Il cammino

Il cammino
(Gennadij Ajgi Ciuvascia, Russia 21/8/1934 – Mosca, Russia 21/2/2006)

Quando nessuno ci ama
cominciamo
ad amare le nostre madri
Quando nessuno ci scrive
ricordiamo
i vecchi amici
E le parole ormai pronunciamo solo perché
tacere ci spaventa
e i movimenti sono pericolosi
Alla fine – in fortuiti parchi trascurati
piangiamo per le penose trombe
di penose orchestre

(Trad. di Paolo Statuti)

Il razzismo

Il razzismo
(Pier Paolo Pasolini Bologna 5/3/1922 – Ostia, Roma 2/11/1975)

Il razzismo come cancro morale dell’uomo moderno,
e che, appunto come il cancro, ha infinite forme.
È l’odio che nasce dal conformismo,
dal culto della istruzione,
dalla prepotenza della maggioranza.
È l’odio per tutto ciò che è diverso,
per tutto ciò che non rientra nella norma,
e che quindi turba l’ordine borghese.
Guai a chi è diverso!
Questo il grido, la formula, lo slogan del mondo moderno.
Quindi odio contro i negri, i gialli, gli uomini di colore:
odio contro gli ebrei, odio contro i figli ribelli, odio contro i poeti.

(Da: La rabbia, 1962)

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Notte d’estate

Notte d’estate
(Federico García Lorca Fuente Vaqueros, Spagna 5/6/1898 – Víznar, Spagna 19/8/1936)

L’acqua della fonte
suona il suo tamburo
d’argento.

Gli alberi
tèssono il vento
e i fiori lo tingono
di profumo.

Una ragnatela
immensa
fa della luna
una stella.

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Ascoltami

Ascoltami
(Anonimo)

Ascolta per favore, ho bisogno di parlarti,
concedimi solamente qualche istante.
Accetta quello che vivo, quello che sento senza reticenza,
senza giudicare.

Ascoltami, per favore, ho bisogno di parlare,
non bombardarmi di domande, consigli, idee.
Non sentirti obbligato a risolvere le mie difficoltà.
Mancheresti tu di fiducia nelle mie capacità?

Ascoltami per favore, ho bisogno di parlare.
Non interpretare e non cercare di analizzare.
Mi sentirò incompreso e manipolato
e non potrò più comunicare con te.

Ascoltami, per favore, ho bisogno di parlare.
Non interrompere per fare domande.
Non cercare di forzare il mio Io nascosto,
io so fin dove posso e voglio andare.

Ascoltami per favore, ho bisogno di parlare.
Rispetta i silenzi che mi fanno camminare.
Guardati bene dal frantumarli.
E’ da essi assai spesso che io sono illuminato.

Allora adesso che mi hai ascoltato per bene
ti prego puoi parlare:
Con attenzione e disponibilità,
a mia volta, ti ascolterò.

La vecchia del sonno

La vecchia del sonno
(Aldo Palazzeschi Firenze 2/2/1885 – Roma 17/8/1974)

Centanni ha la vecchia.
Nessuno la vide aggirarsi nel giorno.
Sovente la gente la trova a dormire
vicino alle fonti:
nessuno la desta.
Al dolce romore dell’acqua
la vecchia s’addorme,
e resta dormendo nel dolce romore
dei giorni dei giorni dei giorni…

(Da: Poesie)

Dello stesso autore: Anche la morte ama la vitaChi sono?L’AssoltoLa portaMovimentoRio Bo

I fiumi

I fiumi
(
Giuseppe Ungaretti Alessandria d’Egitto 8/2/1888 – Milano 1/6/1970)

Mi tengo a quest’albero mutilato
abbandonato in questa dolina
che ha il languore
di un circo
prima o dopo lo spettacolo
e guardo
il passaggio quieto
delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso
in un’urna d’acqua
e come una reliquia
ho riposato

L’Isonzo scorrendo
mi levigava
come un suo sasso

Ho tirato su
le mie quattr’ossa
e me ne sono andato
come un acrobata
sull’acqua

Mi sono accoccolato
vicino ai miei panni
sudici di guerra
e come un beduino
mi sono chinato a ricevere
il sole

Questo è l’Isonzo
e qui meglio
mi sono riconosciuto
una docile fibra
dell’universo

Il mio supplizio
e quando
non mi credo
in armonia

Ma quelle occulte
mani
che m’intridono
mi regalano
la rara
felicità

Ho ripassato
le epoche
della mia vita

Questi sono
i miei fiumi

Questo è il Serchio
al quale hanno attinto
duemil’anni forse
di gente mia campagnola
e mio padre e mia madre

Questo è il Nilo
che mi ha visto
nascere e crescere
e ardere d’inconsapevolezza
nelle estese pianure

Questa è la Senna
e in quel suo torbido
mi sono rimescolato
e mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi
contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia
che in ognuno
mi traspare
ora ch’è notte
che la mia vita mi pare
una corolla
di tenebre

Cotici il 16 agosto 1916

(Da: L’allegria)

Dello stesso autore: Di luglioFratelliGrecia 1970Il lampo della boccaIn memoriaMattinaNataleNon gridate piùNotte di marzoOgni anno, mentre scopro che FebbraioPer i morti della resistenzaScoperta della donnaSegreto del poetaSoldatiSono una creaturaTrame lunariUna donna s’alza e canta

Contro Ferragosto

Contro Ferragosto
(Guido Oldani n. a Melegnano, MI nel 1947)

L’aria che si respira sembra piombo,
dentro la malattia della calura
e il fiato va in salita come un camion
e fa il rumore greve di un motore.
ogni respiro pare duri ore
di una giornata di manovalanza
eppure siamo allegri ai nostri posti,
io specialmente in gabbia nella stanza.

Dello stesso autore: Natale

Genova 14 Agosto 2018


14/8/2018 Crollo del Viadotto Polcevera

Genova 14 Agosto 2018
(Mario Traversi n. a Varazze, SV nel 1933)

Doveva essere un ferragosto di festa,
la vacanza sognata da tempo
o qualche momento di rinnovate amicizie
per rompere la monotonia
di un faticoso anno di lavoro
e volare sulle ali gommate della fantasia
verso nuovi paesaggi e nuova gente,
dimenticarsi per qualche giorno o qualche ora
in un dolce e necessario far niente
e ricaricarsi per un altro anno
che li avrebbe aspettati al ritorno.

Invece fu l’ultimo giorno per chi di lì passava,
l’appuntamento con la nera signora
che paziente attendeva
sciogliendo “quei fili” nella tragica ora.

Senza flauti né arpe
la danza crudele delle ore,
ma una musica assordante di ferro e cemento
del gigante in ginocchio che muore
e i gemiti d’innocenti creature
come tremuli note di greche sventure.

Ora tace il ponte,
sfida architettonica che stupiva
per la sua grandiosità
e più non abbraccia le due sponde,
mentre scorre tumultuoso il fiume di parole
alla ricerca di una sofferta verità.

Il greto del Polcevera
è cimitero di corpi e d’illusioni;
quali altre occasioni
per rialzare gli occhi al cielo
per nuove, necessarie e vitali sfide?

Genova ha lacrime di sangue
ma non si arrende al pianto
e sui pilastri disossati del grande ponte
già s’alza un nuovo, forte canto.

DI VITA!

(Da: www.ponentevarazzino.com)

Il rivoluzionario

Il rivoluzionario
(Tomás Borge Matagalpa, Nicaragua 13/8/1930 – Managua, Nicaragua 30/4/2012)

L’uomo che non è capace di sognare è un povero diavolo.
L’uomo che è capace di sognare e di trasformare i sogni in realtà è un rivoluzionario.

L’uomo che non è capace di amare è un animale.
L’uomo che è capace di amare e di fare dell’amore uno strumento per il cambiamento è anch’egli un rivoluzionario.

Il rivoluzionario è quindi un sognatore, è un amante, è un poeta,
perchè non si può essere rivoluzionari senza lacrime negli occhi e senza tenerezza nelle mani.

75° anniversario dell’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema

  75° anniversario dell’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema

I canti della montagna
dedicata alle donne di Sant’Anna
(Elena Bono Sonnino, LT 29/10/1921 – Lavagna, GE 26/2/2014)

Soltanto chi ogni giorno va a morire
può cantare così.
Era come cantassero
i torrenti
le grandi erbe selvagge
le montagne.
il vostro cuore conteneva tutto
entro di sé:
erbe acque montagne,
cuore umano
più grande della morte.

Non c’è vita senza libertà
di Elena Bono

Sant’Anna di Stazzema. Marzabotto. Le Fosse Ardeatine.
Tutte le tappe della nostra Via Crucis nazionale.

Tutte spade conficcate nel cuore delle donne che quando non hanno pagato con la vita hanno pagato con prezzo senza fine.

Vedo l’Italia come una grande Maria Addolorata con le sette spade conficcate nel cuore così come l’ho veduta nel mio paese natale quando segue il Figlio Morto nella processione del Venerdì Santo.
Anche noi, nel nostro piccolo in Liguria, abbiamo avuto paesi bruciati, volti passati per le armi con divieto di seppellirli e anche qui le donne sono accorse con loro pericolo a porgere gli ultimi conforti ai moribondi.
Anch’io ho visto dieci uomini andare alla fucilazione e mi è giunto a distanza il loro grido. Qua e là abbiamo avuto i nostri fucilati, i nostri deportati, i nostri torturati.
E qui a Chiavari abbiamo avuto uno dei fasci più crudeli e sanguinari che abbiamo funestato la Liguria, pari in ferocia al fascio di Alessandria. Il pianto per i nostri morti si unisce al vostro come al vostro si unisce il nostro amore per la pace e soprattutto per la libertà dei popoli.

Non c’è vita senza libertà.

Senza libertà sarebbe come vivere senza l’aria e la lotta per la libertà non finisce mai, perché non è soltanto una lotta contro altri. Ma una lotta interiore per liberarci di quello che Max Picard chiamava “Hitler in noi” cioè lo spirito di sopraffazione, di approvazione, di intolleranza.

In questa fraternità vi abbraccio e vi sento vicini e sempre presenti nel lavoro che continuo considerandolo una battaglia, una atto di fedeltà verso quelli che sono morti per restituirci quella libertà che è la dignità e il senso stesso della vita umana.

Chiavari, 18/07/2007

Della stessa autrice: Ad una ninfaDalla betulla si effondePioggia in una notte d’inverno