qualcuno ovviamente lo leggo. Non riesco più a guardare la televisione, ma di questo non mi vergogno: mi vergogno dello schifo che mi fa questa politica; mi vergogno del Capo, mi vergogno dei servi, mi vergogno delle menzogne sulle facce, nelle voci; mi vergogno quando li vedo, mi vergogno quando li sento parlare, mi vergogno di non riuscire a pensare al mio paese senza vergogna.

Mi vergogno di non riuscire a chiamarlo "mio", questo paese. Mi vergogno di un paese senza testa. Mi vergogno di capire quello che sta succedendo e di accettare la mia impotenza senza urlare di rabbia e di sdegno. Mi vergogno di svegliarmi ogni mattina sperando sia successo qualcosa. Che novità ci sono? Nulla. Si nuota con un po’ più di affanno nella solita melma.

Mi vergogno a casa, mi vergogno all’estero. Mi vergogno di chi non si vergogna. Mi vergogno di non vergognarmi abbastanza. Mi vergogno per le donne costrette ad indossare il Burqa, mi vergogno per quelle che allegramente si tolgono le mutande intascando la busta pesante. Mi vergogno per le donne usate, umiliate, sfruttate, i giovani senza lavoro, i cassintegrati, i disoccupati, i disperati, gli immigrati.

Basta, su la testa! Donne, uomini: difendiamo la nostra dignità. Un popolo che non ha dignità è un popolo privo di tutto – della conoscenza, dell’orgoglio, della solidarietà – ed è giustamente degno di trovarsi governato da fantocci rimpolpati di vuoto.

 

(messaggio letto da Franca Rame il 13 febbraio 2011 alla manifestazione "Se non ora, quando?").

Amo in te

Amo in te
(Nazım Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

Amo in te
L’avventura della nave che va verso il polo
Amo in te
L’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
Amo in te le cose lontane
Amo in te l’impossibile
Entro nei tuoi occhi come in un bosco
Pieno di sole
E sudato affamato infuriato
Ho la passione del cacciatore
Per mordere nella tua carne
Amo in te l’impossibile
Ma non la disperazione

Anche d’amore…

Anche d’amore…
(Alejandro Jodorowsky n. a Tocopilla, Cile il 17/2/1929)

La rosa che da giorni agonizza in questo bicchiere
non smette di concedermi la realtà del suo profumo
corpo invisibile che aderisce ai libri
che eternamente si estende nell’aria
Anche d’amore deve parlare il poeta
dissanguandosi in parole che sono la sua anima
E’ il canto degli uccelli che salutano la luna
è la morte trasformata in lingua
Non è che io solleciti le tue carezze
né tantomeno il latte che ti promette il futuro
come un cane cieco inseguo la tua assenza
i petali in cenere prima cadono a terra
poi viene il vento e li trasforma in aria
ma nella mia carne continua a persistere il loro profumo
mentre scrive il poeta agonizza
dentro un bicchiere d’acqua