Roma, all’improvviso, notte

Roma, all’improvviso, notte
(Maria Grazia Calandrone n. a Milano il 15/10/1964)

Roma, all’improvviso, notte
buio improvviso. il sole
splende sui tetti e non al suolo. il giorno
si capovolge come uno scarabeo
d’oro. sfolgora il metallo delle gru,
i meccanismi e i giunti unti di sole
colano pioggia d’oro.
una grandine chimica, innaturale, incrina
il contratto sociale del cielo
con gli uomini. i palazzi di Roma popolare, della mia bella Roma
contro il sereno: un paradiso caduto
sotto la fiamma liquida del cielo. il cielo butta
da una piaga sulfurea
un rovescio squillante di gabbiani: un luccichio scontento
di ali fatte per capire il mare
batte
pochi metri più in alto
del suolo, quasi che le nuvole si siano chinate
a calare uno sconforto solo terrestre e l’azzurro ne resti tutto
indifferente, scosceso di luce
nel gelo imperscrutabile del padre

Roma, 5 dicembre 2012, ore 16.20

(Da: Il bene morale, Crocetti 2017)

Della stessa autrice: Se, da adulti, riappare

Boto – Delfino rosa

Boto – Delfino rosa
(Márcia Theóphilo n. a Fortaleza, Brasile il 19/3/1941)

Nei lunghi mesi di pioggia quelle voci
sibilanti tra spume: i delfini
nascono dalle acque profonde.
Corpo vermiglio-rosato corre, vola
la pelle, frutto tenero e liscio,
porta memorie, si culla nelle onde
dei tropici, vicino all’equatore
scherza nella laguna, nel fiume denso di suoni
all’improvviso appare in mezzo alla foresta.
Corpo-sapore dolciastro porta a riva
un delfino, parto al chiaro di luna
affronta dolore alla nascita
penetra l’astro doloroso del tempo,
materia, sangue, nelle acque, geme
un parto un solo figlio, lo allatta
uno scambio di sguardi, il latte scaturisce
tra i sussurri nasce un dio: il Boto.

(Da: Amazzonia respiro del mondo)

Della stessa autrice: Le ninfeeMadre d’acqua

Gran poesia ha la guerra

Gran poesia ha la guerra
(
Dario Fo Sangiano, VA il 24/3/1926 – Milano 13/10/2016 – Premio Nobel per la letteratura 1997)

La guerra vedrai tornerà non temere
la guerra che sempre ci fa palpitare
che ci fa ancora gli amici trovare
non temere vedrai tornerà
e ci stringerà tutti in una passione
che pace tremenda la guerra ci dà.

Gran poesia ha la guerra.
Ci dà lo spettacolo di donne smorte
che piangono mute al nostro partire
di donne che piangono al nostro morire;
questa gioia la guerra ci dà
quante braccia tese per chi è ritornato
per chi la sua pelle a casa ha portato.

Gran poesia ha la guerra.
E i canti, le grida, la gente squartata
le madri vestite di nero
le pallide spose dell’uomo spogliate
che piangono nei cimiteri.

Medaglie, fanfare e canti di gloria
e ceppi e lapidi alla memoria
orfani attoniti e belle parole
tutto questo la guerra ci dà.

E i canti, le grida, la gente squartata
le madri vestite di nero
le pallide spose dell’uomo spogliate
che piangono nei cimiteri.

(Da: La passeggiata della domenica, 1967)

Dello stesso autore: Calma calma!Ho visto un reSeppelliamoci

Fotografia di mio padre a ventidue anni

Fotografia di mio padre a ventidue anni
(Raymond Carver Clatskanie, Oregon, USA 25/5/1938 – Port Angeles, Washington, USA 2/8/1988)

Ottobre. In quest’umida cucina sconosciuta
studio il giovane viso imbarazzato di mio padre.
Con un sorriso mansueto, tiene in mano un filo
di persici gialli e spinosi, nell’altra
una bottiglia di birra Carlsbad.

In jeans e maglietta, si appoggia
al paraurti di una Ford del ’34.
Ai posteri vorrebbe apparire cordiale e sincero,
porta il vecchio cappello alzato sull’orecchio.
Per tutta la vita mio padre ha voluto essere spavaldo.

Ma gli occhi lo tradiscono, e le mani
che molli ci offrono il filo dei pesci morti
e la bottiglia di birra. Papà, ti voglio bene,
ma come faccio a dirti grazie, io che, come te, non reggo l’alcool,
e non saprei neppure dove andare a pescare?

Dello stesso autore: Abbi CuraInsonnia invernale

Acqua

Acqua
(Pau Donés n. a Montanuy, Spagna l’11/10/1966)

…O DOVE STA LA FRONTIERA
TRA LA VERA AMICIZIA E L’ AMORE,
SE C’E’

Come puoi essere mia amica
Se per te darei la vita
Se confondo il tuo sorriso
Come un corteggiamento, se mi guardi
Ragione e pelle, miscela difficile
Acqua e sete, serio problema

Come puoi essere mia amica
Se per te mi perderei
Se confondo le tue carezze
Come un corteggiamento se mi coccoli
Passione e legge, miscela difficile
Acqua e sete, serio problema

Quando uno ha sete
però l’acqua non è vicina
Quando uno vuole bere
però l’acqua non è vicina

Che fare, tu lo sai
Mantenere le distanze
Rinunciare a quello che è naturale
E lasciare che l’acqua scorra

Come puoi essere mia amica
Quando riceverai questa lettera
C’è un messaggio tra le righe
Come puoi essere mia amica

Nell’attesa del braccio della morte

Giornata Mondiale contro la Pena di Morte

Nell’attesa del braccio della morte
(Susan Musgrave n. a Santa Cruz, California, USA il 12/3/1951)

Nell’attesa del braccio della morte,
una passionaria “madre sin corazon”
riscatta insieme alle compagne di cella
una vita di incontri sconvolgenti, erotismo,
narcotraffico, rapimento e maternità…

In una disperata fuga da una “Reina de la Cocaina”
ben più spietata della Salma Hayek
ne Le Belve di Oliver Stone.

“Scrivere mi ha sempre salvato,
forse dal carcere, forse dal suicidio.”

(Da: Cargo di orchidee)

La mano

La mano
(PJ Harvey n. a Bridport, Regno Unito il 9/10/1969)

La gente oltrepassa la mano.
Ci sono suoni di clacson e musica.
La gente oltrepassa la mano che mendica.

Tre ragazzi incappucciati incrociano le braccia
e schivano la mano,
la mano che mendica sotto la pioggia.

La donna vestita di blu non guarderà
la mano che mendica,
distesa sotto la pioggia.

La gente va e viene, gli occhi sui cellulari.
Nessuno prende la mano
distesa, luccicante sotto la pioggia.

Nel cavo della mano
c’è un quadrato di carta
ripiegata,

ma nessuno si sofferma sulla carta bianca
che riluce nella mano che mendica,
distesa e luccicante sotto la pioggia.

(Da: Il cavo della mano)

(Trad. di Matteo Campagnoli)

Un po’ d’oro nel fango

Un po’ d’oro nel fango
(Guy Goffette n. a Jamoigne, Chiny, Belgio il 18/4/1947)

Mi dicevo anche: vivere è altra cosa
da quest’oblio del tempo che passa,
non le stragi dell’amore e dell’usura –
dal mattino alla notte lo facciamo:

fendere il mare, fendere il cielo, la terra,
volta per volta uccello, pesce, talpa, infine:
giocando a mescolare l’aria, l’acqua, i frutti
e la polvere; agendo come, bruciando per,

andando verso, a raccogliere cosa? Il verme
nella mela, tra le messi il vento, tanto tutto
sempre ricade, tanto tutto ricomincia e niente
mai è uguale a quello che era, né meglio né peggio,

e non cessa di ripetere: vivere è altra cosa.

(Da: La vie promise)

(Trad. di Antonello Danni)

Canto di donna

Canto di donna
(Sergio Solmi Rieti 16/12/1899 – Milano 7/10/1981)

Canto di donna che si sa non vista
dietro le chiuse imposte, voce roca,
di languenti abbandoni e d’improvvisi
brividi scorsa, di vuote parole
fatta, ch’io non discerno.
O voce assorta, procellosa e dolce,
folta di sogni,
quale rapiva i marinai in mezzo
al mare, un tempo, canto di sirena.
Voce del desiderio, che non sa
se vuole o teme, ed altra non ridice
cosa che sé, che il suo buio, tremante
amore. Come te l’accesa carne
parla talora, e ascolta
sé stupefatta esistere.

1926

(Da: Ritorno in città)

Dello stesso autore: Felicità che troppo bruciL’ultimo angeloUna volta

L’altra città

L’altra città
(Ghiannis Ritsos Monemvasia, Grecia 1/5/1909 – Atene, Grecia 11/11/1990)

Esistono molte solitudini intersecate – dice – sopra e sotto
ed altre in mezzo;
diverse o simili, ineluttabili, imposte
o come scelte, come libere – intersecate sempre.
Ma nel profondo, in centro, esiste l’unica solitudine – dice;
una città sorda, quasi sferica, senza alcuna
insegna luminosa colorata, senza negozi, motociclette,
con una luce bianca, vuota, caliginosa, interrotta
da bagliori di segnali sconosciuti.
In questa città
da anni dimorano i poeti.
Camminano senza far rumore, con le mani conserte,
ricordano vagamente fatti dimenticati, parole, paesaggi,
questi consolatori del mondo, i sempre sconsolati, braccati
dai cani, dagli uomini, dalle tarme, dai topi, dalle stelle,
inseguiiti dalle loro stesse parole, dette o non dette.

Dello stesso autore: Eppure…LascitoNeanche stanotte luna piena