Zingari

Zingari
(Paolo Buzzi Milano 15/2/1874 – Milano 18/2/1956)

Forse è la vita vera.
Il carro dipinto,
i cavalli selvatici e docili, ebbri di vento,
le belle figlie in cenci,
la mensa a bivacco furtiva sotto gli astri,
la strada bianca del mondo.
Io tornerò nella prigione potente
dove comando
e sono comandato:
io sfrenerò, di rabbia, i miei puledri ideali
sulla pista del sogno, a cuore morto, a stanca sera:
e per l’amore
mendicherò la mendicante mia a qualche buio di strada.
Io pago la carne con mano che sembra
chiedere anzi donare elemosina.
E la mia vita
è una rete di fogne
dove altro non luce che l’occhio del sorcio.
O Zingari, scoiatemi vivo, allo spiedo arrostitemi
fra due tronchi di selva!
Sono un poverissimo figlio di civili
che adora la barbarie.

(Da: Aeroplani, 1909)

Carissima

Carissima…
(Nathaniel Hawthorne Salem, Massachusetts, USA 4/7/1804 – Plymouth, New Hampshire, USA 19/5/1864)

Carissima,
vorrei possedere il dono della poesia, perché mi par ci sia poesia nella mia mente e nel mio cuore dal giorno in cui di te mi sono innamorato.
Tu sei una Poesia…
Tu sei una sorta di ballata, dolce, semplice, gaia, commovente, che la Natura canta, ora piangendo ora sorridendo e talvolta mescolando lacrime e sorrisi.

(Lettera di Nathaniel Hawthorne a Sophia Peabody, 1839)

( Un bacio alla mia Signora )

Mio tu. Mia sete. Mia attesa

Mio tu. Mia sete. Mia attesa
(Eduardo Carranza Villavicencio, Colombia 23/7/1913 – Bogotà, Colombia 13/2/1985)

Mio tu. Mia sete. Mia attesa. Mio ti amo.
Coltello e ferita che lo racchiude.
La risposta che aspetto quando chiamo.
La mia mela del cielo e della terra.
Mio per sempre e mio mai. Mia acqua leggera,
sonora e azzurra. Mio amore e mio simbolo.
La pelle infinita. La rosa folle.
Il giardino emaciato che mi sogna.
Stellare insonnia. Quello che mi manca.
La mela ancora. La sete. La seta.
Il mio cuore senza uso di ragione:
mi manchi tanto in questa lontananza,
ogni sera, ogni notte, ogni giorno,
proprio come se mi mancasse il cuore.

(Da: El Olvidado, 1949)

Mi hai chiesto il pane

Mi hai chiesto il pane…
(Alexandra Zambà n. a–d Alessandria d’Egitto nel 1947)

mi hai chiesto il pane
mi hai chiesto il pane morbido burro e latte
mi hai chiesto il pane nero di segale, bianco di manioca
di ceci polvere, farina di orzo mescolata terra d’Eufrate
mi hai chiesto il pane del buio degli armadi il pane clandestino
pane rubato nel grembiule succhio di gengive quello sognato
mi hai chiesto il pane dell’amore angelicato, bagnato nel vino
morso con rabbia respinto e poi riafferrato, cullato con nenie
capelli sciolti cenere, mani incrociate occhi gonfie di rossore,
piedi nudi sul selciato
mi hai chiesto i cortili dell’ombra, del ramo alto sul muro abbarbicato
mi hai chiesto il salto il battito il ritmo dell’anima il sogno della luna
mi hai chiesto

Ascolta

Ascolta
(Else Lasker-Schüler Elberfeld, Germania 11/2/1869 – Gerusalemme, Israele 22/1/1945)

Io mi prendo nelle notti
Le rose della tua bocca
Che nessun’altra ci beva.

Quella che ti abbraccia
Mi deruba dei miei brividi
Che intorno al tuo corpo io dipinsi.

Io sono il tuo ciglio di strada.
Quella che ti sfiora
Precipita.

Senti il mio vivere
Dovunque
Come orlo lontano?

Solitudine

Solitudine
(Fabrizio Consoli n. a Concordia sulla Secchia, Mo nel gennaio 1971)

Vorrei che nevicasse
sulle sconfinate praterie
che invadono la mia mente
così che tu possa essere la prima
a percorrerle.
E le orme che lascerai
come calchi indelebili
ricorderanno a me stesso
che non sono solo.

Poiché l’amore è fuori moda

Poiché l’amore è fuori moda
(Alice Walker n. a Eatonton, Georgia, USA il 9/2/1944)

Poiché l’amore è fuori moda
viviamo allora
al di fuori della moda.
Vedendo che il pianeta
è una pallina complessa
nelle mani di nani;
amore la nostra veste più scura.
Poveri di tutto eccetto
che di verità e di coraggio
tramandataci
da spiriti
antichi.
Rimaniamo vicini
alle anime ancestrali,
alla musica
dei non-defunti.

Poiché l’amore è pericoloso
passeggiamo a testa scoperta
sulla sponda del Grande Fiume.
Andiamo a raccogliere i fiori
mentre si sparano addosso.

Certi amici

Certi amici
(Sergio Bambarén n. a Lima, Perù il 1/12/1960)

Certi amici compaiono
nella vita di ciascuno di noi,
e se ne allontanano
appena l’hanno attraversata.
Diventano dei veri amici,
e condividono la nostra esistenza
per un istante, lasciandosi dietro
delle magnifiche impronte nella sabbia.

Autoritratto, Firenze

Autoritratto, Firenze
(Heinz Czechowski Dresda, Germania il 7/2/1935 – Francoforte sul Meno, Germania 21/10/2009)

Pomeriggio tardo. Incredibile
Luce invernale. Chi ancora non
È malinconico
Non può che diventarlo, qui. Io
Tremo nell’intimo. Terra troppo
Lontana la Germania. Quando mi avranno
Lasciato il dolore, la rabbia,
Sarò perduto.

La morte della ragione

La morte della ragione
(Amiri Baraka Newark, USA il 7/10/1934 – Newark, USA 9/1/2014)

1

La mia rabbia, talvolta,
è talmente brutta, è come se stesse seduta
fuori dalla natura, chiamando anche me
fuori, in qualche freddo vento merdoso
dell’inferno dell’uomo di colore. Le morte preghiere
che mi inaridiscono. Che rifiutano a me
e ai miei simili che camminano
la luce della calma razionale.
I denti del tempo
in una zona temperata. Vento tagliente
che mi strappa il respiro e gli abiti.
Tutta la mia perspicacia se n’è andata, io dissi,
disseccata per fare logica in polvere morbida
di cui ci imbrattiamo il volto per farci trovare
nelle notti quando la luna batte sulle
case, e fantasmi siedono a respirane
il sangue. Queste sono frasi, ordinati
termini logici, capricci del ritmo, perduti
in un bagliore di grazia missionaria.

2

Mio nonno era un omone grosso
che lasciò un cadavere ancor più grosso
quando lo uccisero. Matto
com’era, si aggirava per la città di gesso
di notte, declamando le mie poesie.
Oh, per l’amore di chiunque
da ascoltare per il Dio di chiunque. Io sostengo
che questa non è la condizione generale
dell’uomo. Questa non è
l’agonia e la morte di chiunque.
Mi condussero là nella sua giacchetta accorciata.
Guardavo mentre lo calavano giù. Oh,
dio di Chiunque, faceva un freddo tale, e la pioggia
mi veniva addosso così forte. Ma tirai su la giacca
contro la faccia. E diedi un calcio alla cassa:
e i becchini la lasciarono cadere imprecando.

(Traduzione: Fernanda Pivano)