Il mio Nemico sta invecchiando…

J1509 (1881) / F1539 (1880)
(
Emily Dickinson Amherst, USA 10/12/1830 – Amherst, USA 15/5/1886)
 
Il mio Nemico sta invecchiando –
Ho alla fine Vendetta –
Il Gusto dell’Odio se ne va –
Se ci si vuol vendicare

Si faccia in fretta –
La Pietanza sfugge –
È un Alimento deperibile –
La Rabbia non appena sazia – è morta –
È il Digiuno che la fa ingrassare –

CANTO XII – L’infinito

CANTO XII – L’infinito
(Giacomo Leopardi Recanati, MC 29/6/1798 – Napoli 14/6/1837)

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Il silenzio

Il silenzio
(Lalla Romano Demonte, CN 11/11/1906 – Milano 26/6/2001)

Musiche nascono
sono ancora parole,
soli ardono si spengono
sono ancora tempo.
Solamente il silenzio
oltre il gelo dei mondi
oltre il solitario passo dei vecchi
oltre il sonno dimenticato dei morti
solo il silenzio vive.

(da: Giovane é il tempo, 1956)

Al mio cuore di domenica

Al mio cuore di domenica

(Wisława Szymborska n. a Bnin, Polonia il 2/7/1923 – Premio Nobel per la letteratura 1996)

 

Ti ringrazio, cuore mio:
non ciondoli, ti dai da fare
senza lusinghe, senza premio,
per innata diligenza.
Hai settanta meriti al minuto.
Ogni tua sistole è
come spingere una barca
in mare aperto
per un viaggio intorno al mondo.
Ti ringrazio, cuore mio:
volta per volta
mi estrai dal tutto,
separata anche nel sonno.
Badi che sognando non trapassi in
quel volo
per cui non occorrono ali.
Ti ringrazio, cuore mio:
mi sono svegliata di nuovo
e benché sia domenica,
giorno di riposo,
sotto le costole
continua il solito viavai prefestivo.

(da: Uno spasso)

Dal cuore del miracolo

Dal cuore del miracolo

(Giovanni Giudici n. a Le Grazie (Porto Venere), SP 26/6/1924)

Parlo di me, dal cuore del miracolo:
la mia colpa sociale è di non ridere,
di non commuovermi al momento giusto.
E intanto muoio, per aspettare a vivere.
Il rancore è di chi non ha speranza:
dunque è pietà di me che mi fa credere
essere altrove una vita più vera?

Già piegato, presumo di non credere.

Far finta di essere sani

Far finta di essere sani

(Giorgio Gaber 1939-2003 – Sandro Luporini n. a Viareggio il 12/7/1930)

 

Vivere, non riesco a vivere
ma la mente mi autorizza a credere
che una storia mia, positiva o no
è qualcosa che sta dentro la realtà.

Nel dubbio mi compro una moto
telaio e manubrio cromato
con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani
far finta di essere sani.

Far finta di essere insieme a una donna normale
che riesce anche ad esser fedele
comprando sottane, collane, creme per mani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Liberi, sentirsi liberi
forse per un attimo è possibile
ma che senso ha se è cosciente in me
la misura della mia inutilità.

Per ora rimando il suicidio
e faccio un gruppo di studio
le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani
far finta di essere sani.

Far finta di essere un uomo con tanta energia
che va a realizzarsi in India o in Turchia
il suo salvataggio è un viaggio in luoghi lontani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Vanno, tutte le coppie vanno
vanno la mano nella mano
vanno, anche le cose vanno
vanno, migliorano piano piano
le fabbriche, gli ospedali
le autostrade, gli asili comunali
e vedo bambini cantare
in fila li portano al mare
non sanno se ridere o piangere
batton le mani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.

Perché ti amo

Perché ti amo
(Hermann Hesse Calw, Germania 2/7/1877 – Montagnola, Svizzera 9/8/1962 – Premio Nobel per la letteratura 1946)

Perché ti amo, di notte son venuto da te
così impetuoso e titubante
e tu non mi potrai più dimenticare
l’anima tua son venuto a rubare.

 

Ora lei è mia – del tutto mi appartiene
nel male e nel bene,
dal mio impetuoso e ardito amare
nessun angelo ti potrà salvare.

Amore a me vicino

Amore a me vicino
(Attilio Bertolucci Parma 18/11/1911 – Roma 14/6/2000)

Amore a me vicino
di tua crudeltà mi consola,
fuori è notte e cade
una dolce pioggia improvvisa.

La famigliare lampada rivela
le intime e care cose,
amore parla e parla di te
sommesso, come acqua fra erbe alte.

(Da: Le poesie, 1990)

Il ragazzo che ride nella via…

Il ragazzo che ride nella via

(Fernando Pessoa 1888-1935)

Il ragazzo che ride nella via
la musica che il caso ci porta,
il quadro assurdo, la statua nuda
la bontà che non ha posto
,

tutto ciò oltrepassa il rigore
che la ragione riconosce a tutto,
ed ha qualcosa dell’amore,
quantunque l’amore sia muto.

(da: L’enigma e le maschere, 1993)

Quando il riso ritira dalla terra

Quando il riso ritira dalla terra

(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

 

Quando il riso ritira dalla terra
i granelli della sua farina,
quando il frumento indurisce i suoi piccoli fianchi e alza il suo viso dalle mille mani,
alla pergola dove la donna e l’uomo si abbracciano accorro,
per toccare il mare innumerevole di ciò che continua.