Sospiri davanti allo sportello

Sospiri davanti allo sportello
(Fadwa Tuqan Nablus, Palestina 1/3/1917 – Nablus, Palestina 12/12/2003)

Fermarmi sul ponte a mendicare un permesso!
Ahimè! Mendicare un permesso di traversata!
Soffocarmi, perdere il respiro
Nella calura del meriggio
Sette ore d’attesa…
Ahi! Chi ha rotto le ali al tempo?
Chi ha paralizzato le gambe al giorno?
Il caldo mi flagella la fronte
E il sudore mi colma di sale gli occhi.
Ahimè! Migliaia d’occhi
Son fissi con ansia calorosa
Allo sportello dei permessi;
son specchi d’angoscia
titolo di ansia e di pazienza.
Ahimè! Mendicare un permesso!
E la voce di un soldato straniero
Scoppia furiosa come uno schiaffo
Sul volto della folla:
"Arabi… disordine… cani!…
Tornate indietro!
Non avvicinatevi al cancello!
Indietro…cani!…"
Una mano sbatte con rabbia lo sportello dei permessi
Di fronte alla folla che preme,
chiudendo ogni possibilità.
Umiliata la mia umanità
Pieno d’amarezza il mio cuore
E il mio sangue è fatto di veleno e fuoco!
"Arabi…disordine…cani!"
O santa vendetta del mio popolo offeso!
Ormai ha solo da attendere,
ma il momento giungerà…
il momento della giustizia e della vendetta.
Dio! Chi ha rotto le ali al tempo?
E chi ha paralizzato le gambe al giorno?
L’arsura mi flagella la fronte
E il sudore mi colma di sale gli occhi.
Profonda la mia piaga,
e il flagellatore umilia senza pietà.
Perciò il mio cuore è diventato
Una sorgente di fuoco, di ira,
di vendetta,
poiché in me hanno ucciso l’amore!

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