Il grido inutile

Il grido inutile
(Angela Figuera Aymerich Bilbao, Spagna 30/10/1902 – Madrid, Spagna 2/4/1984)

Quanto vale una donna? A che serve
una donna che vive in solo grido?
Che può fare una donna nella piena
che molti superuomini sommerge
e che va sbriciolando tante fronti
alzate come dighe orgogliose
quando lente fluivano le acque?
E io, con questi piedi di argilla,
girando le province del peccato,
salendo per le dune, scivolando
fatalmente a causa dei problemi?
Che posso fare io, incredula, bisognosa,
solo con questo canto, ostinata
a limare, a far ardere la bocca?
Che posso fare persa nel silenzio
di Dio, separata dagli uomini,
gravida ormai di morte mia soltanto,
in un’attesa, languida e gravosa,
mentre tenace edifico i miei versi
con calcina di lacrime e salnitro?
Rendetemi lo svago, quella quiete
in cui potevo andare per sentieri
a pascolare i sogni come agnelli.
Rivoglio l’usignolo della selva.
Il volo di quel cigno per il lago
sotto l’argento azzurro della luna.
Riportatemi al passo moderato,
al topico dolcissimo e sedante
di un verso con timone e cortesia
dove cantare come i ricci d’oro
favoriscono il passero e la rosa
poiché ciò, alla fine, a nulla impegna
e sempre suona bene ed è carino.
Ma tutto è vano, amici, ci han tagliato
la ritirata in sicure basi.
Ormai son rotti i ponti,
i cammini confusi,
cieche le gallerie. Non sappiamo
per certo se avanziamo o fuggiamo
lasciando dietro noi terra bruciata.
E io domando, qui sola nel guado
di un fiume d’acqua torbide e crudeli,
che può fare una donna, a che serve
una donna che grida in mezzo ai morti?

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