La mente è una cosa che incanta

La mente è una cosa che incanta
(Marianne Moore Kirkwood, Missouri, USA 15/11/1887 – New York City, USA 5/2/1972 – Premio Pulitzer per la poesia 1952)

è una cosa incantata,
come lo smalto sopra
un’ala di locusta,
suddiviso dal sole
finché le trame sono una legione.
Come Gieseking che suona Scarlatti;

come il punteruolo che l’apteryx
ha per becco, oppure come
lo scialle da pioggia del kivi,
fatto di piume filiformi, la mente
tenta la strada come fosse cieca
e cammina tenendo gli occhi a terra.

Ha l’orecchio della memoria,
che sa udire senza
dover udire.
Come l’inclinazione del giroscopio,
che è davvero univoca perché
imperante certezza la governa,

è un potere
di forte incantamento.
E’ come il collo della
colomba, animato
dal sole; è l’occhio della memoria;
è incoerenza coscienziosa.

E strappa il velo, squarcia
la tentazione,
la nebbia che il cuore porta addosso,
gliela strappa dagli occhi – se pure
il cuore ha un volto; dissipa
lo scoramento. E’ fuoco dell’iridescenza

del collo della colomba; nelle
incoerenze
di Scarlatti.
Ordine sottopone
a prova il suo disordine; non è
un giuramento di Erode, che non può mutare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *