Inizio di Dicembre a Croton-on-Hudson

Inizio di Dicembre a Croton-on-Hudson
(Louise Glück n. a New York, USA il 22/4/1943 – Premio Pulitzer per la poesia 1993)

Lance di sole. Lo Hudson si
Scheggia di ghiaccio.
Sento i dadi d’osso
Della ghiaia nel vento scricchiolare. Pallida
D’osso, la neve recente
Aderisce come pelliccia al fiume.
Stasi. Partivamo per consegnare
Regali di Natale quando scoppiò la gomma
L’anno scorso. Sopra le morte valve pini cimati
Da un temporale stavano, i rami spogli…
Ti voglio.

(1968)

(Traduzione di Gianni Menarini)

Della stessa autrice: Vento calante

Libertà

Libertà
(Nelson Mandela Mvezo, Sudafrica 18/7/1918 – Houghton, Johannesburg, Sudafrica 5/12/2013 – Premio Nobel per la pace 1993)

Ho camminato a lungo verso la libertà.
Ho fatto errori lungo il cammino.
Ma ho scoperto il segreto
che, dopo l’arrampicata di una grande collina,
si ritiene che vi sia molta più fatica a salire una collina.
Ho preso un momento di riposo qui,
a mirare la gloriosa meta che mi aspetta,
a guardare indietro la distanza già percorsa.
Ma posso solo riposare per un momento,
la libertà viene con responsabilità,
e oso non indugiare,
il mio lungo cammino non è terminato.

Le foreste rosa

Le foreste rosa
(Saniya Salih Siria 1935-1985)

Il proiettore del tiranno è puntato sui nostri visi.
Mangia la nostra carne.
Il treno sfreccia, sotto le nostre finestre,
trasportando stanze, nazioni, e rifiuti.
Urliamo, dalla tristezza,
i nostri cuori oscillano come frutti su un albero
le nostre lingue sputano carbone e fumo.
Sotto la luce infestata,
beviamo marciume e sconfitta.
Un autunno malconcio vive nelle catapecchie
e oscura gli edifici.
Sotterriamo le teste negli angoli,
tossiamo e gemiamo,
mentre i cavalli dei passanti nitriscono e sbuffano.
Un aeroplano passa sotto le nostre terrazze.
Le foreste rosa sono invisibili al buio.
Fantasmi abitano i castelli disabitati
irraggiungibili da proiettori di luce o binocoli;
la loro sete è più grande della fessura
attraverso la quale entrano gli stranieri;
la loro pelle è irta di spine
i loro piedi sono bocche rapaci
che divorano qualsiasi cosa calpestano.

(Da: Non ho peccato abbastanza, antologia di poetesse arabe contemporanee, Mondadori 2007)

Della stessa autrice: L’alba della notte

Proibito

Proibito
(Ahmed Fouad Negm Governatorato di Sharqiyya, Egitto 23/5/1929 – Il Cairo, Egitto 3/12/2013)

Il mio amore, una città
vestita e triste,
in ogni strada una difficoltà
e in ogni decorazione dei palazzi si legge:
è proibito svegliarsi
con il tuo amore, o dormire con esso.
Proibito il dibattito
proibito il silenzio
e ogni giorno col tuo amore
che cresce perché interdetto
e ogni giorno ti amo
ancora più di prima.

Dicembre

Dicembre
(Valerio Magrelli n. a Roma il 10/1/1957)

Minimo omaggio a John Donne

Dicembre, il lavandino si è svuotato:
tutta la luce se ne è andata via,
finché il mese sfinito, prosciugato,
giunge al cospetto di Santa Lucia.

Nel tenebrore della siccità
le mattinate sgocciolano notte,
e col solstizio dell’oscurità
l’intero anno si contrae per otte-

nere che lentamente, esile, torni
il moribondo flusso di corrente
ed un nuovo splendore inondi i giorni.

Solo così rinasce quel potente
getto di sole che rimette in moto
ruota, ciclo, marea, nascita, photos.

(Da: Il sangue amaro, 2014)

Dello stesso autore: 11 settembre 2001Ecce VideoEsistono parole che costeggianoGiovani senza lavoroL’abbraccio

Riassunto

Riassunto
(Pedro Tamen n. a Lisbona, Portogallo il 1/12/1934)

Consegno il giorno di oggi a quello di domani
come chi dà un frutto a un’altra bocca:
così, di giorno in giorno, si fa il giorno
– tranquillo, universale, indifferito.

Solo che non è il fiume che mi lava,
ma acqua definita, al suo posto.

(Traduzione di Giulia Lanciani)

(O ti adatti o sogni)

(O ti adatti o sogni)
(Ida Travi n. a Cologne, Brescia il 21/9/1948)

O ti adatti o sogni. Si fa presto a dire
Il muro era altissimo, io sono uscita
dall’altra parte. Era aperto dall’altra parte
Giusto il tempo di prendere il paltò

Giusto il tempo di vedere
l’inverno dappertutto
L’inverno è arrivato
dappertutto

Tu trova il germoglio, avvolgilo nella lana

Dove la madia era vuota presto ci sarà del pane
dove c’era del pane adesso per un attimo c’è buio.

(Da: NeoAlcesti. Canto delle quattro mura, 2009)

Della stessa autrice: (Tra le fronde)

Tutte le sfumature di rabbia

  Giornata Internazionale di Solidarietà per il Popolo Palestinese

Tutte le sfumature di rabbia
(Rafeef Ziadah n. a Beirut, Libano nel 1979)

Permettimi di parlare in arabo, la mia lingua, prima che occupino anche quella
Permettimi di parlare la mia lingua madre prima che colonizzino anche la sua memoria
Sono una donna araba di colore e noi veniamo con tutte le sfumature di rabbia
Tutto ciò che mio nonno ha mai desiderato fare era alzarsi all’alba
e guardare mia nonna inginocchiarsi
e pregare in un villaggio nascosto tra Yaffah e Haiffa.
Mia madre è nata sotto un albero di olivo
in una terra che dicono non è più mia.
Ma io attraverserò le loro barriere,
i loro checkpoints, il loro dannato muro di apartheid
e ritornerò alla mia terra d’origine.
E hai sentito mia sorella urlare ieri,
mentre partoriva ad un checkpoint
con i soldati israeliani che le guardavano tra le gambe
la loro prossima minaccia demografica? Ha chiamato la sua bambina Janeen.

E hai sentito Amna Muna che urlava dietro le sbarre della sua prigione
mentre riempivano di gas la sua cella?
Stiamo tornando a Falasteen
Sono una donna araba di colore e noi veniamo con tutte le sfumature di rabbia
Ma tu mi dici che il mio utero ti porterà solo il prossimo terrorista.
Che si fa crescere la barba, armato di pistola, con un copricapo, negro di sabbia.
Tu mi dici che mando i miei figli a morire
Ma quelli sono i tuoi ???
i tuoi F16 nel nostro cielo
E parliamo del business del terrorismo, per un secondo
Non è la Cia ad uccidere
E che ha portato Osama al potere?
I miei nonni non sono andati in giro come pagliacci
Con cappe bianche e cappucci bianchi
A linciare gente di colore.
Sono una donna araba di colore e noi veniamo con tutte le sfumature di rabbia
Così, chi è quella donna nera che urla durante una manifestazione?
Scusate. Non dovrei urlare?
Ho dimenticato di essere il tuo sogno orientale,
il genio nella bottiglia, la danzatrice del ventre, la ragazza dell’harem, la donna araba che parla a bassa voce.
– “Si signore. No signore. Grazie per i panini al burro d’arachidi che ci piovono addosso dagli F16 del padrone”
Sì, i miei liberatori stanno uccidendo i miei figli e li chiamano danni collaterali.
Sono una donna araba di colore e noi veniamo con tutte le sfumature di rabbia
Allora lascia solo che ti dica, questo mio utero
ti porterà soltanto il prossimo ribelle
con una pietra in una mano
e una bandiera palestinese nell’altra.

Sono una donna araba di colore
State attenti, state attenti alla mia rabbia.

Ultima volontà e testamento

Ultima volontà e testamento
(James Koller Oak Park, Illinois, USA 30/5/1936 – Joplin, Missouri, USA 10/12/2014)

Voglio solo cielo blu sopra di me.
Voglio le nuvole, tante
Di loro, varie, fugaci,
mutevoli al passaggio
Voglio le notti più nere
Piene di stelle cangianti,
voglio che gli uccelli mi trovino,
voglio il caldo respiro degli animali.
Anche il vento passerà,
per la sua strada verso i posti in cui
sono stato.


Quaderni di rose e civiltà

Quaderni di rose e civiltà
(Nicole Brossard n. a Montréal, Canada il 27/11/1943)

Poema per capire come
ci si possa piegare
ad un’idea
sfiorando coi capelli il fondo del silenzio

qualunque sia il mese qualunque la ferita
o il tenero colore del meriggio
tu anneghi nella
lingua la lingua e il suo salato mormorio

non ti scordare di voltare pagina
ad ogni gesto libero
perché l’ombra non cada
sulla facciata della solitudine

ancora certi giorni ancora io
aggiungo qualche cosa alla sostanza
dei volti conosciuti. Collare di memoria
e di animale salvato dall’abisso,
visto di spalle, collare: il verbo essere.

(Traduzione: Paolo Ruffilli)