I colori della Pace

I colori della Pace
(
Tali Sarek, una bambina israeliana)

Avevo una scatola di colori,
brillanti decisi e vivi
avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, alcuni molto freddi.
Non avevo il rosso
per il sangue dei feriti,
non avevo il nero
per il pianto degli orfani,
non avevo il bianco
per le mani ed il volto dei morti
non avevo il giallo
per le sabbie ardenti.
Ma avevo l’arancio
per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
e il celeste per i chiari
cieli splendenti
e il rosa per il sogno e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

(Trovata nello zainetto di Tali Sarek, una bambina di 12 anni, al tempo della guerra del Kippur)

Fratello mio

Fratello mio
(Mourad Kanzari n. in Tunisia)

Fratello mio
la tua musica
la porta il vento
alle mie orecchie
ed io la canto:
parole di nostalgia
filate
e affilate.

(da: "Poesia dell’esilio", 1998)

Non voglio

Non voglio
(Margherita Guidacci Firenze 25/4/1921 – Roma 19/6/1992)

Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri
e difficili, ma io vedo chiaro
e so che in fondo sono solamente
metri e gessetti con cui misurate
e segnate – segnate e misurate
senza stancarvi.

Sfilate spilli di tra le labbra, come un sarto:
me li appuntate sull’anima
e dite: "Qui faremo un bell’orlo.
Dopo starai tanto meglio."

Io non voglio che mi tagliate un pezzo d’anima!
Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo,
ebbene, non voglio entrarci.

Sono una poetessa: una farfalla, un essere
delicato, con le ali.
Se le strappate, mi torcerò sulla terra,
ma non per questo potrò diventare
una lieta e disciplinata formica.)

Io pure

Io pure

(Langston Hughes Joplin, Missouri, USA 1/2/1902 – New York, USA 22/5/1967)
 

Io pure canto l’America.
Sono il fratello più scuro.
Loro mi spediscono a mangiare in cucina
quando ci sono gli ospiti,
ma io me la rido,
e mangio con gusto,
e mi irrobustisco.

Domani,
io sarò seduto a tavola
quando ci saranno ospiti.
Nessuno si azzarderà
a dirmi
«Vattene a mangiare in cucina»
Allora.

E per di più,
si accorgeranno di come sono bello
e si vergogneranno –
Io pure sono l’America.

 

Grazie a giovanotta per avermela mandata

Di notte

Di notte
(Hermann Hesse Calw, Germania 2/7/1877 – Montagnola, Svizzera 9/8/1962 – Premio Nobel per la letteratura 1946)

Di notte, quando mi culla il mare
e il pallido chiarore degli astri
si specchia sulle sue onde,
allora mi posso staccare
da ogni cura e da ogni amore
e resto immoto a respirare
cullato soltanto dal mare
che mi circonda freddo e luminoso.

Allora mi ricordo dei miei amici
e affondo il mio sguardo nel loro,
chiedendo a ciascuno sommesso:
"Sei ancora mio? Muori, se muoio io?
Senti tu del mio amore, del mio affanno
anche soltanto un alito, un riflesso?"

Il mare guarda placido e muto
e mi sorride: no.
E mai mi giunge una risposta, né un saluto.

Sono una donna

Sono una donna

(Joumana Haddad n. a Beirut, Libano 6/12/1970)

 

Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mie mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e che quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e avvengo.
Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza di loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio
e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.
Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.

(da "Non ho peccato abbastanza", antologia di poetesse arabe contemporanee)

Sogni

Sogni

(Langston Hughes Joplin, Missouri, USA 1/2/1902 – New York, USA 22/5/1967)
 

Tenetevi stretti ai sogni
perché se i sogni muoiono
la vita è un uccello con le ali spezzate
che non può volare.

Tenetevi stretti ai sogni
perché quando i sogni se ne vanno
la vita è un campo arido
gelato dalla neve.

Camilleri legge cinque poesie “incivili”

Camilleri legge cinque poesie “incivili”
(Andrea Camilleri n. Porto Empedocle, AG 6/9/1925)

Avrebbe voluto essere un pivot
invece pare sia stato riformato alla visita
di leva per non raggiunta statura minima.
A nulla valgono i tacchetti rialzanti

o le pedane a bella posta più alte o i servi
che allato a lui si fanno più bassi. Lo frena
nella lunga sua corsa al Quirinale solo
l’idea di avere al suo fianco i Corazzieri.

o – o – o

Sa,
la faccenda cominciò con una casetta
che un poveraccio,
a causa del caro fitti,
si costruì da queste parti.
Poi venne un suo cugino imprenditore
ed elevò quel palazzo di otto piani.
In breve sorse un paese.
Vollero un prete, me,
ad educare al rispetto di Dio e della legalità.
Questa chiesa?
E’ abusiva come lo è tutto qui.

o – o – o

Il pesce, si sa, comincia a puzzare dalla testa.
Oggi la testa del pesce è letteralmente fetida,
ma la metà degli italiani s’inebria a quel fetore,
se ne riempie i polmoni come aria di montagna.

Finalmente è venuto il suo regno! Esultate!
La monnezza che invade città e campagne
è il segno tangibile della sua immanenza, il suo
speculare incarnarsi alla folla osannante.

o – o – o

Alcuni giurarono, e scrissero, d’aver veduto
il fumo dopo la strage lentamente ricomporsi
sino a formare il volto del maligno con
la barba inconfondibile di Osama.

Intanto ai piloti kamikaze fedeli in estasi
auguravano il paradiso con le vergini danzanti.
Gli uni agli altri nemici, ma perfettamente uguali,
verso e recto della medesima moneta falsa.

o – o – o

Ci furono un tempo, le convergenze parallele.
Per questo assurdo geometrico inventato
da un povero statista, fu tutto un gran ridere.
Era stato, invece, assai buon profeta.

Oggi la convergenza parallela è d’uso
comune tra il governo e la sua opposizione.
A non rispettarla sono solo i binari, altrimenti
i treni deraglierebbero, come farà l’Italia.

(da Poesie incivili, 2008)

Tristissimo secolo

Tristissimo secolo

(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)
 

Pensando ai "respingimenti"

 

Il secolo degli esiliati,
il libro degli esiliati,
il secolo grigio, il libro nero.
E’ ciò che devo lasciare
scritto e aperto nel libro,
dissotterrandolo dal secolo
e dissanguandolo nel libro.
Perchè io vissi la fratta
dei perduti nella selva:
nella selva dei castighi.
Ho contato le mani tagliate
e le montagne di cenere,
i singhiozzi separati,
gli occhiali senza occhi
e i capelli senza testa.
Poi ho cercato per il mondo
quelli che han perso la patria,
portando dove le portai
le loro bandierine sconfitte,
le loro stelle di Giacobbe,
le povere fotografie.
Ho conosciuto anch’io l’esilio.
Ma, essendo nato camminante,
sono tornato a mani vuote
a questo mare che mi riconosce;
sono altri, però, gli ancora,
gli ancora tormentati,
quelli che ancora lasciano indietro
i loro amori e i loro errori,
pensando che forse, forse,
e sapendo che mai, mai:
così mi toccò singhiozzare
questo singhiozzo polveroso,
di quelli che persero la terra,
e celebrare coi miei fratelli
(quelli che rimasero lì)
le costruzioni vittoriose,
i raccolti di pani nuovi.

I giusti


I giusti
(Jorge Luis Borges Buenos Aires, Argentina 24/8/1899 – Ginevra, Svizzera 14/6/1986)

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo