Sonetto XXIV

Sonetto XXIV

(William Shakespeare Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1564 – Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1616)

 

Il mio occhio s’è fatto pittore ed ha tracciato
l’immagine tua bella sul quadro del mio cuore;
il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,
prospettica, eccellente arte pittorica,

 

ché attraverso il pittore devi vederne l’arte
per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,
custodita nella bottega del mio seno,
che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.

 

Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:
i miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi
son finestre al mio seno, per cui il Sole

 

gode affacciarsi ad ammirare te.
Però all’arte dell’occhio manca la miglior grazia:
ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore.

 

Così non andremo più vagando

Così non andremo più vagando
(George Gordon Byron Londra, Regno Unito 22/1/1788 – Missolungi, Grecia 19/4/1824)

Così non andremo più vagando,
Nella notte fonda
Anche se il cuore vuole ancora amore
E la luna splende luminosa.

Perché la spada logora il fodero,
L’animo logora il petto:
Allora deve placarsi il cuore per respirare
E l’amore stesso riposare.

Anche se la notte fu creata per amare,
E il giorno ritorna troppo presto,
Tuttavia non andremo più vagando
Alla luce della luna.

(da So we’ll no more a-roving, Poesie, 1817)

Così van le stelle

Così van le stelle
(Hermann Hesse Calw, Germania 2/7/1877 – Montagnola, Svizzera 9/8/1962 – Premio Nobel per la letteratura 1946)

Così per la lor via vanno le stelle,
incomprese, immutabili!
Tu, mentre noi ci dibattiamo in vincoli,
di luce in luce ascendi.

Tu, la cui vita è tutta di splendore!
E se dalle mie tenebre
devo tendere a te braccia nostalgiche
sorridi e non m’intendi.

Sensazione

Sensazione

(Fernando Pessoa 1888-1935)

I miei pensieri sono qualcosa che la mia anima teme.
Fremo per la mia allegria.
A volte mi sento invadere da
una vaga, fredda, triste, implacabile
quasi-concupiscente spiritualità.

Mi fa tutt’uno con l’erba.
La mia vita sottrae colore a tutti i fiori.
La brezza che sembra restia a passare

scrolla dalle mie ore rossi petali
e il mio cuore arde senza pioggia.

Poi Dio diventa un mio vizio
e i divini sentimenti un abbraccio
che annega i miei sensi nel suo vino
e non lascia contorni nei miei modi
di vedere Dio fiorire, crescere e splendere.

I miei pensieri e sentimenti si confondono e formano
una vaga e tiepida anima-unità.
Come il mare che prevede una tempesta,
un pigro dolore e un’inquietudine fanno di me
il mormorio di un incalzante stormo.

I miei inariditi pensieri si mescolano e occupano
le loro interpresenze, e usurpano
gli uni il posto degli altri. Non distinguo
nulla in me tranne l’impossibile
amalgama delle molte cose che sono.

Sono un bevitore dei miei pensieri
l’essenza dei miei sentimenti inonda la mia anima…
La mia volontà vi si impregna.
Poi la vita ferma un sogno e fa sfiorire
la bellezza nel dolore dei miei versi.

Angina Pectoris

Angina Pectoris

(Nazim Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

 

Se qui c’è la metà del mio cuore, dottore,
l’altra metà sta in Cina
nella lunga marcia verso il Fiume Giallo.
E poi ogni mattina, dottore,
ogni mattina all’alba
il mio cuore lo fucilano in Grecia.
E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno
quando gli ultimi passi si allontanano

          dall’infermeria
il mio cuore se ne va, dottore,
va in una vecchia casa di legno, a Istanbul.
E poi sono dieci anni, dottore,
che non ho niente in mano da offrire al mio popolo
niente altro che una mela rossa

          una mela rossa, il mio cuore.

E’ per tutto questo, dottore,
e non per l’arteriosclerosi, per la nicotina, per la prigione,
che ho quest’angina pectoris.
Guardo la notte attraverso le sbarre
e malgrado tutti questi muri
che pesano sul petto
il mio cuore batte con la stella più lontana.

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
(Nazim Hikmet Salonicco, Grecia 20/11/1901 ma registrato all’anagrafe il 15/1/1902, che egli stesso indicava come data di nascita – Mosca, Russia 3/6/1963)

 

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
quando si dorme si perdono le mani e i piedi
io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno
durante tutto il mio viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame e sete o desiderio
del fresco nell’afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza non era legata
alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.
durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.

Scalo a Grado

Scalo a Grado

(Franco Battiato n. a Riposto, CT il 23/3/1945)

 

Ho fatto scalo a Grado
la domenica di Pasqua
gente per le strade
correva andando a messa.
L’aria carica d’incenso
alle pareti le stazioni del calvario
gente fintamente assorta
che aspettava la redenzione dei peccati.
Agnus dei qui tollis peccata
mundi miserere
dona eis requiem.
Il mio stile è vecchio
come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore
nel mio sangue non c’è acqua
ma fiele che ti potrà guarire.
Ci si illumina d’immenso
mostrando un poco la lingua
al prete che dà l’ostia
ci si sente in paradiso cantando dei salmi un poco stonati.
Agnus dei qui tollis peccata
mundi miserere
dona eis requiem.

 

(da L’arca di Noé, 1982)