Il velo dei volti

Il velo dei volti
(Amal al-Juburi n. a Baghdad, Iraq nel 1967)

I volti sono l’interiorità nascosta,
i sensi,
la maschera del non detto.
I volti sono francobolli vidimati dal tempo
uno scandalo che denuda i pensieri e le intenzioni.
I volti sono ricordi che deridono il loro passato
i volti sono una pozione chimica nella quale circolano le domande
i volti sono lingue senza alfabeto
i volti sono lettere che restano sempre chiuse.

(da "Non ho peccato abbastanza", antologia di poetesse arabe contemporanee)

L’acrobata

L’acrobata

(Wisława Szymborska n. a Bnin, Polonia il 2/7/1923 – Premio Nobel per la letteratura 1996)

Da trapezio a
a trapezio, nel silenzio dopo
dopo un rullo di tamburo d’un tratto muto, attraverso
attraverso l’aria stupefatta, più veloce del
del peso del suo corpo che di nuovo
di nuovo non ha fatto in tempo a cadere.

Solo. O anche meno che solo,
meno, perché imperfetto, perché gli mancano
le ali, gli mancano molto,
una mancanza che lo costringe
a voli vergognosi su una attenzione
senza piume ormai soltanto nuda.

Con faticosa leggerezza,
con paziente agilità,
con calcolata ispirazione. Vedi
come si acquatta per il volo? Sai
come congiura dalla testa ai piedi
contro quello che è? Lo sai, lo vedi
con quanta astuzia passa attraverso la sua vecchia forma e
per agguantare il mondo dondolante
protende le braccia nuovamente generate?

Belle più di ogni cosa proprio in questo
proprio in questo momento, del resto già passato.

Settembre

Settembre

(Tiziana Colusso n. a Vergato, BO l’11/6/1960)

Odor di muschio disertato
dai maschi, sfiorita stagione
che dopo storditi sabba di pollini
e cicale declina lenta
dal torpore al torpore.
Ultimo atto sontuoso,
urgente il corpo si amplifica
in sentori d’acacia, castagno,
Osmanthus fragrans, Erica gracilis,
gli Aster multicolori
e la sanguigna vite canadese
mettono in mostra spalancate
fioriture e l’amante
stregato di ribollente mosto
s’ipnotizza, mosca sull’orlo
della succosa oscurità.

Giglio di mare

Giglio di mare
(Hilda Doolittle chiamata semplicemente anche con le sue iniziali H.D.
Bethlehem, Pennsylvania, USA 10/9/1886 – Zurigo, Svizzera 27/9/1961)

Giunco,
Sferzato e straziato,
Ma doppiamente ricco –
Chiome grandi come la tua
S’ammucchiano sui gradini del tempio,
Ma tu sei infranto
Nei venti.

Corteccia di mirto
Da te si stacca a schegge,
S’infrangono scaglie
Dal tuo stelo,
Sabbia fende il tuo petalo,
Lo ara con filo tagliente,
Come silice
Su lucida pietra.

Eppure benché tutto il vento
Sferzi la tua corteccia
Tu sei levato in alto,
Sì – pur se fischia
Per coprirti di spuma.

Voce di donna

Voce di donna
(Antonia Pozzi Milano 13/2/1912 – Milano 3/12/1938)

Io nacqui sposa di te soldato.
So che a marce e a guerre
lunghe stagioni ti divelgon da me.

Curva sul focolare aduno bragi,
sopra il tuo letto ho disteso un vessillo –
ma se ti penso all’addiaccio
piove sul mio corpo autunnale
come su un bosco tagliato.

Quando balena il cielo di settembre
e pare un’arma gigantesca sui monti,
salvie rosse mi sbocciano sul cuore;
che tu mi chiami,
che tu mi usi
con la fiducia che dai alle cose,
come acqua che versi sulle mani,
io lana che ti avvolgi intorno al petto.

Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire
sotto convogli di zingare stelle.

(18 settembre 1937)

Dietro di me sul ramo voglio vederti

Dietro di me sul ramo voglio vederti

(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Dietro di me sul ramo voglio vederti.
A poco a poco ti trasformasti in frutto.
Non ti costò salir dalle radici
cantando con la tua sillaba di linfa.

E qui sarai dapprima in fior fragrante,
nella statua d’un bacio trasformata,
fino a che sole e terra, sangue e cielo,
ti daran la delizia e la dolcezza.

Vedrò sul ramo la tua capigliatura,
il tuo segno che matura nel fogliame,
che avvicina le foglie alla mia sete,

la mia bocca empirà la tua sostanza,
il bacio che ascese dalla terra
col tuo sangue di frutto innamorato.

Il vero amore non lascia tracce

Il vero amore non lascia tracce

(Leonard Cohen n. a Montreal, Canada il 21/9/1934)

 

Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai

Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve

Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell’aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli

E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano

La delusione

La delusione
(Gaio Valerio Catullo Verona 84 a.C. – Roma 54 a.C.)

Non attenderti riconoscenza per un beneficio compiuto;
non credere più che qualcuno possa essere giusto.
Tutto è ingratitudine; è vano fare del bene,
anzi, provoca solo fastidio ed ostilità.
Come per me: nessuno mi perseguita più duramente
di chi nel passato mi ebbe per solo ed unico amico.

La storia

La storia
(Adriano Guerrini Alfonsine, RA 1923 – Genova 1986)

Chi era perseguitato, appena poteva diveniva persecutore
Chi chiedeva per sé la libertà, poi la negava agli altri
Chi rifiutava la censura, presa una redazione, censurava…
Chi sapeva Bruno e Galileo, credeva fossero cose passate
Chi sapeva Voltaire, ignorava che l'Infame è immortale…
Chi aveva indetto macelli, curava libri sulla tolleranza
Chi diceva di voler servire, in realtà intendeva guidare…
Chi sapeva parlare agli altri, non sapeva mai ascoltare
Chi sapeva ascoltare, raccoglieva stima e compatimento
Chi era colto, credeva che cultura fosse lite di parte
Chi parlava di un uomo nuovo, lo faceva mostrando le zanne
Chi parlava d'impegno, coltivava in realtà solo odio
Chi era moralmente indignato, detestava la parola dovere…
Chi ribolliva di idealismo, diceva che tutto è interesse
Chi viveva per l'interesse si copriva di nobili parole
Chi aveva creduto, pensava di liberarsi cambiando fede
Chi scriveva "Anarchia!", lavorava per lo stato assoluto
Chi viveva tra i lupi, non temeva per la sua libertà
Chi studiava storia, credeva nel disegno del bene finale
Chi comandava e chi obbediva, tutti, nutrivano fiducia
Chi era lupo chi volpe chi pecora, pochissimi gli uomini.