Quale felicità…

Quale felicità…

(Albio Tibullo Gabii o Pedum 54 a.C. circa – Roma, 19 a.C.)

 

Quale felicità, mentre si è distesi,
ascoltare le raffiche dei venti
e stringere in tenero abbraccio la donna cui appartieni;
quando l’Austro nel tempo invernale verserà
acqua gelida dal cielo
cedere, senza pensieri, al sonno,
con il rumore invitante della pioggia!
Questo mi tocchi in sorte!…
Ora è il tempo di darci all’amore senza pensieri,
sin che non proviamo rossore nello scardinare le porte
e proviamo piacere nell’avvinghiarci in risse.
Quanto a questo, io sono condottiero e buon soldato:
voi, invece, vessilli e trombe, andate altrove, lontano:
agli uomini che ne sono vogliosi
recate ferite e recate pure ricchezze.
Io, senza pensieri per aver riposto nel granaio
il mio buon raccolto, guarderò dall’alto i ricchi,
e dall’alto guarderò anche la miseria.

 

(da Elegie, Liber primus)

 

Alessandra

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