Creditori

Creditori

(Giovanni Raboni Milano, 22/1/1932 – Parma, 16/9/2004)

Cerchiamo di parlare
in due minuti, mentre qualcuno aggiusta
le tende alle finestre e gli amici
sono già per le scale. Sempre c’è
poco tempo quando dobbiamo fare
i conti con i morti. E così dico
a mia madre di aver pazienza – a lei
che vicina a morire, ancora
vuol sapere com’era la mia cena.

 

(da: “Io sempre a te ritorno. Poesie per la madre” 2001)

Bando

Bando
(Alda Merini Milano 21/3/1931 – Milano 1/11/2009)

Se l’Italia fosse meno generosa con i suoi figli degeneri, se smettesse di coccolarsi nell’auspicio della propria generosità e se non ne facesse una costante bandiera che con il tempo diventerà irrisoria, noi oggi non saremmo vittime della delinquenza che si attarda con calcolo maniacale sui giovani, sulle vedove, sulla gente sola, sui pensionati confiscandone i sacrosanti diritti alla vita. Ricordiamo le prodigiose corna del cervo molto belle a vedersi ma che non scamparono la bestia dall’eccidio.
Col tempo le corna degli italiani diventeranno degli autentici bersagli sopra cui la mafia appenderà i suoi miserevoli panni.

(da: “Un’anima indocile – parole e poesie” 2006)

Canzone d’amore

Canzone d’amore
(Hermann Hesse Calw, Germania 2/7/1877 – Montagnola, Svizzera 9/8/1962 – Premio Nobel per la letteratura 1946)

Per dire cos’hai fatto
di me, non ho parole.
cerco solo la notte
fuggo davanti al sole.
La notte mi par d’oro
più di ogni sole al mondo,
sogno allora una bella
donna dal capo biondo.
Sogno le dolci cose,
che il tuo sguardo annunciava,
remoto paradiso
di canti risuonava.
Guarda a lungo la notte
e una nube veloce –
per dire cos’ hai fatto
di me, non ho la voce.

Sonetto LXII

Sonetto LXII

(William Shakespeare Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1564 – Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1616)


Peccato di vanità domina i miei occhi,
l’intera anima mia ed ogni mio altro senso;
e per questo peccato non v’è alcun rimedio,
tanto è radicato nell’intimo del mio cuore.

 

Penso che nessun volto sia gentile quanto il mio
né forma più perfetta, o perfezione sì pregiata;
e al mio proprio merito attribuisco tal valore
ch’io supero ogni altro in qualsiasi campo.

 

Ma quando lo specchio mi svela come sono,
colpito e disfatto da consunta vecchiaia,
leggo al rovescio questo amore di me stesso:

 

sarebbe cosa infame amare quell’io che vedo.
Sei tu, il mio vero io, che elogio in vece mia,
rinverdendo la mia età col colore dei tuoi anni.