Un incontro inatteso

Un incontro inatteso

(Wisława Szymborska n. a Bnin, Polonia il 2/7/1923 – Premio Nobel per la letteratura 1996)

Siamo molto cortesi l’uno con l’altro,
diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.

Le nostre tigri bevono latte.
I nostri sparvieri vanno a piedi.
I nostri squali affogano nell’acqua.
I nostri lupi sbadigliano alla gabbia aperta.

Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi,
le scimmie gli slanci, i pavoni le penne.
I pipistrelli già da tanto sono volati via dai nostri capelli.

Ci fermiamo a metà della frase,
senza scampo sorridenti.
La nostra gente
non sa parlarsi.

Gradini

Gradini
(Hermann Hesse Calw, Germania 2/7/1877 – Montagnola, Svizzera 9/8/1962 – Premio Nobel per la letteratura 1946)

Come ogni fior languisce e giovinezza
cede a vecchiaia, anche la vita in tutti
i gradi suoi fiorisce, insieme ad ogni
senno e virtù, nè può durare eterna.
Quando la vita chiama, il cuore sia
pronto a partire ed a ricominciare,
per offrirsi sereno e valoroso,
ad altri, nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.

Dobbiamo attraversare spazi e spazi
senza fermare in alcun d’essi il piede,
lo spirto universal non vuol legarci
ma su di grado in grado sollevarci.
Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo di infiacchire nell’ignavia;
sol chi è disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.

Forse il momento stesso della morte
ci farà andare incontro a spazi nuovi;
della vita il richiamo non ha fine…
Su, cuore mio, congedati e guarisci!

Inno alla donna

Inno alla donna
(Alda Merini Milano 21/3/1931 – Milano 1/11/2009)

Stupenda
immacolata fortuna
per te tutte le culture del
regno
si sono aperte
e tu sei diventata la
regina
delle nostre ombre
per te gli uomini
hanno preso
innumerevoli voli
creato l’alveare del
pensiero
per te donna è sorto
il mormorio dell’acqua
unica grazia
e tremi per i tuoi
incantesimi
che sono nelle tue mani
e tu hai un sogno
per ogni estate
un figlio per ogni pianto
un sospetto d’amore
per ogni capello
ora sei donna tutto un
perdono
e così come ti abita
il pensiero divino
fiorirà in segreto
attorniato
dalla tua grazia.

DONNA

DONNA
(Eliomar Ribeiro De Souza – Brasile)

Nel tuo esserci l’incanto dell’essere,
La vita, tua storia,
segnata dal desiderio d’essere
semplicemente donna!
Nel tuo corpo ti porti,
come nessun altro,
il segreto della vita!
Nella tua storia
la macchia dell’indifferenza,
della discriminazione, dell’oppressione…
in te l’amore più bello,
la bellezza più trasparente,
l’affetto più puro
che mi fa uomo!

L’alba della notte

L’alba della notte
(Saniya Salih – Siria 1935-1985)

Madre, prometto
di donare il mio sangue come tu hai fatto
per disperderlo nell’aria.
La notte profonda
cerca la stella che tu sarai.
Ci corichiamo nell’attesa, forse scenderai
oppure invierai qualche benedizione dell’aldilà
a noi, i poveri di questa vita.
Affonda la notte con la tua pietà,
con la tua intelligenza, con la tua oscurità.
Insegnaci che cos’è la nascita, che cos’è la morte,
quale pelle dovremmo donare nella nostra grande
         metamorfosi,
quale notte per occultarci
quale alba infinita
di anime, seta e ricordi,
osservo la sofferenza delle anime nella nascita e nella morte,
nell’amore e nell’odio,
quando salgono e quando scendono.
Ciononostante esci per incontrare il tuo fuoco
che ha sorseggiato i vini dell’anima,
l’oppio della separazione,
e tu sei misteriosa, oscura,
silenziosa e obbediente.
Come hanno potuto strapparti
le colline e le vallate, la primavera e l’autunno,
gli alberi e la felicità,
quando l’aria era carica di rancori?
Madre, ti prometto…

(da Non ho peccato abbastanza, antologia di poetesse arabe contemporanee, Mondadori 2007)

Sonetto XVIII

Sonetto XVIII
(William Shakespeare Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1564 – Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1616)

Dovrei paragonarti ad un giorno d’estate?
Tu sei ben più raggiante e mite:

venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio

e il corso dell’estate ha vita troppo breve:

talvolta troppo cocente splende l’occhio del cielo

e spesso il suo volto d’oro si rabbuia

e ogni bello talvolta da beltà si stacca,

spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.

Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire

né perdere possesso del bello che tu hai;

né morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,

perché al tempo contrasterai la tua eternità:

finché ci sarà un respiro od occhi per vedere

questi versi avranno luce e ti daranno vita.

Lo scandalo del contraddirmi…

Lo scandalo del contraddirmi…
da: Le ceneri di Gramsci

(Pier Paolo Pasolini Bologna 5/3/1922 – Ostia, Roma 2/11/1975)

-IV-

Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere
con te e contro te; con te nel cuore,
in luce, contro te nelle buie viscere;

del mio paterno stato traditore
– nel pensiero, in un’ombra di azione –
mi so ad esso attaccato nel calore

degli istinti, dell’estetica passione;
attratto da una vita proletaria
a te anteriore, è per me religione

la sua allegria, non la millenaria
sua lotta: la sua natura, non la sua
coscienza: è la forza originaria

dell’uomo, che nell’atto s’è perduta,
a darle l’ebbrezza della nostalgia,
una luce poetica: ed altro più

io non so dirne, che non sia
giusto ma non sincero, astratto
amore, non accorante simpatia…

Come i poveri povero, mi attacco
come loro a umilianti speranze,
come loro per vivere mi batto

ogni giorno. Ma nella desolante
mia condizione di diseredato,
io possiedo: ed è il più esaltante

dei possessi borghesi, lo stato
più assoluto. Ma come io possiedo la storia,
essa mi possiede; ne sono illuminato:

ma a che serve la luce?

Catarì

Catarì
(Salvatore Di Giacomo Napoli 12/3/1860 – Napoli 5/4/1934)

Marzo: nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua
torna a chiòvere, schiove;
Ie ‘o sole cu ll’acqua.

Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera,
mo d’ ‘o vierno ‘e ‘tempeste,
mo n’aria ‘e Primmavera.

N’auciello freddigliuso
aspetta ch’esce o sole,
ncopp’ ‘o tterreno nfuso
suspirano ‘e viole…

Catarì, che vuò cchiù?
Ntienneme, core mio,
Marzo, tu ‘o ssaje, si’ tu,
e st’auciello song’ io.


Traduzione:

Caterina

Marzo, un poco piove
e un altro poco smette:
torna a piovere, spiove,
ride il sole con l’acqua.

Ora un cielo celeste,
ora un’aria cupa e nera:
ora le tempeste dell’inverno,
ora un’aria di primavera.

Un uccello infreddolito
aspetta che esca il sole:
sulla terra umida
sospirano le viole.

Caterina, cosa vuoi più?
Comprendimi, cuore mio,
Marzo, lo sai, sei tu,
e quest’uccellino sono io.