La vita oscilla

La vita oscilla

(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

 

La vita oscilla
tra il sublime e l’immondo
con qualche propensione
per il secondo
ne sapremo di più
dopo le ultime elezioni
che si terranno lassù
o laggiù o in nessun luogo
perché siamo già eletti
tutti quanti
e chi non lo fu
sta assai meglio quaggiù
e quando se ne accorge
è troppo tardi.
Les jeux sont faits
dice il croupier, per l’ultima volta
e il suo cucchiaione
spazza le carte.

Nuda è la terra, e l’anima

Nuda è la terra, e l’anima

(Antonio Machado Siviglia, Spagna 26/7/1875 – Collioure, Francia 22/2/1939)

 

Nuda è la terra, e l’anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l’amarezza
della distanza… Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro…
Morto è il sole… Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

 

Amina

Amina

(Iman Mersal n. a Mansoura, Egitto il 30/11/1966)

 

Ordini la birra al telefono
con la sicurezza di una donna che parla tre lingue
e che spinge le parole in contesti sorprendenti.
Dove trovi tutta questa serenità?
È come se tu non avessi mai lasciato la casa paterna
perché in tua presenza questa devastazione
involontaria
questa veemenza
che libera i miei sensi dalla loro oscurità?
Che cosa devo fare
quando la stanza d’albergo mi offre
un’amica decisamente perfetta
senonché le colpisco il viso
con una volgarità di cui sono degna
e una grossolanità ben scelta.
Stupisciti allora!
Sono onesta
ti lascio più della metà dell’aria della stanza
e in cambio tu mi vedrai unica
tu che hai vent’anni più di mia madre
indossi colori vivaci
e non invecchierai mai.
Amica mia infinitamente perfetta
perché non esci adesso?
Potrei accoglierti entrando nei grigi bauli
provando i tuoi abiti troppo eleganti.

Perché non esci lasciandomi tutto l’ossigeno?
Forse il vuoto dietro di te mi spingerebbe
a mordermi le labbra pentita
guardando il tuo spazzolino da denti
familiare e… bagnato.

Sulla libertà

Sulla libertà

(Khalil Gibran Bsharri, Libano 6/1/1883 – New York, USA 10/4/1931)

 

E un oratore disse:
Parlaci della Libertà.

 

E lui rispose:
Alle porte della città e presso il focolare vi ho veduto, prostrati, adorare la vostra libertà,
Così come gli schiavi si umiliano in lodi davanti al tiranno che li uccide.
Sì, al bosco sacro e all’ombra della rocca ho visto che per il più libero di voi la libertà non era che schiavitù e oppressione.
E in me il cuore ha sanguinato, poiché sarete liberi solo quando lo stesso desiderio di ricercare la libertà
Sarà una pratica per voi e finirete di chiamarla un fine e un compimento.
In verità sarete liberi quando i vostri giorni non saranno privi di pena e le vostre notti di angoscia e di esigenze.
Quando di queste cose sarà circonfusa la vostra vita, allora vi leverete al di sopra di esse nudi e senza vincoli.

 

Ma come potrete elevarvi oltre i giorni e le notti
Se non spezzando le catene che all’alba della vostra conoscenza hanno imprigionato l’ora del meriggio?
Quella che voi chiamate libertà è la più resistente di queste catene, benché i suoi anelli vi abbaglino scintillando al sole.

 

E cos’è mai se non parte di voi stessi ciò che vorreste respingere per essere liberi?
L’ingiusta legge che vorreste abolire è la stessa che la vostra mano vi ha scritto sulla fronte.
Non potete cancellarla bruciando i libri di diritto né lavando la fronte dei vostri giudici,
Neppure riversandovi sopra le onde del mare.

 

Se è un despota colui che volete detronizzare, badate prima che il trono eretto dentro di voi sia già stato distrutto.
Poiché come può un tiranno governare uomini liberi e fieri,
Se non per una tirannia e un difetto della loro stessa libertà e del loro orgoglio?
E se volete allontanare un affanno, ricordate che questo affanno non vi è stato imposto, ma voi l’avete scelto.
E se volete dissipare un timore, cercatelo in voi e non nella mano di chi questo timore v’incute.
In verità, ciò che anelate e temete, che vi ripugna e vi blandisce, ciò che perseguite e ciò che vorreste sfuggire,
Ognuna di queste cose muove nel vostro essere in un costante e incompiuto abbraccio.
Come luci e ombre unite in una stretta, ogni cosa si agita in voi.
E quando un’ombra svanisce, la luce che indugia diventa ombra per un’altra luce.
E così quando la vostra libertà getta le catene diventa essa stessa la catena di una libertà più grande.

(da: Il Profeta, 1923)

20 parole

20 parole
(Roberto Roversi n. a Bologna il 28/1/1923)
Cantata da Mina
(nome d’arte di Mina Anna Mazzini n. a Busto Arsizio, VA il 25/3/1940)

Io ti ascolto da solo, mio cuore
Tu che guardi dai vetri
Le rare foglie del cielo la terra toccare
L’ora del giorno è rubata dal sole
Montagne rosse, tre colpi di tosse lontani
E poi scende la sera
Sull’asfalto le voci dei cani
Sotto i lampi di una nuvola nera

Posso strapparti d’amore il vestito
Sono i diavoli padroni delle giornate
Io ti amo da altezze incredibili
Ragazzo vestito di bianco e di arancio
Per guanciale il tuo corpo mi dai
Solo i sogni non muoiono mai

Io ti amo da spazi infiniti
Ragazzo vestito di sale e di vento
E ti ascolto da solo, mio cuore
Questa sera di nuvole nere
Sul guanciale rimane l’amore
Con un sogno di 20 parole

Un incontro inatteso

Un incontro inatteso

(Wisława Szymborska n. a Bnin, Polonia il 2/7/1923 – Premio Nobel per la letteratura 1996)

Siamo molto cortesi l’uno con l’altro,
diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.

Le nostre tigri bevono latte.
I nostri sparvieri vanno a piedi.
I nostri squali affogano nell’acqua.
I nostri lupi sbadigliano alla gabbia aperta.

Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi,
le scimmie gli slanci, i pavoni le penne.
I pipistrelli già da tanto sono volati via dai nostri capelli.

Ci fermiamo a metà della frase,
senza scampo sorridenti.
La nostra gente
non sa parlarsi.

Poesie col figlio

POESIE COL FIGLIO
(Juan Gelman n. a Buenos Aires, Argentina il 3/5/1930)

DICE LA PAROLA POESIA PER LA PRIMA VOLTA

Sai il tempo, tutto il tempo,
tra questa parola e il tuo tempo?

Sai l’aria, tutta l’aria
tra questa parola e la tua aria?

Il mare, forse, sai, il dolore,
l’amore, la terra, la morte,
sai,
tra questa parola e i tuoi finissimi fili?

É arrivata fino a te come una magia,
magari come una vecchiezza?

Ha bagnato con acqua delicata
la tua acqua, la purissima, la quieta?

T’ha incoronato di splendente luce?
Ti ha messo sulla bocca farine dolci?

Chi potrà dire mai ciò che succede
quando due bambini di baciano.

DOMANDA CHE COS’É L’ACQUA

Oblio, oblio.

Un lungo cammino puro verso l’oblio.

Una fresca memoria dell’oblio

Una lacrima sola
guardando e scordando ciò che siamo.

Ciò che scordò, ciò che scordò la morte.

Fino a che la dicesti.

Che potrà essere ora che ha di dentro la tua trepidazione.

SORRIDE

E qualche volta ho sorriso così?
Sono stato come te di luce, candore trepidante?
Ho saputo far nascere il mattino, confonderlo,
trarre in inganno il mondo?
Ho come te destato
la quieta tenerezza? Acqua capace?
Ho trattenuto l’aria, la gran maestra?
La più spoglia purezza sta sulla tua bocca
e dà vergogna.

Angeli, angeli.
Chi dice che li ha visti, non li ha visti mai.

E chi li vede, ha dentro un canto.

DICO COME GLI VOGLIO BENE

Camminerai, camminerai.

Cielo, aria con nome
figlio cui dico figlio senza sapere,
senza capire, e no,
come ha potuto capitarci la purezza.

Che acqua segreta abbiamo dato da bere all’amore?
Quale sostanza intatta
avevamo ancora, che cosa, che cosa
abbiamo potuto forse dare? L’amore?
O la trepidazione della gioia che sognammo?
O aprile che donava il suo mistero?

Camminerai, in cambio.

Ti metterai cogli occhi ad osservare il mondo
impuro, impuro ancora.

Molto più che volerti bene:
ti amo con dolore.

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche tu non fossi il mio
(Camillo Sbarbaro Santa Margherita Ligure, GE 12/1/1888 – Savona 30/10/1967)

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi un uomo estraneo
per te stesso egualmente t’amerei.

Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia avea fatto non so che).

Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia,e tutta spaventata
tu vacillando l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
dal quel cattivo ch’era il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi un uomo estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

(Da: Pianissimo, 1914)

Cossa voleu che diga

Cossa voleu che diga
(Giorgio Baffo 1694-1768)

 

Cossa voleu che diga, caro fio,
de niovo de sti frati buzzaroni?
Se non ve zollerè ben i bragoni,
spesso ghe n’avrè qualcun da drio.

 

Cossa voleu che diga, poffardio?
Che per la potta e ’l cul sti porconi
impegnaria la tonaca e i cogioni,
e i manderia la religion a Lio?

 

Ve dirò che i va sempre volentiera
in compagnia de qualche buzzaron,
e che i è de tutti i lumi la lumiera;


e, se volè chiappar frati a boccon,
basta che vù, che sè una bella ciera,
tegnisse el cul fora dal balcon.

 

Traduzione
 
Che vi devo dire, caro figlio,
di nuovo di questi frati mascalzoni?
Che se non vi allaccerete bene i calzoni,
spesso ne avrete uno di dietro.

Che vi devo dire, perdio?
Che per il pacco e il culo questi porconi,
venderebbero la tonaca ed i coglioni
e manderebbero la religione al Lido?

Vi dirò che vanno sempre volentieri
in compagnia di qualche mascalzone,
e che sono di tutti i lumi la lanterna;

e se volete prendere frati in abbondanza,
basta che voi, che avete un bel viso,
mettete il culo fuori dal balcone.

Non esistono amori felici

Non esistono amori felici
(Louis Aragon 1897-1982)

Nulla appartiene all’uomo. Né la sua forza
Né la sua debolezza né il suo cuore E quando crede
Di aprire le braccia la sua ombra è quella di una croce
E quando crede di stringere la felicità la stritola
La sua vita è uno strano e doloroso divorzio
Non esistono amori felici

La sua vita somiglia a quei soldati disarmati
Ch’eran stati preparati a un diverso destino
A che può servire che s’alzino al mattino
Loro che si ritrovano la sera sfaccendati incerti
Dite queste parole Mia vita E trattenete le lacrime
Non esistono amori felici

 

Mio amore bello mio caro amore mia lacerazione
Ti porto in me come un uccello ferito
E quelli senza capire ci guardano passare
Ripetendomi dietro le parole che ho intrecciato
E che per i tuoi grandi occhi così presto morirono
Non esistono amori felici

 

Il tempo per imparare a vivere è già passato
Piangano nella notte i nostri cuori all’unisono
Quanta infelicità per la più piccola canzone
Quanti rimpianti per scontare un fremito
Quanti singhiozzi per un accordo di chitarra
Non esistono amori felici

 

Non esistono amori che non siano dolore
Non esistono amori che non strazino
Non esistono amori che non lascino il segno
E non più che di te l’amor di patria
Non esistono amori che non si nutrano di pianto
Non esistono amori felici

 

Ma è il nostro amore di noi due