Don Chisciotte

Don Chisciotte
(Nazim Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

Il cavaliere dell’eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare, il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c’era il mondo
con i suoi giganti assurdi e abbietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

Lo so quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c’è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.

Hai ragione tu, Dulcinea
é la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella. <!–

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La morte della ragione

La morte della ragione
(Amiri Baraka n. a Newark, Usa il 7/10/1934)

1

La mia rabbia, talvolta,
è talmente brutta, è come se stesse seduta
fuori dalla natura, chiamando anche me
fuori, in qualche freddo vento merdoso
dell’inferno dell’uomo di colore. Le morte preghiere
che mi inaridiscono. Che rifiutano a me
e ai miei simili che camminano
la luce della calma razionale.

I denti del tempo
in una zona temperata. Vento tagliente
che mi strappa il respiro e gli abiti.
Tutta la mia perspicacia se n’è andata, io dissi,
disseccata per fare logica in polvere morbida
di cui ci imbrattiamo il volto per farci trovare
nelle notti quando la luna batte sulle
case, e fantasmi siedono a respirane
il sangue. Queste sono frasi, ordinati
termini logici, capricci del ritmo, perduti
in un bagliore di grazia missionaria.

2

Mio nonno era un omone grosso
che lasciò un cadavere ancor più grosso
quando lo uccisero. Matto
com’era, si aggirava per la città di gesso
di notte, declamando le mie poesie.

Oh, per l’amore di chiunque
da ascoltare per il Dio di chiunque. Io sostengo
che questa non è la condizione generale
dell’uomo. Questa non è
l’agonia e la morte di chiunque.

Mi condussero là nella sua giacchetta accorciata.
Guardavo mentre lo calavano giù. Oh,
dio di Chiunque, faceva un freddo tale, e la pioggia
mi veniva addosso così forte. Ma tirai su la giacca
contro la faccia. E diedi un calcio alla cassa:
e i becchini la lasciarono cadere imprecando.

(Traduzione: Fernanda Pivano)

 

La mia rabbia!

Questa rabbia che
da tempo sta dentro di me.
È stanca di restare chiusa
dentro una pelle
ormai logora avvizzita.
Vorrebbe gridare…gridare forte!
La trattengo e mi stringo dentro
il solito giacchetto di lana nera.
Ormai il mio vestito nero
il mio giacchetto di lana nera
hanno preso le forme
della mia rabbia atavica!
Allaccio l’unico bottone nero
rimasto ciondoloni sul tessuto.
Seguito a scrivere…
le mie persiane sono sempre chiuse!
Solo la luce di una lampada
illumina il mio mare.
Passo dalla notte al giorno
senza capire in che anno siamo.

franca bassi

…se fossi un giovane berlinese

…se fossi un giovane berlinese
(Gregory Corso New York, Usa 26/3/1930 – Minneapolis, Usa 17/1/2001)

In tutto questo costruire
se io fossi un giovane berlinese
che cerco casa mia frugando le macerie
mentre il nonno rincolla il suo dondolo
padre e madre morti
col vescovo di Berlino
seduto nella sua cattedrale bombardata
la testa bombardata del Cristo che gli si sfalda addosso
e io un giovane berlinese
che sogno stendardi e cuoio nero
e scalcio macchine da cucire contorte e gatti morti
sentendo in cuore il querulo profeta
i suoi pugni protesi, la sua voce escoriata che mi spezza il cuore
in tutto questo costruire
capirei il distruggere.

Non t’amo se non perché t’amo – Sonetto LXVI

Non t’amo se non perché t’amo – Sonetto LXVI
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Non t’amo se non perché t’amo
e dall’amarti a non amarti giungo
e dall’attenderti quando non t’attendo
passa dal freddo al fuoco il mio cuore.

Ti amo solo perché io te amo,
senza fine io t’odio, e odiandoti ti prego,
e la misura del mio amor viandante
è non vederti e amarti come un cieco.

Forse consumerà la luce di Gennaio,
il raggio crudo, il mio cuore intero,
rubandomi la chiave della calma.

In questa storia solo io muoio
e morirò d’amore perché t’amo,
perché t’amo, amore, a ferro e fuoco.

Cos’è rimasto?

Cos’è rimasto?
(
Jaroslav Seifert Praga, Cechia 23/9/1901 – Praga, Cechia 10/1/1986 – Premio Nobel per la letteratura 1984)

Cos’è rimasto dei momenti belli?
Il brillare degli occhi,
una goccia d’essenza,
un sospiro sul bavero,
il respiro sul vetro,
di lacrime una briciola
e un’unghia di tristezza.

E poi, credetemi, quasi più nulla.
Fumo di sigarette
e sorrisi fuggevoli,
e un pugno di parole
che volano in un angolo
come rifiuti lievi
che il vento porta via.

E ancora non vorrei dimenticare
quei tre fiocchi di neve.

Solo questo, ed è tutto.

Morto

Morto
(Harold Pinter Londra, Regno Unito 10/10/1930 – Londra, Regno Unito 24/12/2008 – Premio Nobel per la letteratura 2005)

Dove fu trovato il corpo morto?
Chi trovò il corpo morto?
Il corpo morto era morto quando fu trovato?
Come fu trovato il corpo morto?

Di chi era il corpo morto?

Chi era il padre o la figlia o il fratello
O lo zio o la sorella o la madre o il figlio
Del corpo morto e abbandonato?

Il corpo era morto quando fu abbandonato?
Il corpo fu abbandonato?
Da chi era stato abbandonato?

Il corpo era nudo o vestito da viaggio?

Che cosa vi fa dichiarare morto il corpo morto?
Avete dichiarato morto il corpo morto?
Quanto conoscevate il corpo morto?
Come sapete che il corpo morto era morto?

Hai lavato il corpo morto
Gli hai chiuso entrambi gli occhi
Hai seppellito il corpo
Lo hai lasciato abbandonato
Hai baciato il corpo morto