Che mondo sarà il vostro

Che mondo sarà il vostro
Lettera ai miei figli sulle Fucilazioni di Goya

(Jorge De Sena 1919-1978)

 

Non so, figli miei, che mondo sarà il vostro.
E’ possibile, tutto è possibile, che sia
quello che desidero per voi. Un mondo semplice,
dove ogni cosa abbia solo la difficoltà che risulta
dal non avere nulla che non sia semplice e naturale.
Un mondo in cui tutto sia permesso,
secondo il vostro gusto, il vostro anelo, il vostro piacere,
il vostro rispetto per gli altri, il rispetto degli altri per voi.
Ed è possibile che non sia questo, non sia nemmeno questo
quello che vi serva per vivere. Tutto è possibile,
anche quando lottiamo, visto che dobbiamo lottare,
per quanto ci sembri la libertà e la giustizia,
o più di ognuna d’esse una fedele
dedizione all’onore di essere vivo.
Un giorno saprete fin troppo bene che l’umanità
non tiene conto del numero di quelli che hanno pensato così,
hanno amato il loro simile per ciò che aveva di unico,
di insolito, di libero, di diverso
e sono stati sacrificati, torturati, bastonati
e consegnati ipocritamente alla giustizia secolare,
perché li liquidasse “con somma pietà e senza spargimento di sangue”.
Per esser stati fedeli a un dio, a un pensiero,
a una patria, una speranza, o anche solo
alla fame incontestabile che gli rodeva le viscere,
sono stati sventrati, scorticati, bruciati, asfissiati
e i loro corpi accatastati così anonimamente come avevano vissuto,
o le loro ceneri disperse perché di loro non restasse memoria.
A volte a causa di una razza, altre
a causa di una classe, hanno tutti espiato
gli errori che non avevano commesso o non avevano coscienza
di aver commesso. Ma è anche successo
e succede che non furono uccisi.
Ci sono sempre stati infiniti modi di prevalere,
annichilendo docilmente, delicatamente,
per impervi cammini quali si dice siano quelli di Dio.
Queste fucilazioni, questo eroismo, questo orrore,
è stata una fra le mille cose accadute in Spagna
più di un secolo fa e che per violenza e ingiustizia
offese il cuore di un pittore chiamato Goya,
che aveva un cuore molto grande, pieno di furia
e di amore. Ma questo non è niente, figli miei.
Solo un episodio, un breve episodio,
in questa catena di cui siete (o non sarete) un anello
di ferro e di sudore e sangue e un seme
lungo il mondo che sogno per voi.
Dovete credere che nessun mondo, che niente è successo
vale più di una vita o dell’allegria di averla.
E’ questo che più conta – questa allegria.
Dovete credere che la dignità di cui tanto vi parleranno
non è altro che questa allegria che viene
dal sentirsi vivo e sapere che mai una volta
uno sarà meno vivo o soffrirà o morirà
perché uno solo di voi resista un po’ di più
alla morte che è di tutti e verrà.
Sappiate tutto questo serenamente,
senza dar colpa a nessuno, senza terrore, senza ambizione
e soprattutto senza distacco o indifferenza,
ardentemente spero. Tanto sangue,
tanto dolore, tanta angoscia, un giorno
– anche se il tedio di un mondo felice vi perseguita –
non dovrà essere invano. Confesso che
molte volte, pensando all’orrore di tanti secoli
di oppressione e crudeltà, esito un momento
e un’amarezza mi sommerge inconsolabile.
Saranno invano o no? Ma, anche se lo fossero,
chi può resuscitare questi milioni, chi restituire
non solo la vita, ma tutto ciò che gli è stato tolto?
Nessun Giudizio Universale, figli miei, può dare loro
quell’istante che non hanno vissuto, quell’oggetto
di cui non hanno goduto, quel gesto
di amore, che avrebbero fatto “domani”.
E, per questo, quel mondo che possiamo creare
ci tocca tenerlo con cura, come cosa
che non è solo nostra, che ci è concessa
per conservarla con rispetto
in memoria del sangue che ci scorre nelle vene,
della nostra carne che è stato altro, dell’amore che
altri non amarono perché gli fu sottratto.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *