L’ultimo angelo

L’ultimo angelo
(Sergio Solmi Rieti 16/12/1899 – Milano 7/10/1981)

Di notte,
sulla prim’alba, ad diluculum, al sole
di mezzogiorno, al crepuscolo, ad occhi
aperti, ad occhi socchiusi, in sogno
o in veglia, Angelo biondo, Angelo bianco,
ti parlo, ti straparlo, la faccia
nascondo fra le tue ginocchia, che avvinghio
perdutamente.

Di notte,
quando l’ultimo sole non è
più che un barlume, le stelle
una per una si accendono, tu scendi, e al riparo
delle tue grandi ali di tenebra, in avanti
ripiegate, sul tuo grembo reclino
il capo, o tu il più dolce, il più soave degli Angeli,
Angelo Nero.

1972

(Da: La rosa gelata)

Dello stesso autore:
Felicità che troppo bruci
Una volta

…& 42ª STRADA

…& 42ª STRADA
(Archibald MacLeish Glencoe, Illinois, USA 7/5/1892 – Boston, Massachusetts, USA 20/4/1982 – Premio Pulitzer per la poesia 1933 e 1953)

Godi New York dei tuoi palazzi senza eguali,
delle darsene & delle immense porte &
delle danzanti fanciulle, alte, pulite, eleganti &
dei negri dagli stretti calcagni, con l’azzurro
sopra la bocca amara & dei bar e delle automobili
in una luce d’acciaio sfregato & dei tuoi svegli
ebrei & delle canzoni dolci e tristi &
delle insegne improvvise in un bagliore
umido e freddo & trafitture di
verde contro la sera…

Questo rimane di città cadute:
macchie di ruggine su rive pietrose
e monete illeggibili e una rima
ricordata, di cigni, forse, o uccelli
o foglie od un cavallo o favolose
forme di toro od una pioggia d’oro
su dolci membra.

Godi, città di vetro dei tuoi tetti
metallici & dei culmini lucenti
delle tue case!
Tu che l’acqua di mare ricopriva
fino al ginocchio, godi, città, godi
del tuo alto splendore sopra il mare!
                                    Ci pensano,
                                         città,
a rimare il tuo nome con il nome
di una bestia parlante, perché il luogo
dove sorgi sia un giorno ricordato?

(Trad. di Margherita Guidacci)

Ed era una notte come questa

Ed era una notte come questa
(Tove Ditlevsen Copenhagen, Danimarca 14/12/1917 – Copenaghen, Danimarca 7/3/1976)

Ed era una notte come questa
e nordica e lontana e giovane
e fuori le stelle così sagge
e la luna era gialla e grave.
E lui era il primo di tutti.
Quanti venivano dopo di lui?
Piegai il capo sotto il suo sguardo,
confusa di giubilo e di vergogna.
E cento romanzi di fanciulla
celai nel mio grembo serrato:
così essi scordarono il tempo, così scordarono il luogo,
e il peccato era nero e dolce.
E il cuore era cheto e timoroso,
e i venti se ne stavano miti,
e ogni piccola foglia e ogni piccolo filo d’erba
fremeva assai poco.
Ma il freddo scivolò muto attraverso il bosco,
e i venti soffiarono di nuovo.
Così essi scordarono il tempo, così scordarono il luogo.
Lei trovò poi un altro amico.
Presso l’uno o presso l’altro io rimasi,
come spesso succede.
Il mio cuore giace sulla pubblica via,
e più non l’uso.
Era una notte come questa,
ed io avevo appena diciassette anni…
giacciono ancora sull’erba alta
i cocci rossi del mio amore?
Inginocchiati però davanti alla mia giovinezza,
che vive nella notte
tanto breve come un gioco di farfalla
e baciami e amami e gettami via
tra i fiori rovinati sulla tua strada.
Ho amato un uomo con un cuore come il tuo,
per questo so un po’ più di te,
e tremo d’angoscia per il potere di quella donna
che non è ancora nata.

Della stessa autrice:
Gli eterni tre

E’ perché tu sei diverso

E’ perché tu sei diverso
(André Gide Parigi, Francia 22/11/1869 – Parigi, Francia 19/2/1951 – Premio Nobel per la letteratura 1947)

E’ perché tu sei diverso da me che ti amo;
Non credere che la tua verità
può essere trovata da un altro;
Getta il mio libro; dì a te stesso che quella
è solo una delle migliaia di posizioni possibili. Cerca la tua.

Non legarti che a quello che senti
che non è in nessun altro luogo se non dentro di te,
e crèati da te stesso, con pazienza o impazienza,
ah! il più insostituibile degli esseri.

Nel deserto senza sapere nulla

Nel deserto senza sapere nulla
(Helen Dunmore Beverley, Regno Unito 12/12/1952 – Bristol, Regno Unito 5/6/2017)

Eccomi qui nel deserto senza sapere nulla,
eccomi qui senza sapere nulla
nel deserto del non sapere nulla,
eccomi qui in questo vasto
deserto molto dopo la mezzanotte.

Eccomi qui a non sapere nulla
mentre sento il rumore della pioggia
e il grasso che si fonde nella padella.

Ecco il nostro uomo al telefono che sa qualcosa
ed ecco il nostro uomo fresco di riunione
in jeans di combattimento e un microfono di clip
test per il suono,
che cattura la pioggia del deserto, e sa qualcosa,

ecco il generale che è buono con i suoi uomini,
all’assalto con la macchina fotografica, e sa qualcosa
nel pozzo della sua americanità,
ecco il generale tutto teso nella sua mimetica
che sa qualcosa.

Ecco il ragazzo lavare il suo kit in un’incerata
lì in prima linea che conosce dalla sua GCSE
e i corsi su Wilfred Owen,
che sa qualcosa.

Ecco il bancario aereo,
il go go go di adrenalina
la fusione minore
ed ecco il prato che cresce durante la notte
innamorato di lui, che sa tutto

e eccomi qui a non sapere nulla
nel deserto del non sapere nulla
inaridita senza dire nulla.

(Da: Houndred Years of Poetry for Children)

Ci vuole il tuo cuore tempestato

Ci vuole il tuo cuore tempestato
(Mariangela Gualtieri n. a Cesena nel 1951)

Un capocannoniere non è abbastanza per me.
Ci vuole il tuo cuore tempestato
il tuo cuore di marinaio
scapestrato, e la tua radio ricevente
che mi porta per i mari del mondo
fino alla Cina fino a tutto
l’Oriente che lo sai, è il mio punto
d’appoggio principale.
Io non so districarmi fra quel tuo essere
bussola e uragano
e dal mio silenzio ti chiamo
a salvarmi col tuo magnetismo terrestre
a salvarmi a legarmi
quando il fondale mostra
i turchesi e mi chiama.
Tu allora vieni indicando
una scia di delfini
mi metti in mano il pane
che getterò nell’acqua
issi la randa e il fiocco
e inseguiamo la gioia
con un sole alle spalle
e un sole avanti
che ancora non vediamo.
Ho la parola amore per te
la lavo ogni mattino dal salmastro
la impasto col mio grano
la essicco dal suo molle
scortico via tutto il rosa
e sono io la tua sposa marina
mio cuore capitano.

(Da: Senza polvere, senza peso)

Lella Costa legge la poesia di Mariangela Gualtieri

Della stessa autrice:
Giuro per i miei denti da latte
Sii dolce con me

L’invenzione

L’invenzione
(Armanda Guiducci Napoli 12/10/1923 – Milano 8/12/1992)

Se non ci fossi tu,
ti inventerei,
credimi, esattamente
come sei.
Ti inventerei a furia
di dolore
come si fa con Dio
o quelle cose di cui
l’esempio manca,
e l’uomo crea:
il pensiero, l’immagine,
il ricordo, la parola,
la danza,
il dolce suono,
poiché l’amore stesso
è un’invenzione.

(Da: Poesie per un uomo)

Della stessa autrice:
Forse un giorno
Uomo

Un bel verso

Un bel verso…
(Anatole France Parigi, Francia 16/4/1844 – Saint-Cyr-sur-Loire, Francia 12/10/1924 – Premio Nobel per la letteratura 1921)

Un bel verso è come un archetto passato sulle nostre fibre sonore. Non sono i suoi pensieri, ma i nostri che il poeta fa cantare in noi… Egli è un evocatore.
Quando lo comprendiamo siamo poeti quanto lui.

(Da: Il giardino di Epicuro)