La danzatrice

La danzatrice

(Khalil Gibran Bsharri, Libano 6/1/1883 – New York, USA 10/4/1931)

 

Per un giorno, la corte del principe invita una danzatrice
accompagnata dai suoi musicisti.

Ella fu presentata alla corte,
poi danza davanti al principe
al suono del liuto, del flauto e della chitarra.

Ella danza la danza delle stelle e quella dell’universo;
poi ella danza la danza dei fiori che vorticano nel vento.
E il principe ne rimane affascinato.

Egli la prega di avvicinarsi.
Ella si dirige allora verso il trono
e s’inchina davanti a lui.
E il principe domanda:

“Bella donna, figlia della grazia e della gioia, da dove viene la tua arte?
Come puoi tu dominare la terra e l’aria nei tuoi passi,
l’acqua e il fuoco nel tuo ritmo?”

La danzatrice s’inchina di nuovo davanti al principe e dice:

“Vostra altezza, io non saprei rispondervi,
ma so che:

L’Anima del filosofo veglia nella sua testa.
L’Anima del poeta vola nel suo cuore.
L’Anima del cantante vibra nella sua gola.
Ma l’Anima della danzatrice vive in tutto il suo corpo.”
 

 

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Non le acque del mare

Non le acque del mare
(José Saramago Azinhaga, Portogallo 16/11/1922 – Tías, Spagna 18/6/2010 – Premio Nobel per la letteratura 1998)

Non le acque del mare, ma queste altre,
i lenti mulinelli ove le foglie
venute giù si dondolano morte;
il gorgogliante gas iridescente,
che il respiro del fango emette lento,
questi la vita agli uomini hanno dato
d’ombra e di mistero amalgamata.

Nel vasto mare nacquero gli dèi:
noi siam frutti del fango, acqua ammorbata.

Al risveglio

Al risveglio
(Rabindranath Tagore Calcutta, India 7/5/1861 – Santiniketan, India 7/8/1941 – Premio Nobel per la letteratura 1913)

Al risveglio ho trovato una lettera
ma non posso sapere che dice
non so leggere
e non voglio disturbare un sapiente dai libri:
ciò che c’è scritto forse
non lo saprebbe leggere.
La terrò sulla fronte
la terrò stretta al cuore
quando scende la notte
ed escono le stelle.
La porterò sul grembo e resterò in silenzio
e me la leggeranno le foglie
che stormiscono
e ne farà un ruscello
col suo scorrer un canto
che a me ripeterà anche l’orsa del cielo
io non so trovare quello che cerco
o capire cosa dovrei imparare.
Ma so che questa lettera
che non ho letto
ha reso più lieve il mio fardello
e tutti i miei pensieri
ha mutato in canzoni.

Un esile uccellino verso un libero Burma

Un esile uccellino verso un libero Burma
(Aung San Suu Kyi n. a Rangoon, Myanmar il 19/6/1945 – Premio Nobel per la pace 1991)

La mia casa
nella quale sono nata e cresciuta
un tempo era piena di luce e di amore
ora è piena di orrore e di oscurità.

La mia famiglia
nella quale sono cresciuta in gioia e allegria
ha un presente di paura e terrore.

I miei amici
con i quali ho condiviso la mia vita
ora hanno il cuore spezzato.

Un uccellino
che era nutrito in gabbia
ora vola con un ramo di ulivo
nei luoghi che ama.

Un esile uccellino vola verso un Libero Burma.

Sulla morte, senza esagerare

Sulla morte, senza esagerare
(Wisława Szymborska n. a Bnin, Polonia il 2/7/1923 – Premio Nobel per la letteratura 1996)

Non s’intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.

Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.

Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.

Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!

A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.

Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.

La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno fin ora, insufficiente.

I cuori battono nelle uova. Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.

Chi ne afferma l’onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.

Non c’è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.

La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.

Invano scuote la maniglia
d’una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.