L’acrobata

L’acrobata

(Wisława Szymborska n. a Bnin, Polonia il 2/7/1923 – Premio Nobel per la letteratura 1996)

Da trapezio a
a trapezio, nel silenzio dopo
dopo un rullo di tamburo d’un tratto muto, attraverso
attraverso l’aria stupefatta, più veloce del
del peso del suo corpo che di nuovo
di nuovo non ha fatto in tempo a cadere.

Solo. O anche meno che solo,
meno, perché imperfetto, perché gli mancano
le ali, gli mancano molto,
una mancanza che lo costringe
a voli vergognosi su una attenzione
senza piume ormai soltanto nuda.

Con faticosa leggerezza,
con paziente agilità,
con calcolata ispirazione. Vedi
come si acquatta per il volo? Sai
come congiura dalla testa ai piedi
contro quello che è? Lo sai, lo vedi
con quanta astuzia passa attraverso la sua vecchia forma e
per agguantare il mondo dondolante
protende le braccia nuovamente generate?

Belle più di ogni cosa proprio in questo
proprio in questo momento, del resto già passato.

Dietro di me sul ramo voglio vederti

Dietro di me sul ramo voglio vederti

(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Dietro di me sul ramo voglio vederti.
A poco a poco ti trasformasti in frutto.
Non ti costò salir dalle radici
cantando con la tua sillaba di linfa.

E qui sarai dapprima in fior fragrante,
nella statua d’un bacio trasformata,
fino a che sole e terra, sangue e cielo,
ti daran la delizia e la dolcezza.

Vedrò sul ramo la tua capigliatura,
il tuo segno che matura nel fogliame,
che avvicina le foglie alla mia sete,

la mia bocca empirà la tua sostanza,
il bacio che ascese dalla terra
col tuo sangue di frutto innamorato.

La storia

La storia
(Adriano Guerrini Alfonsine, RA 1923 – Genova 1986)

Chi era perseguitato, appena poteva diveniva persecutore
Chi chiedeva per sé la libertà, poi la negava agli altri
Chi rifiutava la censura, presa una redazione, censurava…
Chi sapeva Bruno e Galileo, credeva fossero cose passate
Chi sapeva Voltaire, ignorava che l'Infame è immortale…
Chi aveva indetto macelli, curava libri sulla tolleranza
Chi diceva di voler servire, in realtà intendeva guidare…
Chi sapeva parlare agli altri, non sapeva mai ascoltare
Chi sapeva ascoltare, raccoglieva stima e compatimento
Chi era colto, credeva che cultura fosse lite di parte
Chi parlava di un uomo nuovo, lo faceva mostrando le zanne
Chi parlava d'impegno, coltivava in realtà solo odio
Chi era moralmente indignato, detestava la parola dovere…
Chi ribolliva di idealismo, diceva che tutto è interesse
Chi viveva per l'interesse si copriva di nobili parole
Chi aveva creduto, pensava di liberarsi cambiando fede
Chi scriveva "Anarchia!", lavorava per lo stato assoluto
Chi viveva tra i lupi, non temeva per la sua libertà
Chi studiava storia, credeva nel disegno del bene finale
Chi comandava e chi obbediva, tutti, nutrivano fiducia
Chi era lupo chi volpe chi pecora, pochissimi gli uomini.

Ricordo

Ricordo
(Sibilla Aleramo Alessandria 14/8/1876 – Roma 13/1/1960)

Sempre che un giardino m’accolga
io ti riveggo, Padre, fra le aiuole,
lievi le mani su corolle e foglie,

vivo riveggo carezzare tralci,
allevi rose e labili campanule,
silenzioso ti smemorano i giacinti,

stai fra colori e caldi aromi, Padre,
solitario trovando, ivi soltanto,
pago e perfetto senso all’esser tuo.

(da Selva d’amore, 1947)

Ritratto d’agosto

Ritratto d’agosto
(Biagia Marniti Ruvo di Puglia, BA 15/3/1921 – Roma 6/3/2006)

Si siede e attende la morte
il vecchio dagli allentati tendini.
Matura le ore sul terrazzo
e immobile
ricorda la sua giovinezza
i suoi tumulti, la sua gioia.
Si rivede ragazzo, poi atleta
e sorride.
Il sole abbronza le sue mani e il volto.

Fu. Esiste. Dove andrà?

(da Il gomitolo di cera, 1990)

La guerra lavora molto

La guerra lavora molto
(Dunya Mikhail n. a Baghdad, Iraq nel 1965)

La guerra
com’è
seria
attiva
e abile!

Sin dal mattino
sveglia le sirene
invia ovunque ambulanze
scaglia corpi nell’aria
passa barelle ai feriti
richiama la pioggia dagli occhi delle madri
scava nel terreno
dissotterra molte cose dalle macerie
alcune luccicanti e senza vita
altre pallide e ancora vibranti.

Suscita più interrogativi
nelle menti dei bambini.
Intrattiene gli dei
lanciando missili e proiettili
in cielo.

Pianta mine nei campi
semina buche e vuoti d’aria
sollecita le famiglie a emigrare
affianca i sacerdoti
quando maledicono il diavolo
(disgraziato, la sua mano è ancora infuocata. Brucia.)

La guerra è inarrestabile, giorno e notte.
Ispira i lunghi discorsi dei tiranni
conferisce medaglie ai generali
e argomenti ai poeti.

Contribuisce all’industria di arti artificiali
fornisce cibo alle mosche
aggiunge pagine ai libri di storia
mette sullo stesso piano vittima e assassino.
Insegna agli innamorati come si scrivono le lettere
insegna alle ragazze ad aspettare
riempie i giornali di storie e fotografie
fa rullare ogni anno i tamburi per festeggiare
costruisce nuove case per gli orfani
tiene occupati i costruttori di bare
dà pacche sulle spalle ai becchini
sorride davanti al capo.

La guerra lavora molto
non ha simili
ma nessuno la loda.

(da “Non ho peccato abbastanza”, antologia di poetesse arabe contemporanee)