Se devi amarmi

Se devi amarmi
(
Elizabeth Barrett Browning Durham, Regno Unito 6/3/1806 – Firenze 29/6/1861)

Se devi amarmi, amami per nulla
solo nel nome dell’amore. Non dire:
“L’amo per il sorriso, per lo sguardo, per il modo
dolce di parlare, per un atteggiamento di pensiero
che ben s’adatta al mio, e che certo causò
un senso di gradevole accordo quel tal giorno”.
Poiché simili cose, esse stesse, amato,
possono cambiare, o cambiare per te, e l’amore nato
così, può così essere disfatto. E non amarmi
per asciugarmi la guancia con l’amorevole tua pietà:
riceva il tuo conforto, e perdere con ciò il tuo amore!
Amami nel nome dell’amore, ché per sempre
tu possa amarmi in una eternità d’amore.
Quando l’anime nostre s’ergano dritte e forti,
faccia a faccia, silenti, sempre più vicine,
finché tutte s’accendono le loro lunghe ali
ad ogni punta ricurva, quale amaro torto
può farci il mondo, che noi non siamo sempre
felici quaggiù? Pensa! Se in alto ascendessimo,
gli angeli s’affollerebbero attorno a noi
per far cadere aurea sfera di canto perfetto
nel nostro fondo, carissimo silenzio. Restiamo
invece in terra, amato, dove gli umori
dissimili e contrari degli uomini si ritraggono
e lasciano isolati i puri spiriti, e concedono
un luogo calmo per amarcisi un giorno,
racchiuso dalle tenebre e dall’ora della morte.

da “Sonnets from the Portuguese”

Il silenzio

Il silenzio
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

 

Ora contiamo fino a dodici
e rimaniamo tutti quieti.
Per una volta sulla terra
non parliamo in nessuna lingua,
per un secondo fermiamoci,
non muoviamo tanto le braccia.
Sarebbe un minuto fragrante,
senza fretta ne’ locomotive,
saremo tutti uniti in un’inquietudine istantanea.

Quell’unico sguardo…

Quell’unico sguardo…

(di Ivan Achmet’ev)

 

 

Quell’unico sguardo

ebbe innumerevoli conseguenze

 

innumerevoli sguardi

innumerevoli abbracci

innumerevoli baci

innumerevoli giuramenti

di fedeltà sino alla tomba.

Per molti giorni…

Per molti giorni…

(Rabindranath Tagore Calcutta, India 7/5/1861 – Santiniketan, India 7/8/1941 – Premio Nobel per la letteratura 1913)

 

Per molti giorni, per molte miglia,

con molte spese, per molti paesi,

sono andato a vedere i monti,

sono andato a vedere il mare.

Ma a due passi da casa,

quando ho aperto gli occhi,

non ho visto

una goccia di rugiada

sopra una spiga di grano.

Mani pulite

Mani pulite
(José Saramago n. ad Azinhaga, Portogallo il 16/11/1922 – Premio Nobel per la letteratura 1998)

Dal gesto di ammazzare con le mani
il modo di impastare non diverge
(che bello ch’è il progresso, che sollievo:
col pulsante qui a destra, eccoti il pane,
col pulsante a sinistra, facilmente,
anche senza mirare, lancio il missile
e il nemico centro).

Partono gli emigranti

canta Giovanna Marini

 

 

Partono gli emigranti

(di Alfredo Bandelli 1945-1994)

 

Non piangere bella se devo partire

se devo restare lontano da te

non piangere bella non piangere mai

che presto vedrai ritorno da te.

 

Addio alla mia terra addio alla mia casa

addio a tutto quello che lascio quaggiù

o tornerò presto o tornerò mai

soltanto i ricordi io porto con me.

 

Partono gli emigranti partono per l’Europa

sotto lo sguardo della polizia

partono gli emigranti partono per l’Europa

i deportati de la borghesia.

 

O bella lontano non so quanto tempo

avrò d’aspettare finché tornerò

le notti son lunghe non passano mai

e non posso mai averti con me.

 

Soltanto fatica violenza e razzismo

ma questa misera coscienza ci da

consumo le mani e mi cresce la voglia

la voglia di avere il mondo per me.

 

Partono gli emigranti partono per l’Europa

sotto lo sguardo della polizia

partono gli emigranti partono per l’Europa

i deportati de la borghesia.

Canzoniere – sonetto LXI

Canzoniere – sonetto LXI
(Francesco Petrarca Arezzo 20/7/1304 – Arquà, PD 18-19/7/1374)

Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese, e l’anno,
e la stagione, e ‘l tempo, e l’ora, e ‘l punto,
e ‘l bel paese, e ‘l loco ov’io fui giunto
da’ duo begli occhi che legato m’hanno;

e benedetto il primo dolce affanno
ch’i’ebbi ad esser con Amor congiunto,
e l’arco, e le saette ond’io fui punto,
e le piaghe che ‘nfin al cor mi vanno.

Benedette le voci tante ch’io
chiamando il nome de mia donna ho sparte,
e i sospiri, e le lagrime, e ‘l desio;

e benedette sian tutte le carte
ov’io fama l’acquisto, e ‘l pensier mio,
ch’è sol di lei, sì ch’altra non v’ha parte.

 

Dal Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)

La spiaggia

La spiaggia
(Titos Patrikios n. ad Atene, Grecia il 21/5/1928)

Non ero sprofondato per sempre
nelle acque nere,
con difficoltà risalii in superficie
vidi il cielo risplendere
e non mi preoccupai più
del passato incompiuto,
non tentai più di aggrapparmi
a un futuro pianificato.
Nuotai fino alla spiaggia
piena di gente, rumorosa,
e mi sdraiai sulla sabbia
molle e piena di orme.

Ciò che occorre è un uomo

Ciò che occorre è un uomo
(Carlo Betocchi Torino 23/1/1899 – Bordighera, IM 25/5/1986)

Ciò che occorre è un uomo
non occorre la saggezza,
ciò che occorre è un uomo
in spirito e verità;
non un paese, non le cose
ciò che occorre è un uomo
un passo sicuro e tanto salda
la mano che porge, che tutti
possano afferrarla e camminare
liberi e salvarsi.

(da “Dal definitivo istante”)