Contro la natura morta

Contro la natura morta
(Margaret Atwood n. ad Ottawa, Canada il 18/11/1939)

Un arancio al centro del tavolo:
 
Non è abbastanza
camminarci intorno
a distanza, dicendo
è un arancio:
che c’entra
un arancio, nient’altro
lascialo stare

 
Voglio prenderlo
in mano
voglio sbucciarlo
che mi si dica
di più, non solo Arancio:
voglio che mi si dica
tutto quello che c’è da dire

 
E tu, dall’altra parte del tavolo,
a distanza, il sorriso trattenuto,
come l’arancio, nel sole:
silenzioso.
Il tuo silenzio
non mi basta
ora, non importa con quanta
soddisfazione ti sfreghi
le mani: voglio tutto ciò
che sai dire
alla luce del sole:

 
storie delle tue mille
infanzie, i viaggi senza scopo,
gli amori; l’articolazione
delle tue ossa; le tue pose; le tue bugie.
Questi silenzi arancio
(luce solare e sorriso segreto)
mi danno voglia
di spremerti a parlare;
vorrei schiacciarti la testa
come fosse una noce, spaccarla
come fosse una zucca, per farti
parlare, o guardarci dentro

 
Ma piano:
se prendo l’arancio
con sufficiente cautela
e lo tengo
delicatamente

 
Posso trovarci un uovo
un sole
una luna d’arancio
forse un cranio; il centro
di tutta l’energia
nella mia mano

 
potrei mutarlo
in ciò che voglio
che sia
e tu, uomo, amante
arancio pomeridiano
dovunque tu sieda
di fronte a me (tavoli, treni, autobus)

 
se guarderò
con sufficiente delicatezza
e a lungo

 
alla fine, tu parlerai
(forse senza parole)
(ci sono montagne nella tua testa
giardini, caos, oceani,
uragani; certi angoli
di stanze, ritratti
di vecchie nonne,
tende di particolari colori;
i tuoi deserti; i tuoi dinosauri
personali; la prima
donna)

 
voglio sapere tutto:
dimmi
tutto
com’era
fin dall’inizio.

 
(1966)

 
(Da: La poesia femminista – antologia di testi poetici del MOVEMENT, a cura di Nadia Fusini e Mariella Gramaglia, Savelli, 1977)

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