Er caffettiere filosofo

Er caffettiere filosofo
(Giuseppe Gioachino Belli Roma 7/9/1791 – Roma 21/12/1863)

L’ommini de sto monno sò l’istesso
Che vaghi de caffè ner macinino:
C’uno prima, uno doppo, e un’antro appresso,
Tutti quanti però vanno a un distino.

Spesso muteno sito, e caccia spesso
Er vago grosso er vago piccinino,
E ss’incarzeno tutti in zu l’ingresso
Der ferro che li sfraggne in porverino.

E l’ommini accusì viveno ar monno
Misticati pe mano de la sorte
Che sse li gira tutti in tonno in tonno;

E movennose oggnuno, o ppiano, o fforte,
Senza capillo mai caleno a fonno
Pe cascà ne la gola de la morte.

1833

Il caffettiere filosofo

Gli uomini di questo mondo sono come
I grani di caffè nel macinino:
Prima uno, uno dopo, un’altro dietro,
Tutti vanno però verso il medesimo destino.

Spesso cambiano luogo, e spesso
Il grano grande scaccia il grano piccolo,
E si incalzano tutti sull’ingresso
Del ferro che li sfrange in polvere.

E gli uomini così vivono al mondo
Mescolati per mano della sorte,
Che li fa girare tutti in tondo.

E muovendosi ognuno lento o veloce,
Senza mai rendersi conto calano sul fondo
Per cadere nella gola della morte.

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