Filastrocca di Capodanno

Filastrocca di Capodanno
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Filastrocca di Capodanno
fammi gli auguri per tutto l’anno:

Voglio un gennaio col sole d’aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile,

Voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera,

voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco,

che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.

Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.


AUGURI

Nulla è in regalo

Nulla è in regalo
(Wisława Szymborska n. a Bnin, Polonia il 2/7/1923 – Premio Nobel per la letteratura 1996)

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.

Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L’inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
la chiamano anima.
E questa è l’unica voce
che manca nell’inventario.

Merry Christmas

Merry Christmas from London

Hanno cancellato il Natale a Betlemme

They’ve cancelled Christmas in Bethlehem
They’ve cancelled peace in Bethlehem
In a land once known as holy the gun is in control
They’ve cancelled Christmas in Bethlehem
They’ve cancelled freedom in Bethlehem
They’ve cancelled hope in Bethlehem
They’ve locked the little town behind a ghetto wall
They’ve cancelled Christmas in Bethlehem

Though angels are singing – they’re trapped behind the wall
Yet angels keep singing down in Beit Sahour
And if our Christmas songs and prayers are not to be in vain
We must pull down that prison wall that’s strangling Bethlehem
The wall must fall – the wall must fall
If peace on earth is to come
The wall must fall.

They’ve cancelled wise men in Bethlehem
They’ve cancelled shepherds in Bethlehem
They’ve stopped the wise men at the checkpoint
and the shepherds can’t leave home
They’re under curfew in Bethlehem.

Though angels are singing – they’re trapped behind the wall
Yet angels keep singing down in Beit Sahour
And if our Christmas songs and prayers are not to be in vain
We must pull down that prison wall that’s strangling Bethlehem
The wall must fall – the wall must fall
If peace on earth is to come
The wall must fall.

The wall must fall – the wall must fall
If peace on earth is to come
The wall must fall.

Parole e musica di Garth Hewitt 2007

Natale

Natale
(
Giuseppe Ungaretti Alessandria d’Egitto 8/2/1888 – Milano 1/6/1970)

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
 
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
 
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
 
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
 
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Napoli il 26 dicembre 1916

Natale modesto

Natale modesto
(André Frénaud Montceau-les-Mines, Francia 26/7/1907 – Parigi, Francia 21/6/1993)

Un piccolo asinello per mantenere la promessa,
con qualche gallina che lo accolga,
un vitellino per vegliarne il volto,
le nostre parole per riscaldarlo,
il nostro silenzio aperto per custodirvi il suo pianto,
una voce d’angelo nel suo orecchio modesto,
una croce sulle sue spalle, un po’ di paglia,
un asinello grigio in una stalla per salvarci.

Er Sorcio de città e er Sorcio de campagna

Er Sorcio de città e er Sorcio de campagna
(
Trilussa pseudonimo di Carlo Alberto Salustri Roma 26/10/1871 – Roma 21/12/1950)

Un Sorcio ricco de la capitale
invitò a pranzo un Sorcio de campagna.
– Vedrai che bel locale,
vedrai come se magna…
– je disse er Sorcio ricco – Sentirai!
Antro che le caciotte de montagna!
Pasticci dorci, gnocchi,
timballi fatti apposta,
un pranzo co’ li fiocchi! una cuccagna! –
L’istessa sera, er Sorcio de campagna,
ner traversà le sale
intravidde ‘na trappola anniscosta;
– Collega, – disse – cominciamo male:
nun ce sarà pericolo che poi…?
– Macché, nun c’è paura:
– j’arispose l’amico – qui da noi
ce l’hanno messe pe’ cojonatura.
In campagna, capisco, nun se scappa,
ché se piji un pochetto de farina
ciai la tajola pronta che t’acchiappa;
ma qui, se rubbi, nun avrai rimproveri.
Le trappole so’ fatte pe’ li micchi(1):
ce vanno drento li sorcetti poveri,
mica ce vanno li sorcetti ricchi!

(Da: “Le favole”)

(1) Gli sciocchi.

Nessuno è solo

Nessuno è solo
(José Augustín Goytisolo Barcellona, Spagna 13/4/1928 – Barcellona, Spagna 20/3/1999)

In questo stesso istante
c’è un uomo che soffre,
un uomo torturato
solo perché ama
la libertà.

Ignoro
dove vive, che lingua
parla, di che colore
ha la pelle, come
si chiama, ma
in questo stesso istante,
quando i tuoi occhi leggono
la mia piccola poesia,
quell’uomo esiste, grida,
si può sentire il suo pianto
di animale perseguitato
mentre si morde le labbra
per non denunciare
i suoi amici. Lo senti?
Un uomo solo
grida ammanettato, esiste
in qualche posto.

Ho detto solo?
Non senti, come me,
il dolore del suo corpo
ripetuto nel tuo?
Non ti sgorga il sangue
Sotto i colpi ciechi?
Nessuno è solo. Adesso,
in questo istante,
anche te e me
ci tengono ammanettati.

In memoria

In memoria
(
Giuseppe Ungaretti Alessandria d'Egitto 8/2/1888 – Milano 1/6/1970)

Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria

Amò la Francia
e mutò nome

Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffé

E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono

L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa

Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera

E forse io solo
so ancora
che visse

Locvizza il 30 settembre 1916

(Da: L’allegria)

Se ora tu bussassi alla mia porta

Se ora tu bussassi alla mia porta

(Patrizia Cavalli n. a Todi, PG il 17/4/1949)

 

Se ora tu bussassi alla mia porta
e ti togliessi gli occhiali
e io togliessi i miei che sono uguali
e poi tu entrassi dentro la mia bocca
senza temere baci disuguali
e mi dicessi: "Amore mio,
ma che è successo?", sarebbe un pezzo
di teatro di successo.

Essere rinomati non è bello

Essere rinomati non è bello
(Boris Pasternak Mosca, Russia 10/2/1890 – Peredelkino, Russia 30/5/1960 – Premio Nobel per la letteratura 1958)

Essere rinomati non è bello,
non è così che ci si leva in alto.
Non c’è bisogno di tenere archivi,
di trepidare per i manoscritti.

Scopo della creazione è il restituirsi,
non il clamore, non il gran successo.
E’ vergognoso, non contando nulla,
essere favola in bocca di tutti.

Ma occorre vivere senza impostura,
viver così da cattivarsi in fine
l’amore dello spazio, da sentire
il lontano richiamo del futuro.

Ed occorre lasciare le lacune
nel destino, non già fra le carte,
annotando sul margine i capitoli
e il luoghi di tutta una vita.

Ed occorre tuffarsi nell’ignoto
e nascondere in esso i propri passi,
come si nasconde nella nebbia
un luogo, quando vi discende il buio.

Altri, seguendo le tue vive tracce,
faranno la tua strada a palmo a palmo,
ma non sei tu che devi sceverare
dalla vittoria tutte le sconfitte.

E non devi recedere d’un solo
briciolo dalla tua persona umana,
ma essere vivo, nient’altro che vivo,
vivo e nient’altro sino alla fine.