Camilleri legge cinque poesie “incivili”

Camilleri legge cinque poesie “incivili”
(Andrea Camilleri n. Porto Empedocle, AG 6/9/1925)

Avrebbe voluto essere un pivot
invece pare sia stato riformato alla visita
di leva per non raggiunta statura minima.
A nulla valgono i tacchetti rialzanti

o le pedane a bella posta più alte o i servi
che allato a lui si fanno più bassi. Lo frena
nella lunga sua corsa al Quirinale solo
l’idea di avere al suo fianco i Corazzieri.

o – o – o

Sa,
la faccenda cominciò con una casetta
che un poveraccio,
a causa del caro fitti,
si costruì da queste parti.
Poi venne un suo cugino imprenditore
ed elevò quel palazzo di otto piani.
In breve sorse un paese.
Vollero un prete, me,
ad educare al rispetto di Dio e della legalità.
Questa chiesa?
E’ abusiva come lo è tutto qui.

o – o – o

Il pesce, si sa, comincia a puzzare dalla testa.
Oggi la testa del pesce è letteralmente fetida,
ma la metà degli italiani s’inebria a quel fetore,
se ne riempie i polmoni come aria di montagna.

Finalmente è venuto il suo regno! Esultate!
La monnezza che invade città e campagne
è il segno tangibile della sua immanenza, il suo
speculare incarnarsi alla folla osannante.

o – o – o

Alcuni giurarono, e scrissero, d’aver veduto
il fumo dopo la strage lentamente ricomporsi
sino a formare il volto del maligno con
la barba inconfondibile di Osama.

Intanto ai piloti kamikaze fedeli in estasi
auguravano il paradiso con le vergini danzanti.
Gli uni agli altri nemici, ma perfettamente uguali,
verso e recto della medesima moneta falsa.

o – o – o

Ci furono un tempo, le convergenze parallele.
Per questo assurdo geometrico inventato
da un povero statista, fu tutto un gran ridere.
Era stato, invece, assai buon profeta.

Oggi la convergenza parallela è d’uso
comune tra il governo e la sua opposizione.
A non rispettarla sono solo i binari, altrimenti
i treni deraglierebbero, come farà l’Italia.

(da Poesie incivili, 2008)

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