Non voglio

Non voglio
(Margherita Guidacci Firenze 25/4/1921 – Roma 19/6/1992)

Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri
e difficili, ma io vedo chiaro
e so che in fondo sono solamente
metri e gessetti con cui misurate
e segnate – segnate e misurate
senza stancarvi.

Sfilate spilli di tra le labbra, come un sarto:
me li appuntate sull’anima
e dite: "Qui faremo un bell’orlo.
Dopo starai tanto meglio."

Io non voglio che mi tagliate un pezzo d’anima!
Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo,
ebbene, non voglio entrarci.

Sono una poetessa: una farfalla, un essere
delicato, con le ali.
Se le strappate, mi torcerò sulla terra,
ma non per questo potrò diventare
una lieta e disciplinata formica.)

Di notte

Di notte
(Hermann Hesse Calw, Germania 2/7/1877 – Montagnola, Svizzera 9/8/1962 – Premio Nobel per la letteratura 1946)

Di notte, quando mi culla il mare
e il pallido chiarore degli astri
si specchia sulle sue onde,
allora mi posso staccare
da ogni cura e da ogni amore
e resto immoto a respirare
cullato soltanto dal mare
che mi circonda freddo e luminoso.

Allora mi ricordo dei miei amici
e affondo il mio sguardo nel loro,
chiedendo a ciascuno sommesso:
"Sei ancora mio? Muori, se muoio io?
Senti tu del mio amore, del mio affanno
anche soltanto un alito, un riflesso?"

Il mare guarda placido e muto
e mi sorride: no.
E mai mi giunge una risposta, né un saluto.

Quando la Notte è quasi conclusa…

J347 (1862) / F679 (1863)
(
Emily Dickinson Amherst, USA 10/12/1830 – Amherst, USA 15/5/1886)
 
Quando la Notte è quasi conclusa –
E l’Alba spunta tanto vicina
Che possiamo toccarne gli Spazi –
È tempo di lisciare i Capelli –

E far sì che le Fossette siano pronte –
E meravigliarci di esserci preoccupati
Per quella vecchia – sbiadita Mezzanotte –
Che ci spaventò – non più di un’Ora fa –

Sonetto XXVII

Sonetto XXVII

(William Shakespeare Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1564 – Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1616)

 

  Sfinito dalla fatica, mi affretto al mio letto,
il caro riposo per le membra stanche del viaggio;
ma allora un altro viaggio mi comincia nella testa,
e lavora la mia mente, quando è finito il lavoro del corpo.

 

   Allora i miei pensieri, di là lontano dove mi trovo,
verso di te fanno un devoto pellegrinaggio,
e tengono spalancate le mie palpebre pesanti,
a guardare la tenebra che vedono i ciechi.

 

   Senonché la vista immaginaria della mia anima,
presenta al mio sguardo cieco la tua ombra,
che, come un gioiello appeso alla notte spettrale, 
fa la nera notte bella e il suo vecchio volto nuovo.

 

   Così di giorno le mie membra, di notte la mia mente,
per causa tua, e mia, non trovano quiete.