Sonetto CXLI

Sonetto CXLI

(William Shakespeare Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1564 – Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1616)

 

In verità, io non ti amo coi miei occhi,
perché essi non vedono in te un mucchio di difetti;
ma è il mio cuore che ama quel che loro disprezzano
e, apparenze a parte, ne gode alla follia.

 

Né i miei orecchi delizia il timbro della tua voce,
né la mia sensibilità è incline a vili tocchi,
né il mio gusto e l’olfatto bramano l’invito
al banchetto dei sensi con te soltanto.

 

Ma né i miei cinque spiriti, né i miei cinque sensi
possono dissuadere questo mio sciocco cuore dal tuo servizio,
avendo ormai perso ogni sembianza umana,

 

ridotto ormai a schiavo e misero vassallo del tuo superbo cuore.
Solo per questo io considero la mia peste un bene:
che chi mi fa peccare, m’infligga pure la penitenza.


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