Silenziosamente

Silenziosamente

(A’isha Arna’ut n. in Siria nel 1946)

 

Silenziosamente

ha vissuto.

Silenziosamente

è morta.

Vulva inutile

dissero dopo aver saputo.

Io

sono caduta in ginocchio

innanzi al suo cadavere

le ho lacerato

il sudario

con le unghie

ho scritto sulla sua tomba

qualcosa.

(Da: "Non ho peccato abbastanza", antologia di poetesse arabe contemporanee)

Il grido inutile

Il grido inutile
(Angela Figuera Aymerich Bilbao, Spagna 30/10/1902 – Madrid, Spagna 2/4/1984)

Quanto vale una donna? A che serve
una donna che vive in solo grido?
Che può fare una donna nella piena
che molti superuomini sommerge
e che va sbriciolando tante fronti
alzate come dighe orgogliose
quando lente fluivano le acque?
E io, con questi piedi di argilla,
girando le province del peccato,
salendo per le dune, scivolando
fatalmente a causa dei problemi?
Che posso fare io, incredula, bisognosa,
solo con questo canto, ostinata
a limare, a far ardere la bocca?
Che posso fare persa nel silenzio
di Dio, separata dagli uomini,
gravida ormai di morte mia soltanto,
in un’attesa, languida e gravosa,
mentre tenace edifico i miei versi
con calcina di lacrime e salnitro?
Rendetemi lo svago, quella quiete
in cui potevo andare per sentieri
a pascolare i sogni come agnelli.
Rivoglio l’usignolo della selva.
Il volo di quel cigno per il lago
sotto l’argento azzurro della luna.
Riportatemi al passo moderato,
al topico dolcissimo e sedante
di un verso con timone e cortesia
dove cantare come i ricci d’oro
favoriscono il passero e la rosa
poiché ciò, alla fine, a nulla impegna
e sempre suona bene ed è carino.
Ma tutto è vano, amici, ci han tagliato
la ritirata in sicure basi.
Ormai son rotti i ponti,
i cammini confusi,
cieche le gallerie. Non sappiamo
per certo se avanziamo o fuggiamo
lasciando dietro noi terra bruciata.
E io domando, qui sola nel guado
di un fiume d’acqua torbide e crudeli,
che può fare una donna, a che serve
una donna che grida in mezzo ai morti?

L’odio

L’odio

(Wisława Szymborska n. a Bnin, Polonia il 2/7/1923 – Premio Nobel per la letteratura 1996)

 

Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.

 

Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L’insonnia non lo indebolisce, ma lo rafforza.

 

Religione o non religione –
purché ci si inginocchi per il via.
Patria o non patria –
purché si scatti alla partenza.
Anche la giustizia va bene all’inizio.
Poi corre tutto solo.
L’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.

 

Oh, quegli altri sentimenti –
malaticci e fiacchi.
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
arrivata per prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

 

Capace, sveglio, molto laborioso.
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?

 

Diciamoci la verità:
sa creare bellezza.
Splendidi i suoi bagliori nella notte nera.
Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
Innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa la sovrasta.

 

È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio,
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.

 

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare, aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro
– lui solo.